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Music to light your joints to #1

17 ottobre 2011

Cari bambini, benvenuti alla prima puntata di questa nuova rubrica a sfondo didascalico-edificante, che, in questi tempi corruschi di decadimento morale e perdita dei sani valori di un tempo, si pone l’obiettivo di mettere in guardia le giovani generazioni dai pericoli causati dalle sostanze stupefacenti nonché di fare proposte il più possibile educative e che TENDINO ad alzare il livello culturale di Falconara. A tale scopo citeremo alcuni esempi tratti dal mondo già profondamente marcio e corrotto della musica del Diavolo che vi dimostreranno come l’abuso di marijuana possa rovinare per sempre le vite di tanti ragazzi incoscienti, che a causa della loro biasimevole abitudine finiscono svuotati delle preziose energie che potrebbero utilizzare in modo più salutare e costruttivo per la patria, ad esempio sfasciando crani allo stadio, sprangando immigrati e omosessuali o partecipando alla Giornata Mondiale della Gioventù. Prendete i WEEDEATER, che con il loro nome richiamano sia il giardinaggio, il passatempo ideale del vero padre di famiglia iscritto al Ku-Klux-Klan, che quei simpatici animali della fattoria che si nutrono di erba, come le mucche, le capre e i salentini. Ma non dovete lasciarvi ingannare da questo moniker apparentemente innocuo e rassicurante che sembrerebbe evocare quel sano universo rurale tipico della cara vecchia America di una volta, quando c’era ancora il segregazionismo e i virgulti di questa grande Nazione combattevano la minaccia comunista in tutto il mondo invece di stare a casa ad abbrutirsi con la droga e a suonare musica di dubbio gusto. I Weedeater sono infatti dei soggetti turpi e degenerati che, cedendo con vituperabile pervicacia al demone del vizio, fanno male alla società e a loro stessi. Letteralmente.

Mi raccomando, bambini, non diventate come loro

Pochi mesi fa la band della North Carolina è stata costretta ad annullare il tour di supporto al nuovo album, il malatissimo Jason… The Dragon (uscito a marzo per Southern Lord e prodotto da un certo Steve Albini, ve ne abbiamo fatto sentire un assaggino qui), perché il loro chitarrista Shep si era fracassato la mano, anni dopo un sinistro analogo avvenuto poco prima di alcune date con i Today Is The Day. Incidente domestico? Lite coniugale? Onanismo estremo? Dati i precedenti, viene da supporre che sia tutto frutto della disattenzione che inevitabilmente coglie quando si ha la mente annebbiata dai fumi del fumo. La lavorazione del suddetto album era stata a sua volta posticipata per un altro antipatico contrattempo del quale era stato invece vittima il cantante e bassista Dave Collins. Il barbuto frontman lo scorso gennaio si era impallinato il piede mentre puliva “il suo fucile preferito”. Oggi ha un alluce solo. “Non avevo l’intenzione di spararmi via il pollicione – ha poi spiegato Dave – E’ una situazione davvero di merda e il dolore è insopportabile”. Dave, da rincoglionito a rincoglionito, capisco che pulire il fucile sia uno di quei passatempi ai quali ci si dedica solo quando si è troppo scoppiati per fare altro ma, che cazzo, potevi almeno sincerarti che fosse scarico. Ringrazia Satana che ci hai rimesso l’alluce e non la capoccia, anche se saresti probabilmente sopravvissuto comunque, dato che di neuroni sani te ne saranno rimasti due o tre. Il batterista Keko (con una ‘k’ sola, Farabegoli non c’entra niente), da parte sua, due anni fa si recise il tendine del mignolo – sempre in circostanze mai chiarite  ma sicuramente legate all’abuso di marijuana – alla vigilia di una tournée con Melvins e Down. Pare che alla fine fosse riuscito a suonare lo stesso.

Qualche riga su Jason… The Dragon (il titolo è un gioco di parole che richiama l’espressione cinese Chasing the Dragon, la quale indica l’assunzione di oppio tramite l’inalazione dei vapori… No, ragazzi, non vi spiego come funziona, vi ho detto che non dovete fare queste cose), sia pure in ritardo, vale comunque la pena spenderla. Quello che colpisce dei Weedeater sono la snellezza e la brevità dei pezzi, sorprendenti per il genere. Niente pattern reiterati fino alla totale perdita di coscienza (sia di chi suona che di chi ascolta) ma una certa abilità nel gestire gli stereotipi del doom/sludge made in Usa senza disorientare quei pochi che si siano approcciati all’album senza essersi prima fumati una foresta pluviale e un discreto eclettismo, tra frangenti aggressivi e chitarrosi trascinati dallo screaming scorticato di Dave (che nel video qua sotto ci illustra il suo punto di vista sulle grandi questioni della vita) e episodi più rarefatti e virati sull’acustico come la fumatissima Palms And Opium. Io l’acquisto lo consiglierei pure ma siate consci che il ricavato verrà speso tutto in sostanze stupefacenti.

