Author Archives: Metal Skunk

Avere vent’anni: LIMBONIC ART – Moon in the Scorpio

Charles: I Limbonic Art avevano scelto la strada del black metal sinfonico before it was cool. E questo è l’unico merito che riesco ad attribuirgli oggi. Nel senso che il mese prima era uscito Aspera Hiems Symfonia che era tutta un’altra cosa, un altro livello proprio. Ma a me Daemon e Morpheus sono sempre stati simpatici a prescindere, li trovavo trve e

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Avere vent’anni: CRYPTOPSY – None So Vile

Testi di Piero Tola, Andrea Bertuzzi e Luca Bonetta   Piero Tola: Quando un amico, che al tempo suonava in un gruppo brutal death del cagliaritano, mi passò un nastro con questo album, appena uscito, la prima impressione fu quella di trovarsi in un mattatoio. Avevo già visto sulle riviste specializzate quella Salomè del 17° secolo campeggiante sulla copertina e già

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Avere vent’anni: MD.45 – The Craving

Cesare Carrozzi: Vent’anni fa i Megadeth mi piacevano un casino. Anzi, “mi piacevano un casino” è piuttosto riduttivo, ripensando due decadi dopo a quanto e come adorassi il gruppo di Dave Mustaine. Li amai incondizionatamente fino a Cryptic Writings, di cui eventualmente scriverò in futuro. Dalla loro fondazione all’anno di grazia 1996, ragazzi miei, Dave e compagnia allegra non hanno sbagliato

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Dialoghi platonici: il primo disco che ho comprato

Charles: Gente, proposta per pezzo collettivo di cui abbiamo già parlato nella recente cena inaugurale della nuova ‘redazione’ di Metal Skunk: il primo disco (inteso come cd, cassetta, lp, etc.) che avete comprato e (aggiungerei) il primo che avete rivenduto. Fatevi sto sforzo di memoria, orsù. Ciccio Russo: Il primo che ho rivenduto non lo ricordo proprio, sul primo che

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Avere vent’anni: giugno 1996

ARCTURUS – Aspera Hiems Symfonia Charles: Aspera Hiems Symfonia è uno snodo temporale per tutto il black metal successivo. L’ammorbidimento del canovaccio standard, l’apertura decisa verso la sinfonia classica e la melodia. Aspera, appunto, le asperità concettuali, l’ossimoro, la contraddizione in termini. Questo è uno dei proverbiali dieci dischi da portarsi nella tomba non solo per l’incontestabile apocalittica bellezza nera

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