HEAVEN SHALL BURN // THE HALO EFFECT // THE BLACK DAHLIA MURDER @Live Music Club, Trezzo sull’Adda (MI) – 10.03.2026
(le foto sono prese dai profili Facebook dei gruppi e non si riferiscono alla data in oggetto)
Non capisco bene cosa c’entrino i FROZEN SOUL in apertura a una serata di death melodico, ma tant’è. La band suona infatti un death vecchia scuola che ha come punto di riferimento i Bolt Thrower e gli Obituary (due membri ne indossano le magliette, per l’appunto). Si abbassano le luci e parte Balls to the Wall degli Accept, che verrà troncata appena dopo il primo ritornello. Salgono i cinque texani e subito via di fuck qui, fuck là. I ragazzi sono carichi e ci mettono poco a trasmettere la loro energia al pubblico, che risponde subito con ampi circle pit, permessi dallo spazio generoso del Live Club. Su disco non mi dicono granché, ma dal vivo ci sanno fare alla grande e il cantante è proprio bravo a tenere il palco. Verso la fine ci tiene a sottolineare che loro sono texani, appunto, e che tutto è più grande in quello Stato (è vero, ma è anche uno dei loro motti). Un giorno, comunque, sarà necessario parlare delle somiglianze culturali tra Texas e Veneto. Forse una delle migliori band di apertura viste di recente.
È poi il turno dei THE BLACK DAHLIA MURDER. Il loro Nocturnal è uno dei miei dischi feticcio e contiene due delle mie canzoni preferite di sempre: What a Horrible Night To Have a Curse e Deathmask Divine. Ecco perché quando salgono sul palco già scalpito. La band apre proprio con What a Horrible Night, ma ahimè non eseguirà Deathmask Divine. The Black Dahlia Murder, se leggete questo report sappiate che siete dei mostri e vi odio per questo. Il loro death metal tecnico e melodico cammina con le proprie gambe, nel senso che ormai hanno uno stile personale consolidato. Dal vivo suonano uguale al disco, ma c’è un ma. La voce di Eschbach (che, ricordiamolo, è passato dalla chitarra al microfono dopo il suicidio dello storico cantante Trevor Strnad nel 2022) è sicuramente migliorata rispetto all’ultima volta che sono venuti in Italia, un paio di anni fa. Purtroppo però le canzoni sono molto “piene”, cioè hanno un gran numero di passaggi, cambi di tempo, la batteria suona molti colpi e così via, e la sua voce si perde. In studio riescono a tirargliela fuori, in qualche modo, però dal vivo viene quasi sovrastata dagli strumenti. Se Strnad aveva uno screaming di tutto rispetto, Eschbach è rauco, ha un timbro molto più basso, non altrettanto potente, e trovo che oggi sia il loro punto debole. L’esibizione è fatta magistralmente, se non fosse che, non si capisce come mai, mentre Eschbach parla col pubblico, in un paio di occasioni, parte di sottofondo un po’ di jazz da aperitivo, sapete di quello tutto felice, finto come un’immagine fatta da un IA? Ecco, quella merda lì. Non fa ridere, ragazzi, e, sebbene loro non si siano mai presi troppo sul serio, spezza l’atmosfera, quasi come a voler buttare in vacca l’intera esibizione.
Arrivano poi gli svedesi THE HALO EFFECT, cosiddetta superband con membri ed ex membri di In Flames, Dark Tranquillity e Gardenian. Esistono dal 2019 e hanno inciso un paio di dischi (uno e due) che, tutto sommato, non sono neanche male, se si accetta che il loro scopo, per come pare a me, è racimolare qualche soldo extra. Tutti dobbiamo arrivare a fine mese, è comprensibile. Che dire, quindi, viste le premesse? La loro è un’esibizione fatta da professionisti di lunga data, che suonano bene e sanno tenere il palco. Le melodie sono talmente orecchiabili che immagino starebbero bene anche in gara a Sanremo. Mikael Stanne ha ancora un buonissimo growl e, vi dirò, vedere la sua faccia sorridente e gioiosa durante tutta la loro esibizione fa quasi dimenticare quello che sta succedendo là fuori.
È la prima volta che vedo i tedeschi HEAVEN SHALL BURN dal vivo e non so bene cosa aspettarmi. La band è in giro da quasi trent’anni, e ha cominciato la carriera suonando un hardcore metallizzato per poi spostarsi via via verso un death metal melodico, simile a quello dei Dark Tranquillity. Se gli ultimi dischi vedono ripetersi questo stile, senza particolari variazioni dall’uno all’altro, troviamo comunque un gruppo che non suona tanto per fare, risultando ancora incazzato e capace di scrivere belle canzoni. Anche dal vivo i tedeschi ci sanno fare. L’esibizione è intensa dal primo all’ultimo minuto. Sul palco sono dinamici, corrono, si scambiano di posto. Le luci, cosa alla quale di solito non faccio caso, sono gestite magistralmente e sono un dettaglio notevole del loro concerto. Il pubblico è qui per loro e tutti sono estremamente coinvolti. Lo show dura un’ora abbondante durante la quale non c’è il minimo calo. Uscendo penso sinceramente che gli Heaven Shall Burn abbiano fatto uno dei concerti più belli e potenti che abbia mai visto. Tanto di cappello a loro. (Luca Venturini)



