FORGOTTEN TOMB @Sonar, Colle val d’Elsa – 20.02.2026
Foto di Marco Belardi
Attendevo a gloria questa serata, per il suo interessante programma e per poter rivedere a distanza di tant’anni i Forgotten Tomb, che colpevolmente mi ero perso allorché transitarono per il Viper Theatre. Si trattava della prima di tre date co-organizzate da Death Over Rome: in provincia di Siena con Colle val d’Elsa, al Sonar, in cui sembro oramai aver messo le tende, e poi a Roma e Pozzuoli, il tutto in un unico weekend. Ai tre gruppi fissi, ossia Forgotten Tomb, Patristic e Bianca, nel senese si sono aggiunti i più autoctoni Sinister Ghost, viareggini, e i Barbarian, miei concittadini.
Ne è dunque nato una sorta di minifestival, una consuetudine toscana degli ultimi tempi con tutti i pro e i contro del caso. Continuo a ripetere che la dimensione ideale di una serata la immagino con un massimo di tre band in programma: non si comincia troppo presto, sacrificando con ciò la visibilità dei primissimi, e non si finisce troppo tardi ammazzando lo show degli headliner, spesso sul palco davanti a un pubblico che comincia vistosamente a ridursi, né il DJ set, che ai locali porta consumazioni e che ai presenti dà modo di intrattenersi per socializzare e fare due chiacchiere, anziché imporre ai più una frenetica ritirata. Comunque sia, c’è anche il rovescio della medaglia: vedere ogni volta un numero elevato di gruppi a un costo tuttavia contenuto, il che è pur sempre un bene.




Ero particolarmente curioso di rivedere i SINISTER GHOST, a due anni di distanza dalla mia prima. L’impressione avuta fu buona allora ed è stata migliore stavolta, perché si sono persi poco o nulla in gag e ospitate, e perché mi hanno dato l’impressione di tenere il palco con maggior ferocia e di ostentare in minor misura un’attitudine tendente al narcisismo. Asmort alla voce non si è mai fermato un attimo, è un ottimo frontman e il loro problema risiede ora nelle incolmabili lacune in line-up. E’ dura affrontare un gruppo che sale fra Marshall e casse spia senza il bassista e il batterista. Non sono mai stato un sostenitore delle basi usate ai concerti, e auguro ai ragazzi di completare al più presto la formazione per poterli ammirare e giudicare in una forma definitiva.
I BARBARIAN avevano suonato non molto tempo fa all’Iron Music Store, in compagnia di Adeptor e Strikehammer. La mia codardia, oppure la stanchezza e gli orari di lavoro, mi imposero di non partecipare alla serata. Che, fra le altre cose, costava solamente cinque euro di biglietto d’ingresso, un vero gourmet per i genovesi. Mi avevano parlato tutti bene di loro, il che alzava enormemente curiosità e aspettative nei confronti del loro concerto. Che non è partito benissimo, perché in fin dei conti alla prima traccia eseguita mi sono subito parsi parecchio in punta di piedi. Dopodiché hanno dominato. Il vistoso mullet del loro batterista Sledgehammer ha dominato; il loro cantante Borys Crossburn ha dominato, con le sue facce alla Bobby Liebling, gli UH! torrenziali, gli infiniti modi in cui ha tenuto e posizionato la sua chitarra. Absolute Metal il loro manifesto definitivo, eseguita alla perfezione. Recuperate pure l’ultimo Reek of God, appena messo sul mercato, un manuale operativo del metallo estremo degli Ottanta fra gli Hellhammer e la goliardia dei Venom.



