Author Archives: Cesare Carrozzi

Avere vent’anni: CHILDREN OF BODOM – Something Wild

Alexi Laiho m’ha sempre dato un po’ fastidio, tra rimmel, trucchi e quell’immagine a metà tra il depresso/punk/glam/salcazzo che, più che donare fascino a ‘sto soggettone, dà proprio l’impressione che sia un coglione senza ritorno; impressione poi confermatami dal matrimonio, durato un paio d’anni, con quel discreto barile svociato di Kimberly Goss, tastierista per un periodo dei Dimmu Borgir, con la quale ha inciso ben

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Cornetti alla crema: FREEDOM CALL – Master Of Light

A me dell’ultimo Metallica frega abbondanti cazzi. Non che non mi fosse piaciuto abbastanza Death Magnetic, un dischetto discreto che tranne due o tre pezzi si lascia ancora ascoltare con una certa soddisfazione. Il fatto è che, dopo aver letto che Hardwired… sarebbe stato un album doppio, peraltro con una lunghezza media dei brani di oltre sei minuti, mi è passata completamente la voglia di

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Avere vent’anni: LABYRINTH – No Limits

A metà anni novanta, noi italiani ci mettemmo in testa di dover dire la nostra nel trend del power metal che scuoteva tutta l’Europa, eclissando ogni altro sottogenere metallico o quasi. Erano gli anni della rinascita degli Helloween, dell’esplosione di Gamma Ray, Stratovarius, Blind Guardian, Angra, Kamelot e compagnia bella. Magari i più anzianotti di voi se lo ricorderanno; gli altri

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TESTAMENT – Brotherhood Of The Snake

La canzone più figa è sicuramente Canna Business, non fosse altro per il testo che mi ha fatto un sacco pensare a Ciccio e a tutti voialtri accannati lì fuori. Musicalmente parlando, è un bel pezzo veloce con un’eccellente prestazione di Chuck Billy dietro al microfono. In generale, le prestazioni dei singoli non si discutono, da Gene Hoglan a Steve Di Giorgio, passando

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