Se poi vi volete fare veramente del male potete spararvi The Gorgon Tongue (Relapse) degli HORSEBACK, ristampa che raccoglie la rarissima cassettina Forbidden Planet e Impale Golden Horn, il primo sforzo solista del loro chitarrista Jenks Miller. Drone doom fatto per gente che ci è rimasta sotto con gli acidi e non ha nessuna intenzione di provare a riprendersi, più guitar-oriented nel primo caso, maggiormente spinto sull’ambient psych nel secondo. In confronto i Sunn O))) sembrano i Ramones. Un po’ troppo anche per me, francamente. Per del (mal)sano doom crudo e nudo come Iommi l’ha fatto potete invece rivolgervi ai capitolini THE WISDOOM, che con il loro omonimo ep d’esordio (se ve gusta potete acquistarlo qui) confermano l’Urbe terreno piuttosto fertile per queste sonorità. La band ci allieta con tre stordenti cavalcate in bilico tra un riffing dal gusto piuttosto classico e accenti più acidi e moderni quando il trip diventa pesante. Davvero notevole la suite Katabasis, imbevuta di suggestioni pagane, che dimostra una disinvoltura non comune nel giocare con atmosfere e registri differenti. Un punto in più per il titolo della conclusiva Cross Of The Seven Jewels (L’uomo Lupo Contro La Camorra), ispirata a La Croce delle Sette Pietre, uno degli Z-movie più abominevoli mai prodotti dalla nostra cinematografia nazionale. Teneteli d’occhio. No, amici della Narcotici, non sto parlando con voi. Restiamo nei confini patri con i NOSCRAPE, anch’essi all’esordio con il solare e ottimista Soundtrack To A Post-Atomic Landscape. I bergamaschi si muovono su binari più up to date e meno rockeggianti, in bilico tra sludge e drone, e ci rallegrano la giornata con quattro lunghe e ossessive marce funebri. I momenti migliori sono quelli più d’atmosfera, come la title-track, che parte con un ipnotico arpeggio reiterato allo spasimo e poi vira nel dark ambient, mentre quando entrano le chitarre distorte la band suona meno fresca e creativa. C’è da lavorare un tantino sulle vocals e sui suoni ma, trattandosi un’autoproduzione, sono limiti comprensibili e per una formazione al debutto c’è di che essere soddisfatti. Un po’ acerbi ma promettenti. Concludiamo questo viaggio nel disagio mentale in modo che più vintage non si può con questo drogatissimo video degli ORCHID (nulla a che vedere con l’omonimo gruppo screamo), four-piece di San Francisco – città dove l’erba è, notoriamente, ottima – da poco fuori con il loro debutto Capricorn, consigliatissimo ai sabbathiani di più stretta osservanza. Psichedelia, caproni e Sabba Nero: cosa volete di più dalla vita?

Mi raccomando, ragazzi, non fatevi le iniezioni di marijuana, che si inizia con gli spinelli e si finisce con le Camel lights. (Ciccio Russo)

16 commenti leave one →
  1. 17 ottobre 2011 14:29

    Avevo bisogno di questa rece per definire il mio giudizio sui Weedeater.
    Fatto. Gran bel disco.

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  2. 17 ottobre 2011 18:10

    “l’assunzione di oppio tramite l’inalazione dei vapori” gran bei ricordi, anzi in verità molto pochi.

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  3. Gianan permalink
    23 ottobre 2011 15:27

    grandissimi weedeater, il macello che avevano fatto l’anno scorso al disintegrate your ignorance era da manuale.
    peccato che sia arrivato solo la mattina dopo per i crowbar, ma da quello che mi hanno raccontato: il chitarrista si era fatto la moglie del batterista (ma tipo 20 anni fa), che olfo e strafatto gli è saltato addosso e l’ha menato di brutto (rotto il naso e un dito).
    mentre il chitarrista andava all’ospedale, il cantante/bassista ha iniziato a suonare dicendo che la cazzo di band era sua e poteva fare tutto da solo, e intanto il batterista lì che girava, e ogni tanto gli spegneva l’amplificatore, e spaccava pedaliere…

    la droga fa male

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    • 23 ottobre 2011 16:11

      Aspetta, questa è meravigliosa, spiegamela meglio. Intendi dire che il batterista all’improvviso si era ricordato che il chitarrista gli aveva trombato la moglie in passato e gli era saltato addosso di punto in bianco? Fumano talmente tanto che hanno le reazioni ritardate di 20 anni? In confronto la storia del fucile è acqua fresca.

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      • Gianan permalink
        23 ottobre 2011 23:45

        pare si stessero provocando un pò, ma tipo per cazzeggiare e inscenare una finta lite, e al chitarrista è venuta la brillante idea di ricordargli della faccenda… aggiungi che erano tutti high as fuck e la rissa è diventata molto reale

        comunque erano così tutta la giornata, durante un gruppo prima uno dei tre (me l’avevano anche detto ma non ricordo quale) ha caricato uno tra il pubblico senz’altro apparente motivo che la voglia di farlo, per poi andarsene sorridendo, come se gli avesse tirato un amichevole coppino

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      • 25 ottobre 2011 16:04

        MITICO IL COPPINO!!!!

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  4. Gore78 permalink
    25 ottobre 2011 15:35

    Per chi non li dovesse conoscere consiglio i Texas Hippie Coalition.

    Stay high!!!

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