L’anno del caprone: EXHORDER – Defectum Omnium
Al secondo ritorno degli Exhorder, sembra che Kyle Thomas stia spendendo non poche energie per dare al gruppo una veste rinnovata. La sensazione me l’hanno data i due singoli, Forever and Beyond Despair e Year of the Goat. Il titolo dell’album non solo è brutto, ricorda quelli dei Pestilence. Il che non fa per niente curriculum nel 2024. Kyle Thomas, dicevo, ha pubblicato due singoli in cui gli Exhorder ammiccano senza timore al metal estremo, nei riff così come nei rarefatti blast beat che ormai si sono ufficialmente presi il thrash metal. L’esperimento non solo gli è riuscito (alla chitarra solista c’è l’ex Cannibal Corpse Pat O’ Brien) ma mi è piaciuto al punto che avrei preferito che l’album si fosse mosso un po’ tutto in quella direzione. Perché la porzione restante di Defectum Omnium non solo suona in maniera differente, ma non ripropone traccia alcuna del suono di quei due singoli, perde smalto, perde efficacia. Non ha particolari segni distintivi da mostrarci. È un thrash metal moderno, meno derivativo che nel recente passato (in Mourn the Southern Skies c’erano brani in scia a Testament e Death Angel, ossia quel che va per la maggiore da quando gli unici fra i Big Four a non arretrare sono rimasti i Megadeth) e che non appena rallenta lo fa nello stile dei Down. The Tale of Unsound Mind, il titolo pare un revival dei Metal Church d’annata, è altamente indicativa in tal senso.

I Pantera anche stavolta non si sentono, segno che Kyle Thomas ha compiuto sforzi ingenti per allontanare l’eterno, incomodo accostamento. Peccato per la seconda parte del disco, un po’ anonima, fatta eccezione per l’andamento punk di Sedition, un po’ la loro Welcome to the Garden State, in tono assai minore. Rispetto a Mourn the Southern Skies, un disco un po’ più oscuro e meno generalista in cui gli Exhorder, spavaldi, ostentano qualche briciolo di personalità in più, come quel meme in cui il terzo sul podio perde completamente la brocca nei festeggiamenti aldilà dell’atteggiamento cauto e compassato dei primi due classificati. Gli Exhorder rimangono un gruppo che di personalità ne ha poca e che quando fu in grado di mostrarne (Slaughter in the Vatican) incontrò il destino che tutti noi conosciamo. Perdere un treno equivale semplicemente a questo: un anno d’anticipo e nessuno avrebbe mai rotto loro i coglioni, anche perché quel materiale l’avevano in parte già pubblicato sulla omonima demo-tape del 1987, semmai uscita in contemporanea al freschissimo debutto dei Sacred Reich.
Da rivoluzionari del thrash metal a cugini sfigati dei Pantera, oggi possiamo dire che gli Exhorder vivono una terza e onesta vita nella quale devono sentirsi liberi di suonare il cazzo che gli pare. Altrimenti questi qua, o almeno il solo superstite Kyle Thomas, mangeranno più Gaviscon che pane. (Marco Belardi)
