Author Archives: trainspotting

Avere vent’anni: ENSLAVED – Eld  

Signori e signore, il viking metal. Quello vero, quantomeno inteso nell’accezione originaria, piuttosto lontano da ciò che spesso oggi è considerato tale. Eld, secondo disco (e mezzo) degli Enslaved, già mostrava la tendenza allo slancio in avanti della band norvegese, che peraltro adesso, a vent’anni e dieci dischi di distanza, ne è diventata probabilmente la caratteristica principale. Dopo Frost, tutto

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Vi prego, ridate da bere agli Alestorm

Forse chiedere che gli Alestorm durassero più di quanto sono durati sarebbe veramente stato ingenuo. Già il disco precedente era pericolosamente pieno di riempitivi senza troppi motivi di esistere; questa Alestorm, apripista per l’imminente nuovo album No Grave But Sea, conferma i nostri peggiori timori. Moscia, stupida in senso deteriore, con le melodie che ti passano attraverso senza lasciare traccia

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MAYHEM – De Mysteriis Dom Sathanas Alive

Esistono due tipi di dischi. Il primo tipo è quello che può essere apprezzato e ascoltato indipendentemente dal contesto da cui è nato, senza bisogno di avere contezza del processo compositivo o delle persone che lo hanno scritto e suonato; e la grandissima parte della musica esistente appartiene a questa prima categoria. Per fare alcuni esempi banali, non c’è bisogno

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Doppio report: ROSS THE BOSS // DOOM OVER BRIXIA @Colony, Brescia

Siccome noi siamo gente serissima, abbiamo deciso di spararci una doppietta della morte per celebrare l’idillio della primavera; del resto, se per l’occasione non esce un disco nuovo dei Saurom, in qualche modo bisogna festeggiare. Non avevamo comunque molte alternative, perché a meno di catastrofi naturali tu non puoi rinunciare a un concerto di Ross The Boss che ti fa

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Avere vent’anni: OBITUARY – Back From The Dead

Quinto e ultimo lavoro degli Obituary prima dello scioglimento, per chi scrive Back From The Dead è anche il loro migliore. Sarà forse per motivi affettivi, dato che l’ho comprato la settimana dopo l’uscita nei negozi, ma negli ultimi vent’anni penso di essere arrivato quasi a consumarlo: Back From The Dead fa parte di quel ristrettissimo insieme di dischi che

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