Avere vent’anni: MASTODON – Remission

Un esordio a dir poco folgorante che ha presentato al mondo una delle band “estreme” che ha maggiormente incontrato il favore del pubblico negli ultimi anni. Remission era e rimane un grande disco capace di gettare le basi per il percorso artistico che gli americani avrebbero intrapreso già dal successivo Leviathan e, al tempo stesso, di costituire un unicum nella carriera della band. Perché, se è vero che il sound della band dei primi tre dischi è abbastanza uniforme e che anche successivamente il trademark dei Mastodon sarà sempre molto riconoscibile, è altrettanto vero che la componente “core” presente in Remission, a partire dal cantato, non sarebbe stata più così predominante, anche a livello di suoni. Un esordio che all’epoca lanciò subito i nostri come next big thing grazie ad una formula estremamente personale attraverso la quale si univa il post-core più opprimente e pesante di scuola Isis, Botch e Today is the Day con strutture e riff di chiaro stampo metal, tra quello più classico e il thrash.

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I frutti di tale connubio, che si erano lasciati intravedere nel buon Ep Lifesblood, sono raccolti nelle undici fantastiche tracce di Remission. Un album che non lascia mai un attimo di tregua e che nei suoi cinquanta minuti di durata riesce a gettare le coordinate per quello che diventerà l’universo dei Mastodon sia a livello musicale, che di immaginario. La doppietta inziale di Crusher Destroyer /March of the Fire Ants è di quelle che non si dimenticano facilmente e basterebbe a fare entrare la band nella storia del metal contemporaneo. Ma è solo l’inizio.

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Perché i Mastodon riescono a convincere anche quando si abbassano i ritmi, come nella splendida Ol’e Nessie, brano per metà della durata strumentale, che anticipa alcune delle soluzioni che arriveranno nei lavori successivi, oppure nella notevolissima Trainwreck, tra i migliori brani dell’album. C’è davvero poco altro da dire, perché Remission è un disco – impreziosito da un artwork a dir poco splendido – che riesce ad essere al tempo stesso un monolite, un blocco unico e apparentemente imperscrutabile e un lavoro estremamente ricco, vario e sfaccettato. E ricordiamoci che parliamo di un esordio, di un punto di partenza per un viaggio che, quantomeno nei due dischi immediatamente successivi, riuscirà ad eguagliare e persino a superare (Leviathan) quanto fatto in Remission. Un esordio che, dopo vent’anni e plurimi tentativi di imitazione non ha perso un briciolo della sua potenza. (L’Azzeccagarbugli)

One comment

  • Io la barba da hipster non ce l’ho. Francamente non capisco manco troppo bene che cazzo significhi hipster. Comunque non la taglio a zero da anni. Lascio sul viso un velo discontinuo nel colore che alterna nero e grigio. Tanto per ricordare alla mia estetica che sono vecchio. I capelli non vogliono ancora saperne di sbiadire, invece. Così come la band in oggetto, della quale preferisco le cose recenti. Ora, non è che voglio rompere il cazzo a gente che ha da fare; mi permetto comunque un’osservazione semi-lamentosa. Trovate il tempo di recensire questo album e mi snobbate Hushed and Grim.

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