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32 piccoli film su Mike Patton

19 gennaio 2012

No tranquilli questo non è l’ennesimo aggiornamento sulle vicissitudini dei Faith No More o sulle incommentabili esternazioni di Mike Patton bensì vorrebbe essere una vera e propria recensione di un nuovo album, sempre che tale si possa definire, del magestico Patton. Di recente mi sono ritrovato ad ascoltare colonne sonore. Non so perché abbia dedicato tanto tempo ad una attività che spesso risulta noiosa, soprattutto quando ci sono circa una quarantina di cd a cui mi devo ancora dedicare. Ogni tanto però capita di trovare cose interessanti come ad esempio la OST di The Social Network dell’amato Trent Reznor il quale con l’aiuto del suo ingegnere del suono Atticus Ross ha aggiunto a quello che a mio parere è stato un gran film la perfetta colonna sonora: dark ambient ed elettronica dai soliti ritmi post industriali un po’ maniaco-ossessivi dei Nine Inch Nails. Per completezza di opinione, ma questa volta senza voglia di ulteriori approfondimenti se non quello musicale, puramente mosso da una NIN mania, all’oscuro di ogni cosa insomma, ho ascoltato anche la colonna sonora di The Girl With The Dragon Tattoo che vede il buon Trent prestarsi sempre alla maggior gloria di David Fincher e dei suoi film. E’ probabile che il libro (Uomini che odiano le donne) non lo leggerò mai perché è troppo popolare per i miei gusti, cioè lo hanno letto veramente tutti, dagli accaniti seguaci delle pubblicazioni Iperboreane fino alle casalinghe sotto l’ombrellone con la fella di cocco e la frittata di maccheroni. Immagino più le seconde che i primi ma non essendomi cimentato non posso giudicare, ad ogni modo mi viene male. Poi mi sembra di capire che si tratti di un secondo progetto di trilogia cinematografica dei libri dello svedese Stieg Larsson ed essendomi perso il primo adattamento della saga non vedo perché debba guardarmi la seconda (anche se il trailer non deponeva proprio male sebbene recitasse quel cafone di Daniel Craig, il più burino di tutti i James Bond). Detto ciò, se la prima OST tirata in ballo era un maledetto capolavoro dall’inizio alla fine (acquistatela se vi piace l’elettronica), sostenuta anche da una sequela di premi vinti (e una volta tanto meritati), questa seconda prova si distingue solo per una cover di Immigrant Song e qualche brano di pregio, sebbene sparuto. Per il resto fondamentalmente una conferma del fatto che ascoltare colonne sonore porta la noia. Più godibile invece quella di This Must Be The Place, forse il miglior film del 2011, di un Sorrentino ispiratissimo il quale ha sempre amato la buona musica, come del resto ha dimostrato nei suoi film. Per quest’ultimo il regista non si avvale di un compositore della stazza di Reznor ma di un vero peso massimo: David Byrne. Il leader dei Talking Heads oltre ad offrirsi (offrirsi per modo di dire, bisognerebbe sapere qual è stato il suo cachet – o cachè?) nel film nella parte di se stesso ha curato insieme ad un altro grande, Will Oldham, tutta la track list. A partire da varie versioni del brano degli Heads da cui il titolo del film, fino alla composizione di nuovi brani, con il simpatico pseudonimo di The Pieces of Shit, cantati da un tizio scoperto per caso su MySpace. Aggiornate sempre il vostro MySpace se avete un gruppo che vi può capitare una botta di culo come questa e state apposta per un bel pezzo coll’affitto. Oppure abitate a Napoli vicino casa di Paolo Sorrentino e vi chiamate Nino Bruno (e le 8 Tracce, così il nome del gruppo) e pure finite nella colonna sonora. Sennò nisba (che poi ho imparato essere un termine Maya, quindi in teoria lo zero l’avrebbero inventato loro – o almeno così affermava la mia guida a Chichén Itzá che sosteneva anche essere diretto discendente dei glabri Maya pur essendo ricoperto di pelo come un morbido Teddy Bear). Ma questa non doveva essere una recensione su Mike Patton? Vabbé due parole due: il mitico Michele se ne è uscito anche lui con un progettino di colonna sonora, The Solitude of Prime Numbers. E che volete che vi dica, il libro lo conoscete, del film chissene frega, ma se adorate Mike e i suoi parallelismi (direi piuttosto vite parallele: Mr. Bungle, Tomahawk, Fantomas, Peeping Tom, rumorismi col beatboxer Rahzel, che già ascoltavo da ragazzino quando faceva jams con gli Alliance Ethnik, eh-ehm), nonché quel citazionismo raffinato (per un californiano) dai film horror e dai grandi interpreti italiani che hanno musicato pellicole di un passato non proprio recente, ecco allora non dovete perdervelo. Una inconsueta ma interessante versione di un Patton dark ambient. C’è da dire che Mike lo preferivo nei panni di Fred Buscaglione, crooner confidenziale di questo Mondo Cane. (Charles)

10 commenti leave one →
  1. 19 gennaio 2012 11:56

    Daniel Craig faccia di merda per eccellenza e peggior James Bond della storia, non l’ho mai sopportato.

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  2. 19 gennaio 2012 12:55

    La colonna sonora di “the Social Network” è qualcosa di straordinario, come Trent d’altronde. Mi sono sempre chiesta il perchè della frittata di maccheroni.

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  3. 19 gennaio 2012 14:02

    beh, faccia di merda…ha un aspetto da avanzo di galera della madonna, io gli avrei fatto fare il killer a vita. è pur vero che io james bond non me lo sono mai filato quindi non saprei, ma su fincher fiducia massima, ha trasformato il deficiente di zombieland in quello spietato robot fabbrica soldi che è zuckerberg nel film…oddio forse pure l’attore (di cui ora non mi sovviene il nome) ci ha messo del suo eh…piuttosto, lo so che ormai ha spaccato i maroni perchè ne parlano tipo tutti, ma la colonna sonora di Drive non è piaciuta a nessuno?

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  4. funambolo permalink
    19 gennaio 2012 14:26

    Anche in Assassini Nati c’è lo sporco zampino di Trent

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  5. Vincenzo permalink
    22 agosto 2012 12:56

    Nino Bruno non è un perfetto sconosciuto…
    Mai sentito parlare dei Von Masoch?
    Mai sentita la sua band?
    Buttaci un orecchio…ne vale la pena…non c’entra myspace e neanche abitare vicino casa di Sorrentino (che vive a Roma…)!
    C’entra che Ninette…è un pezzo di storia (vivente) dell’underground ITALIANO (non solo napoletano!)

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