I BEFORE THE DAWN e il quadrante del destino

E così i Before the Dawn si sono riformati. Da Rise of the Phoenix sono passati undici anni, e nel frattempo il factotum Tuomas Saukkonen si è speso nei suoi altri progetti, vale a dire Dawn of Solace e Wolfheart. Ora siamo di nuovo qui, con le aspettative che erano quelle che erano, considerato che i Before the Dawn avevano subito un graduale degrado qualitativo fino ad arrivare agli ultimi due (Deathstar Rising e il suddetto Rise of the Phoenix) che mostravano un gruppo stanco e senza più troppe motivazioni. Ordunque, come sarà questo loro ottavo disco?

Ci sono due problemi principali in questo Stormbringers. Partiamo dal primo, cioè il cantante. È l’unico nuovo membro della formazione, perché gli altri sono gli stessi di Rise of the Phoenix. Non so perché non ci sia più Lars Eikind, che era stato un grosso valore aggiunto nei dischi da The Ghost in poi, ma probabilmente ha altro da fare visto che è da dieci anni che è inattivo. Questo Paavo Laapotti, dal canto suo, è uscito alla ribalta perché nel 2022 aveva partecipato al programma The Voice of Finland arrivando secondo. Io mi sono immaginato Saukkonen sulla poltrona di casa sua che guarda questo programma e pensa ma questo è bravissimo! devo assolutamente prenderlo nei Before the Dawn! credendo di fare cosa buona e giusta. E invece col cazzo, amici e fratelli del metallo vittu perkele che istiga al suicidio. Impossibile poi non pensare a Giacomo Voli, cantante dei Rhapsody of Staropoli, anch’egli uscito fuori da The Voice of Italy e arrivato secondo: ma Voli è una delle voci più assurde mai uscite fuori dal metal italiano, quest’altro proprio no, mannaggia. Un grande pregio dei Before the Dawn erano i cantanti in pulito, Panu Willman prima e Lars Eikind dopo, e ora succede questo. Capisco che i Before the Dawn hanno sempre cercato di mettere a disagio l’ascoltatore con un senso di scoramento e disperazione, ma così è troppo, dai. In più gli sono state affidate anche le parti in growl, tradizionalmente appannaggio dello stesso Saukkonen, e anche qui c’è stato un peggioramento.

Un esempio per tutti: l’urlo (non so come altrimenti definirlo) all’inizio di Downhearted è terribile, e Downhearted è stato il primo singolo e video estratto. Quindi, tecnicamente, quell’urlo da pecoraro è stato scelto come biglietto da visita di questo nuovo cantante. Si vede che Saukkonen non era della mia stessa opinione e anzi avrà pensato che fosse una gran figata, ma io vi invito ad ascoltarlo e dirmi voi cosa ne pensate.

Del resto questo è il bello della multimedialità, no? Potete farvi voi stessi un’opinione e magari essere in disaccordo, perché magari boh, magari sto sbagliando io e questo Paavo Laapotti è un grandissimo cantante. Ditemelo voi.

Passiamo al secondo problema: la musica. Non dico tutto il resto perché la “confezione” (produzione, prestazione tecnica etc) è inappuntabile. Stormbringers soffre degli stessi problemi di Rise of the Phoenix, però è anche un filino peggio di quest’ultimo. Il fatto è che i Before the Dawn del 2023 sono ripartiti dalle stesse premesse della parte finale della loro vecchia discografia: da un lato troppo allegri, dall’altro eccessivamente ripetitivi. I loro primi album erano un pugno nello stomaco di cupo pessimismo, e proprio questa era la loro ragion d’essere; adesso non è che siano diventati i Gamma Ray, ma basta ascoltare qualche minuto per capire che quelle sensazioni non ci sono più. Ciò ha un impatto negativo anche sul resto, perché, se prima la composizione basata su riffone compresso, ritmica quadrata e alternanza growl/pulito era funzionale al trasmettere determinati stati d’animo, ora tutto ciò che rimane è una struttura che si ripete uguale a sé stessa senza troppo senso. Mi dispiace davvero parlare così di un disco dei Before the Dawn, mio vecchio feticcio i cui primi dischi porterò sempre nel cuore, ma stavolta ho proprio perso le speranze. Quantomeno Rise of the Phoenix manteneva quel vecchio cantante della madonna, e quantomeno dopo di quello si erano dignitosamente sciolti. Invece questo Stormbringers è un ritorno sulle scene più insensato del quinto Indiana Jones: un accanimento terapeutico che ti fa chiedere disperatamente “ma perché?”. (barg)

2 commenti

  • Avatar di Fanta

    Sto Pavlov Lupotti è un cane al microfono.

    Tecnicamente non è male. Ma ha una timbrica anonima e fa il suo di default, senza uno straccio di convinzione. E poi è talmente grosso che pure se non lo inquadrano nel video si vede lo stesso.

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  • Avatar di weareblind

    Purtroppo pessima voce. Io adoro Rise of the phoenix, più dei precedenti.

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