F4 basito: NIGHTFALL – Children of Eve

Nella recensione del precedente At Night We Prey, forse la migliore opera dei Nightfall dai tempi del capolavoro Athenian Echoes, avevo auspicato che il figliol prodigo Michalis Galiatsos, rientrato dopo oltre vent’anni, restasse al suo posto, giacché era stata soprattutto sua la responsabilità di un risultato così felice e insperato. Così non è stato, Galiatsos se ne è andato di nuovo e le mie attese per questo Children of Eve non erano quindi proprio stratosferiche. Non mi aspettavo però uno scivolone simile. 

Nella nostra chat su Telegram, un lettore aveva asserito, a caldo, che i Nightfall si fossero trasformati in una versione ellenica degli Amon Amarth. Addirittura? Una volta ascoltato il disco, sono costretto ad ammettere che il paragone, pur iperbolico, è piuttosto calzante. Le atmosfere arcane dei lavori degli anni ’90 se ne sono andate con Galiatsos, così come insieme a lui erano tornate. Il riff di I Hate, il primo brano, forse il meno peggiore, per qualche decina di secondi illude. Poi parte una cavalcata da gruppo death melodico generico, tipo quelli che becchi ai festival tedeschi alle tre del pomeriggio. Quindi un ritornello pulito e piacione. E un blast beat, pure piazzato bene. Le perplessità si evolvono in vero e proprio sconcerto con la successiva The Cannibal, con la quale si salta del tutto il fosso. Death/thrash scandinavo tipo quello che andava di moda nei primi anni zero, quando tutti cercavano di copiare i The Haunted. Ora, se fossi di fronte a un’accolita di ventenni di Malmo potrei pure essere indulgente. Il guaio è che questi sono uno dei cinque o sei grandi nomi della gloriosa scena estrema greca degli anni ’90.

La formazione è rimasta un quartetto ma Galiatsos non è stato sostituito. Il capoccia Efthimis Karidimas, da tempo unico membro originale superstite, ha lasciato il basso a una tipa, secondo la moda corrente, e stavolta si occupa solo della voce. Sono confermati il batterista Bernardo Fotis, già in SepticFlesh e Necromantia, e Kostas Kyriakopoulos, ora unico responsabile delle sei corde. Leggo che stavolta il processo di composizione è stato più condiviso e plurale e mi farebbe molto piacere se il risultato non fossero i mid-tempo di due accordi di Inside My Head o i bizzarri stacchi da death americano di For the Expelled Ones. La voce femminile all’inizio di Seeking for Revenge fa sperare in una svolta gotica ma si rivela invece il frangente in cui si comincia a boccheggiare. Siamo solo a metà di questo album e già sono strasicuro che, una volta conclusa questa recensione, non lo ascolterò mai più. Solo The Traders of Anathema ripropone qualche vago richiamo alle sonorità classiche. Non male The Makhaira of the Deceiver che, dopo una sequela di canzoni così anonime, sembra oro ma arriva decisamente troppo tardi.

La scrittura lineare e immediata, memore delle intuizioni di Lesbian Show, è l’unico legame con il predecessore. La differenza maggiore è l’inaridimento quasi totale di quella vena gothic rock che aveva fatto la differenza in At Night We Prey, un disco potente e catartico, figlio della lotta di Karidimas con la depressione. Stavolta sembra che l’intento principale sia vendere magliette ai pischelli. Attenzione, se l’idea era incidere un prodotto commerciale per abbracciare un pubblico più giovane ed esteso, non si può certo parlare di un fallimento, anzi. Su un piano formale, nella sua rassicurante standardizzazione tecnica e formale, Children of Eve gira meglio degli scombinati tentativi di guardare al passato dei primi anni ’10. Il problema è che io già non digerisco gli Amon Amarth originali, capirete quanta voglia abbia di sentire ‘sta roba dai Nightfall. (Ciccio Russo)

2 commenti

  • Avatar di Fanta

    Tu te li ricordi gli Havayoth di His Creation Reversed? Progetto di Vintersorg, Morgan Hansson e Marcus Norrmann che partorì questo unico full molto interessante?

    Ecco, in questo disco, ovviamente ellenico, se ne sentono echi soprattutto nei ritornelli. Diciamo che più in generale il risultato è una sorta di epic/black/death estremamente anthemico (come i Rotting Christ hanno provato ad essere, con risultati controversi).

    Niente di trascendentale ma lo sto ascoltando con piacere in questi giorni e mi ritrovo a cantare in macchina. Così, a cazzo de cane.

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  • Avatar di Fredrik DZ0

    io me li ricordo, ogni tanto mi ritorna in mente mirrors, pezzo meraviglioso.

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