Monthly Archives: ottobre 2019

Avere vent’anni: YNGWIE MALMSTEEN – Alchemy

Marco Belardi: Ho comprato La Gazzetta dello Sport per molti anni. Facevo un lavoro in cui mi rompevo i coglioni per svariate ore al giorno, con una pausa pranzo che non finiva mai prima di riattaccare a leggere contatori. In realtà non era affatto male come impiego, soltanto che finivo per arricchire gli edicolanti prendendogli letteralmente di tutto: qualche libro,

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Avere vent’anni: THE DILLINGER ESCAPE PLAN – Calculating Infinity

Capolavoro è il disco prima del quale le cose andavano in un modo e dopo in un altro, la portata non misurabile in parametri del tipo “meglio” o “peggio”: l’intera geografia cambia, traiettorie vengono ridisegnate, nascono nuovi sottogeneri, dal nulla si crea una nuova scena, nuovi dresscode, nuove norme. Calculating Infinity è un capolavoro. Come Sad Wings of Destiny, Iron

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Avere vent’anni: DREAM THEATER – Scenes from a Memory

Ovvero Metropolis Pt. 2, se vogliamo metterlo per esteso. All’epoca uscivo con una compagnia strapiena di fulminati terminali per i Dream Theater, quel tipo di persone che fino a Train of Thought non ammettevano critica alcuna nei riguardi del gruppo di New York, e che in seguito si sarebbero ritirate a vivere in qualche caverna o grotta ad almeno cento miglia

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Avere vent’anni: CANNIBAL CORPSE – Bloodthirst

Trainspotting: Con Bloodthirst diedi ufficialmente inizio al rituale dei Cannibal Corpse, di cui avevo già accennato qui. Ogni volta che usciva un loro album, io tiravo fuori la mia divisa da metallaro diciottenne, andavo al compianto Disfunzioni Musicali di San Lorenzo a Roma e pronunciavo la seguente frase: “Scusa, c’hai l’ultimo dei Cannibal Corpse?”. Era una cosa stupida e infantile

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