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DRAKKAR – When Lightning Strikes (My Kingdom Music)

29 febbraio 2012

I Drakkar mi hanno fatto far pace col power metal. Scartando Helloween, Stratovarius e Blind Guardian che (questi ultimi due entrambi ancora per poco) erano al di là di ogni possibile critica, dopo Holy Land e Somewhere Out in Space pareva che il mondo potesse pure finire da un momento all’altro. Sarei morto vergine ma contento lo stesso. Il power-epic-gay-speed-menatevarie metal andava alla grande ma all’orizzonte cupe nubi, foriere di tempeste e tifoni, si avvicinavano minacciose. La “scena” era satura e il camion della powermonnezza pronto a scaricare i suoi rifiuti tossici. Vi ricordate che depressione coi Demons & Wizards? E di Powerplant ne vogliamo parlare? Che momenti difficili ho vissuto ascoltando gli Iron Savior (scusa Robbé). Per fortuna che c’erano loro, i Drakkar, che con la mitica nave vichinga erano pronti a salvarci tutti traghettandoci oltre questo mare di merda che montava, e montava, scansando enormi iceberg-stronzi galleggianti come The Sacred Talisman, o come un qualsiasi album di Edguy/Kamelot, o infine come lo stesso Fireworks. Ma per tempi duri ci volevano uomini duri. Così a Milano ci imbarcammo tutti sul primo Drakkar pronto a salpare; una procace hostess moldava dalla dubbia professionalità ci offriva da bere ed uno Schettino non proprio sobrio ci accoglieva con queste testuali parole:

Welcome aboard the Drakkar and sail with us
Here you will hear the tales from so many worlds
Free the mind and the spirit to fly away
Heroes waiting for you just to join ‘em now!

Ragazzi che tempi! Quest for Glory lo conoscevo a memoria e c’è ancora gente che per questo motivo mi insulta per strada. Sto parlando seriamente, non mi insultate anche voi, ve ne prego, perché poi smisi di ascoltare i Drakkar. O meglio, un po’ a causa di questo controllo sociale ossessivo e per la vergogna che volevano tirarmi addosso (soprattutto quando scoprirono pure che amavo alla follia Where Stone Is Unscarred degli Hyperion, “Shame on you!” mi dicevano), un po’ perché non mi aspettavo veramente più nulla dal power, comprai di nascosto Gemini e lo ascoltai nelle cuffie. Ed al buio. Poi lo nascosi così bene che non lo trovo più.

Ma oggi non ho remore ne rimorsi e fiero me ne vado ancora in giro ascoltando i Drakkar, nel mio ipod, a tutto volume. Quest’ultimo When Lightning Strikes sapete, dopo anni di silenzio da parte dei milanesi e di disinteresse da parte mia per la scena power-blablabla-metal, mi riappacifica nuovamente con un genere musicale e con un modo di concepire la vita. Sì perché il power sia epico, fantasy che fantascientifico ha la caratteristica di astrarti totalmente dalle cose terrene, dal tran tran quotidiano. Signora mia, vuole un esempio? Il thrash parla di guerra, il death parla di morte (eccerto), il brutal di macelleria, il black… sì vabbé parla di tutto un po’ (non a caso è la musica più completa, bella ed intelligente che ci sia a questo mondo), l’AOR parla di gay, tutti gli altri parlano di droghe o degli effetti che provocano o di come assumerle o di come coltivarle e poche altre variazioni sul tema. Tutta roba molto terrena insomma. Il power invece ti fa vagare con la fantasia come in When Lightning Strikes dove Epic/Fantasy/Sci-Fi sono tre in una. La Trinità ragazzi, sciacquatevi la bocca. Del resto poi la Trinità, questo alone sacrale, già pervadeva lo stesso Quest For Glory: vi ricordate Coming From The Past?

In the year of 33, dead man walking on a hill
Carrying a cross on his shoulders
Aasvero was watching him, with his heart so filled by hate
For this man saying he’s God

Eccetera eccetera. Beh insomma non sto tanto lì a menarmela ma quell’album lo conoscevo davvero a memoria.

