Author Archives: Metal Skunk

Avere vent’anni: giugno 1996

ARCTURUS – Aspera Hiems Symfonia Charles: Aspera Hiems Symfonia è uno snodo temporale per tutto il black metal successivo. L’ammorbidimento del canovaccio standard, l’apertura decisa verso la sinfonia classica e la melodia. Aspera, appunto, le asperità concettuali, l’ossimoro, la contraddizione in termini. Questo è uno dei proverbiali dieci dischi da portarsi nella tomba non solo per l’incontestabile apocalittica bellezza nera

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Avere vent’anni: maggio 1996

ASPHYX – God Cries Andrea Bertuzzi: In un periodo che vide diverse band europee perdere la brocca pubblicando dischi più o meno improbabili, arrivò anche God Cries, improbabile colpo di coda di una band sciolta ormai da due anni dopo un’altrettanto improbabile serie di sconquassi interni alla formazione. Fu il batterista Bob Bagchus a rimettere insieme i cocci insieme all’altro

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Avere vent’anni: PANTERA – The Great Southern Trendkill

Stefano Greco: Il canovaccio classico vuole che le band di metallo pesante una volta arrivate al successo tendano ad ammorbidire i toni e a diventare via via più commerciali. Per i Pantera vale il discorso opposto, ad ogni salto in avanti di popolarità ha corrisposto un successivo abbrutimento del sound. L’apice di questo loro particolare cursus honorum viene toccato con

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Avere vent’anni: aprile 1996

KILLING JOKE – Democracy E aggiungo una cosa ancora: “I considers there’s the flag of Uni States, nosonly a flag ov a country, buzz is an youniversal messag ov freedom have… democracy”. (Silvio Berlusconi) Matteo Cortesi: Sarebbe bello se, per effetto di una qualche inspiegabile distorsione spaziotemporale, queste parole fossero arrivate a Jaz Coleman in anticipo di una decina d’anni

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Angus, molla Axl e chiama Marc Storace dei Krokus

Il Messicano: E insomma, quella di Axl Rose negli Ac/Dc non era una cazzata. Ciccio Russo: Continuo a ostinarmi a non voler parlare di ‘sta manfrina e immagino mi capirete. Il Messicano: Anche perché, a parte TUTTO il resto, all’atto pratico c’è veramente poco da dire. Avrebbero potuto chiamare, che ne so, Marc Storace dei Krokus o, sempre in ottica

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