I trent’anni di Welcome My Last Chapter dei VINTERLAND, la perla nascosta del black metal svedese

Piccolo aneddoto su questa recensione: l’altro giorno, in un atto di scrolling selvaggio su Facebook, mi sono imbattuto nella locandina dell’Avantgarde Music Festival organizzato da Roberto Mammarella, che giunge alla sua seconda edizione dopo l’ottimo successo di pubblico dello scorso anno. Il primo nome che leggo è Moonlight Sorcery, gruppo che mi piaciucchia ma per cui sinceramente non vado matto; il secondo ho dovuto rileggerlo per tre volte, perché non ero sicuro di averci visto giusto: erano i Vinterland, uno dei tanti nomi minori usciti fuori nel periodo dell’età dell’oro del black metal svedese, ma dico minori unicamente per il fatto che il loro primo e unico disco Welcome My Last Chapter (mai nome fu più profetico) è stato un fulmine a ciel sereno che purtroppo non ha mai più avuto un seguito. Uscito nel marzo del 1996 per la No Fashion Records (storica etichetta svedese che ai tempi d’oro aveva una media di tipo un capolavoro al mese, non scherzo affatto), dopo pochi mesi già misteriosamente non si trovava più, tanto che ricordo che me lo passò un mio amico sulle mitiche Tdk registrate, e passarono anni prima di riuscire a trovare una copia fisica a prezzi non da strozzinaggio. Da un punto di vista commerciale il disco ebbe una promozione pari a zero, non credo esista al giorno d’oggi un’intervista che sia una a sti tre ragazzi di Kvicksund, e d’altronde la No Fashion era abbastanza nota per questo genere di cose, essendo bravissima a scovare gruppi ma altrettanto pessima nel promuoverli e soprattutto nei tempi di pubblicazione (citofonare ai Throne of Ahaz per maggiori ragguagli).

Registrato sul finire del 1995 agli Unisound Studios di Dan Swanö (una sorta di quarto membro nascosto, visto che le tastiere sono opera sua), Welcome My Last Chapter è una piccola gemma di black melodico metal svedese tipicamente novantiano, molto minimale nell’approccio ma che forse proprio per questo riesce a ricreare un misto tra epicità e malinconia come raramente ho sentito prima in un disco black (e vi assicuro che ne ho sentiti parecchi). La traccia d’apertura A Dawn of Glory è un qualcosa di magnifico, ma per certi verso può trarre in inganno, perché è l’unica, assieme a Still The Night Is Awake (pezzo con un finale da lacrime), a muoversi sulle tipiche coordinate iperveloci dello swedish black d’annata, mentre quasi tutto il resto del disco si mantiene su tempi quasi sempre cadenzati, declamati dal delizioso tocco della chitarra solista di Pehr Larsson che si incrocia alla perfezione col suono della chitarra ritmica un po’ zanzarosa, molto in stile Unisound, di D.G. Bragman e l’onnipresente tappeto di tastiere creato dallo stesso Swanö. Su pezzi come VinterskogenA Castle so Crystal Clear, As i Behold The Dying Sun o la straordinaria Wings of Sorrow (che tra l’altro sarebbe dovuto essere il nome originario del disco) vorrei trovare delle parole ma è dannatamente complicato, sono uno più bello dell’altro, con un leggero tocco che possiamo definire al limite del gothic metal, se non altro per la profondissima tristezza che emanano.

Inutile dirvi che anche i Vinterland (così come quasi la totalità dei gruppi della seconda ondata svedese) sono stati tacciati di scimmiottare i Dissection, anche se in questo caso le assonanze (almeno per il sottoscritto) sono veramente minime. Senza in ogni caso scomodare i due capolavori del genio Nödtveidt, Welcome My Last Chapter è un disco semplicemente magnifico degno di stare in compagnia con i vari Far Away From the SunAncient God of EvilThe SlaughtersunEnter the Moonlight Gate e compagnia splendente. Dal 2010 in poi è stato pure ristampato, quindi non credo sia più così difficile rimediarne una copia. Non è tempo perso, fidatevi. (Michele Romani)

3 commenti

  • Avatar di Fredrik DZ0

    anch’io nel club della cassettina. i Throne of Ahaz invece li presi all’epoca.

    "Mi piace"

  • Avatar di Fanta

    Integro con una piccola curiosità. La prima stampa del CD, lungo le cosiddette “spine” (ovvero le coste laterali del layout con incisi logo e titolo dell’album), riporta proprio il titolo originale: Wings of Sorrow.

    Non è stato un errore di stampa, bensì “interpretativo”, conseguente una scelta grafica ambigua. Le persone hanno cominciato a chiamarlo Welcome my Last Chapter per via della scritta in basso sulla cover.

    Di qui la decisione, sulle stampe successive, di eliminare la dicitura originale del titolo, ri-battezzandolo, appunto, “Welcome…”. Credo sia un caso unico nella storia del metal e non solo.

    Piace a 2 people

    • Avatar di griffar

      Se hai quella stampa, vale un patrimonio.

      Per curiosità, sempre del 1996 ne esiste anche una per il mercato giapponese con il titolo in quella lingua, obi strip e inserto con la traduzione dei testi. Ovviamente introvabile.

      "Mi piace"

Scrivi una risposta a Fredrik DZ0 Cancella risposta