Comunque, tornando a noi, che diavolo stavo dicendo? Ah, la Trinità. Dovete sapere che When Lightning Strikes è tratto dal libro di fantascienza di Dario Beretta, che io stimo moltissimo, il cui plot narrativo, che non sto qui a raccontarvi perché sennò non ve lo andate a comperare, è davvero avvincente e mi ricorda quelle storie che si leggevano nei libri delle collane Omicron, oppure Urania, oppure ancora Cosmo (da recuperare assolutamente  Galassia 666 di Pel Torro anno 1963) col testo diviso in colonne, che rimediavi sempre usati e che qualcuno prima di te aveva di sicuro già letto e che con essi aveva sognato e si era dolcemente addormentato in un sonno di fervida fantasia. La stessa sensazione che si ha ascoltando When Lightning Strikes: dopo 55 minuti di buon power metal made in Italy ci si addormenta felici, sereni, come se la disoccupazione, gli agguati all’articolo 18, le finanziarie, la violenza negli stadi e la guerra non esistessero. Grazie Drakkar, grazie ragazzi. Keep on rockin in the free world! (Charles)

11 commenti leave one →
  1. Helldorado permalink
    29 febbraio 2012 09:47

    Mamma mia i D&W…ancora nelle orecchie l’imbarazzante prestazione al Gods of Metal…

  2. Arkady permalink
    29 febbraio 2012 09:50

    tu mi citi gli Hyperion ed io ti stimo !se può farti piacere ,pure io all’epoca conoscevo Quest for Glory a memoria!
    Bei tempi quelli ,mancava la figa si, ma erano bei tempi

  3. Emilio permalink
    29 febbraio 2012 10:40

    E’ bello vedere che sono tornati alla grande dopo mille traversie, ma la risposta è semplice :
    I Drakkar la passione per il metal l’hanno dentro di loro!!!
    Grande CD, grandi Drakkar

  4. 29 febbraio 2012 11:07

    no no il punto è che se parlando male dei freedom call muoiono teneri gattni qua e là, parlando male dei demons & wizards a morire saranno parenti, fidanzate, amici, amiche…

  5. Piero Tola permalink
    29 febbraio 2012 12:21

    per me Kingdom of Madness degli Edguy era una figata!
    stesso discorso per il primo Iron Savior…

  6. damiano permalink
    29 febbraio 2012 13:04

    secondo me ogni album dei kamelot con roy alla voce e’ bello. gli edguy non mi dispiacciono e i drakkar si non sono male. anche se ultimamente non incidono piu’ capolavori per me i blind guardian rimangono i migliori del lotto.

  7. fredrik permalink
    29 febbraio 2012 15:04

    io gli edguy me li sono filati fino a quando non sono diventati troppo hard rock, ma vain glory opera era un signor disco di power metal, con ben due ospitate di hansi “cinghiale” kursch.
    che fine han fatto invece gli heimdall???

  8. Tubolosa permalink
    29 febbraio 2012 17:58

    Mi sono sempre piaciuti i Drakkar e gli altri gruppi della vecchia Dragonheart.

  9. ziocane permalink
    1 marzo 2012 11:57

    Conosco i drakkar dalla loro formazione, buon gruppetto power….certo che scrivi delle stronzate irripetibili…..1) enormi iceberg-stronzi galleggianti come The Sacred Talisman, o come un qualsiasi album di Edguy/Kamelot 2) il black… sì vabbé parla di tutto un po’ (non a caso è la musica più completa, bella ed intelligente che ci sia a questo mondo), l’AOR parla di gay….mamma mia…quanta stupidità in poche righe…

  10. 4 marzo 2012 14:50

    Errore: è il death metal la musica più completa (soprattutto), bella ed intelligente…

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  1. BORKNAGAR – Urd (Century Media) « Metal Skunk

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