Si fa presto a dire NWOTHM: e adesso parlateci di Bibiano…
…ovvero di Death Is Your Master, nuovo album dei FILI BIBIANO’S FORTRESS, creatura di heavy metal neoclassico del chitarrista californiano Filiberto Bibiano, brevemente transitato pure nei Whiterfall. Chitarrista da svolazzi neoclassici su metallo ottantiano, come da copione accompagnato da cantante che parte volentieri sul falsetto rischiando a tratti di sconfinare nel gallinaceo. Sarà che in questo periodo sto riascoltando molto i Rainbow, riconosco l’ascendenza dell’uomo in nero Blackmore. Non mi pronuncio oltre sul neoclassicismo e parrucconi tipo Malmsteen perché ne so poco e nulla, è un filone che non ho mai seguito, figuriamoci approfondito. Immagino però che siamo da quelle parti là. La Fortezza di Filiberto Bibiano comunque è ben cupa, soggiogante, il tono è drammatico, come lo era nei Rainbow migliori. Ma non sto dicendo ovviamente che questo disco qui vale i migliori Rainbow. Ovviamente no. Io ho un problemino con la voce, ma i pezzi son belli. Sia quelli spediti che quelli più lenti e atmosferici. Belle le atmosfere, appunto, e mi pare buona la tecnica generale. Poi, se lo sweep non è eseguito esattamente a livelli di Paganini non so dirlo, ne capisco poco. Però nel dubbio un ascolto datelo.
Prosegue il buon momento della Spagna nel settore più sleaze/stradaiolo della NWOTHM coi madrileni RAVE IN FIRE, che, come gli Hunger, sono attenti alla parità di genere. Di più, due membri vengono dagli stessi Kramp da cui sono scaturiti anche i Bronze. La scena NWOTHM spagnola deve essere bella viva. Scena NWOTHM gagliarda, se non proprio festaiola, nostalgica degli ’80 più “estetici” (vedi ad esempio gli Hitten, campioni nazionali di “talleria”). E quindi il metallo di Square One è pulito e ginnico, fluo come uno spandex appena indossato e coi polsini di spugna. Una musica gradevole ed energizzante, rinfrescante, frizzante. Non rimane moltissimo dopo averla mandata giù, metallo da classifica… di altri tempi. Riff-coro-riff-assolo-coro. Però gradevole. Sono simpatici e non sono affatto male, i Rave In Fire. Non vi spettineranno, però pazienza.

Riconosciamo una certa dose di “talleria” pure agli inglesi TAILGUNNER, dietro le cui pelli milita ora il nostro compatriota Eddie Mariotti dei mai lodati abbastanza Coltre. I Tailgunner invece, ai tempi su per giù del disco precedente, l’esordio, li aveva elogiati il Tola incontrandoli dal vivo. Il Mazza invece ci aveva già anticipato che il disco in uscita ora, questo Midnight Blitz, lo aveva prodotto nientemeno che K.K. Downing. Nell’intro ci sono le tastiere del figlio di Rick Wakeman. E quindi ci mettiamo ad ascoltarlo con le giuste aspettative, non vi pare? Aspettative immagino pure da parte della Napalm che pubblica. E allora? E allora il disco merita, caricato il giusto e quindi carico, heavy metal bello pulito, energico, a un pelo dal power tout court. Anzi, mi correggo, per lunghi tratti decisamente power e basta. Pulitissimo, non un granello di polvere. Metallo in versione Spic&Span. Non la mia versione preferita, sapete, ma questo è il classico disco che dici “che gli vuoi dire”. Potente, veloce, arrangiato con gusto, suonato con tecnica, ben melodico. Poi io altro non so esattente che dirvi. Fare un approfondimento non mi va perché non me ne frega nulla. Le canzoni sono tutte cantabili ma non ce ne è una che mi viene davvero voglia di cantare. Sono distratto forse da quella pulizia estrema. Puoi quasi mangiarci.
Dalla Danimarca un esordio di seconda fascia, una one-man-band chiamata TURBO’S TRIBUNAL. Mills of Tribunal è l’album di questo tale Andreas Thunbo che fa tutto da sé. Non è disprezzabile, l’album. Tutt’altro. Metallo classico, Maiden, Priest, Running Wild, un poco amatoriale. Non è un male. Per dire, Thunbo non è un grande cantante e quindi le linee vocali somigliano più a quelle di Mark Shelton che a quelle di King Diamond. Vi lamentate? Io no. Anche le chitarre, il suono in particolare, non è mica bassa fedeltà, ma non è potente e compresso come da produzioni moderne. Anzi, ha spettro, cavernosità. Metallo underground dai toni epici minori (Death Gallop), dai ritmi sostenuti (Man of the World). Resta forse un prodotto di “seconda fascia”, ma riff e canzoni non sono affatto male. Meglio un lavoro amatoriale, non dico pieno di idee (sempre tutto riciclo), ma con una bella vitalità, di cento dischi meglio rifiniti e cantati che scorrono come acqua minerale. Spero di incrociare ancora il nome di Turbo’s Tribunal per un nuovo album, tra qualche tempo.
