Monthly Archives: marzo 2018

Mietitrebbia agricola sulle palle in tre atti: THERION – Beloved Antichrist

Una storica pubblicità del Cynar recitava: “contro il logorio della vita moderna”. Deve essere della stessa idea Christofer Johnsson, che nell’era della vita fondata sul tragitto casa-lavoro decide di far trascorrere otto anni fra Sitra Ahra ed il nuovo album dei Therion e, intermezzando il tutto con alcuni progetti secondari, se ne ricompare nel 2018 con la mattonata delle mattonate.

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E ora, per cortesia, chiudetela qui. Ancora su Firepower

Firepower dei Judas Priest nasce sotto le peggiori circostanze possibili. Zero fiducia. Perché significherà mancare di rispetto a un nome come il loro, ma dopo Nostradamus e Redeemer Of Souls mi ero davvero rotto i coglioni. Speravo che un tour d’addio potesse realmente rivelarsi tale e che i nostri beniamini intendessero chiudere dignitosamente, e non dopo aver pubblicato una sequela

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Firepower: un buon disco solista di Halford con un altro logo

Leggo molta gente che, riferendosi a Firepower, lo definisce il disco più aggressivo da Painkiller, o comunque quello uscito meglio dall’anno di grazia millenovecentonovanta. Non sono d’accordo su entrambe le affermazioni, visto che la gente non capisce un cazzo e queste scemenze sono solo l’ennesima dimostrazione di quanto sia purtroppo vera questa costante universale. Anzitutto, l’album più aggressivo da Painkiller

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JUDAS PRIEST – Firepower

Piero Tola: Alcuni pensano sia il nuovo Painkiller, e allora ve lo dico subito: frenate gli entusiasmi. Il disco è bello, potente, e soprattutto ha molto da dire, se paragonato a quanto venuto dopo quell’album. Ecco, sicuramente non è sullo stesso gradino di Painkiller (parliamoci chiaro, solo Killing Machine, Stained Class, British Steel e altri tre o quattro ben noti lo

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