Un Ep l’esordio Symphony of Horror dei belgi SYRION, che già ci piace per la copertina che pare un fumettaccio italiano di quelli che colleziona Ciccio, con pure un simil Dracula/Lee in procinto di… Dentro cinque canzoni di metallaccio basico e rozzo, tanto nostalgico degli ’80 anche se, a giudicare dalla foto del gruppo, questi negli ’80 non ci sono manco nati (e manco nei ’90). Basico e rozzo da sembrare un po’ crucco, chissà se son fiamminghi o valloni. Comunque la materia c’è, un ennesimo nome da cui aspettarsi magari qualcosa di buono nel prossimo futuro.

Che bella mazzata il demo dei SAVAGE SWORD. Solitamente per demo e dischi brevi tengo una specie di rubrica apposita, ma siccome poi si rischia di non raccoglierne abbastanza… Meglio una giostra oggi che una pugna domani… Insomma, ci siamo capiti. Poi si dà il caso che per essere un demo, questo qui, questo Demo MMXXVI, è proprio gagliardo e ha energia per un album o due. E tanti che arrivano al traguardo di un album non hanno nemmeno quella di uno qualsiasi di questi quattro pezzi. Sottoinsieme l’heavy epico, scuola in cui gli svedesi dicono la loro dai tempi degli Heavy Load. Innanzi tutto ai Savage Sword non sfugge (almeno ora, in fase demo) che il metallo migliore è quello barbaro e rozzo, niente candeggina. Epico e veloce, forsennato, aggraziato come una mazzata sui denti. C’è Conan/Schwarzenegger in copertina, scelta citofonata e comunque perfetta. Oh, non pensiate che sia solo rozzo massacro (anche se…). C’è pure un’ariosa intro acustica (all’inizio di Blazing Firesword), attimi più atmosferici (in mezzo a Power By the Blade). Insomma, quando il minutaggio sarà più corposo, aspettiamoci anche un po’ di varietà. Non so se sono giovanissimi, i Savage Sword, ma si sono formati solo l’anno scorso e cominciano benissimo.
Coordinate non troppo distanti quelle degli austriaci ZEPTER, anche questa (almeno come formazione) band giovanissima. Meno selvaggi dei Savage Sword, quindi più melodici, ma con un problema con le melodie. E questo, se fai metal tendenzialmente melodico, epic, etc… È un bel problema. Non solo le melodie vocali, la voce è quello che è, non è quello il punto, sono le melodie che canta. Ma pure quelle di chitarra, quando si va oltre il riff, che non vanno. Ed escono fuori brani brutti come Hit the Streets, che finché è tutta riff è ok, un brano NWOTHM come mille. Poi la voglia di cantare una melodia quasi fresca alla Haunt, ma se la melodia è quella ti dai solo la zappa sui piedi. E quando arrivano le chitarre a provare a salvare il pezzo lo affondano solamente, spietatamente. Una porcata. Peccato perché in media gli Zepter non sarebbero male. Dark Angels cantata diversamente (cantata meglio) potrebbe essere un buon brano di NWOBHM cupa e melodica alla Satan. Finiscono per sembrare invece degli Angel Witch spompati, che non ce la fanno più. Insomma, avrete capito che non sto esattamente cosigliandovelo, questo omonimo Zepter. Magari franno meglio la prossima volta. Magari.
Buone notizie da dove non te le aspetti, persino da Bogotà, con l’esordio degli ÚLTIMA BATALLA, che poi sono colombiani per metà e venezuelani per l’altra metà, mi pare. L’ascia bipenne ce l’hanno in copertina, addirittura nel logo della band, anzi. Quindi epic metal convinto, nessun dubbio. Il suono però è davvero strano e per descriverlo (perché poi? C’è il link qua sotto), devo proprio spararne una grossa: immaginate gli Héroes del Silencio che suonano il repertorio dei Manilla Road di Crystal Logic, con Edda dei Ritmo Tribale alla voce e il suono dei Kyuss di Wretch. Un guazzabuglio e mi sa che così non vi ho convinti mica. Ma funziona? Per me sì, perche mi piacciono le cose grezze amatoriali, se tigna e convinzione ce ne sono a pacchi. Ed è il caso dei colombiani. Che pure con tanta hispanidad, che non vogliono contenere mica, mettono insieme otto brani epic / stoner non disprezzabili. Alcuni ben gagliardi. Se non vi piacciono i suoni sporchi, girate al largo, di metallo Spic&Span ce ne è a sufficienza per voialtri. Non vi piace il tocco esotico? Accontentatevi allora di centinaia di band uguali tra loro e/o inconfondibili dagli originali di quarant’anni fa. Io sono contento invece quando saltano fuori dal nulla dischi del genere, inclassificabili e dediti all’unica cosa che conta davvero: sconquassare le fila dei nemici del Metallo. La lingua e l’accento, poi, sono solo sfumature. (Lorenzo Centini)