Ai BIANCA spettava l’arduo compito di voltar pagina rispetto a generi consolidati e conosciuti, e alzare l’asticella. Condividono metà formazione con i successivi Patristic, quindi c’è chi in serata ha fatto gli straordinari, e uno fra questi è l’ottimo batterista, Sathrath, che a quel punto avrebbe potuto fare un pianto e un lamento e salire pure sullo sgabello con i Sinister Ghost. Tanto non è per nulla faticoso fare quella roba, ve lo dice uno che ha smesso. Il loro bassista, Antonio, l’ho conosciuto poco prima dell’inizio della programmazione e si è rivelato una persona davvero squisita. La sensazione che ho avuto è di una proposta molto forte, lo stesso dualismo fra black metal e altro che è stato il punto di forza per i Ponte del Diavolo, soltanto in un contesto fatto di maggior rumore, maggiori contrasti e un forte senso di modernità. Lo spettacolo è stato luminoso, quasi accecante, bellissimo e intimo da un punto di vista prettamente scenico e tantissimo fumo in scena. La loro cantante ha uno screaming strepitoso, fra Dani Filth e il primo Ihsahn, con una maggiore profondità. Deve assolutamente bilanciare il cantato pulito, che cura e stratifica benissimo, ma che al Sonar è costato lei più di una stecca. In quel frangente mi ha ricordato in più di un passaggio Chino Moreno. Sono comunque ai primi concerti e questo è il momento di fare rodaggio e aggiustare la mira, non quello di tirar le somme.



Fortunatamente, a due gruppi dalla conclusione, il locale si era a sufficienza riempito, anche se non tanto quanto avevo sperato. Ho stimato qualcosa come centocinquanta presenze a pieno regime. Ero certo che i Forgotten Tomb, la varietà e la bontà della scaletta e il costo contenuto del biglietto potessero facilmente far superare le duecento presenze. L’accesso gratuito agli under 21 ha fatto comparire in sala gente che palesemente non c’entrava un cazzo fra cui un gruppetto di giovanissimi zarri che parevano usciti direttamente dal 1995. Poi sono saliti sul palco i PATRISTIC e le luci accecanti dei Bianca si sono ridotte a un blando rosso soffuso, ossia l’incubo dei fotografi, e a quel punto l’asticella si è davvero alzata. Al progetto partecipa Lorenzo Sassi, il cantante dei Frostmoon Eclipse, ammirati non molto tempo fa all’Officina Civica. Definirei la loro formula una sorta di death/black, con una componente fortemente rituale derivante in primis dai Deathspell Omega (da lì il buio pesto, la simbologia che ammantava ogni metro quadro di palco e il look con i cappucci alla Mortuary Drape) e poi con un’altra componente relativamente tecnica e cacofonica che ha spinto le capacità del batterista dei Bianca su un livello ulteriormente superiore. Ho avuto l’impressione che sino a quel punto il concerto più gradito, e meglio assimilato dai presenti, sia stato comunque quello dei Barbarian, che suggerisco di andare a vedere una volta alla settimana per gli enormi benefici che apportano: triplicano il testosterone, riducono lo stress e i rischi di incidente cardiovascolari, in alcuni casi hanno salvato coppie prossime alla separazione.
I Patristic sono un gruppo che assume una dimensione su disco e un’altra sul palco. Funzionano in ambedue i casi, ma per funzionare bene debbono essere calati in una serata in cui non sono presenti formazioni e generi musicali di facile presa. La semplicità e la resa incredibile dei Barbarian, e, perché no, dei Sinister Ghost, erano una cosa, Bianca e Patristic li avrei forse collocati altrove. E farli suonare di seguito ai primi due forse non ha del tutto aiutato alcuni dei presenti ad apprezzarli.


Il concerto finale è un qualcosa a cui ogni metallaro dovrebbe sottoporsi nel corso del suo percorso formativo, perché i FORGOTTEN TOMB non sono un gruppo black metal destinato ai soli stretti amanti del genere. Hanno incantato tutti, hanno un tiro eccezionale e lo si è sentito da subito, senza troppi fronzoli, addobbi, senza il face painting, senza l’elemento scenico. C’erano solo loro, ossia il leader Herr Morbid e il membro storico Algol al basso, con una presenza scenica pazzesca. Adoro questo gruppo perché si è trasformato da un depressive black metal radicale, quello che tutti noi ricolleghiamo a Burzum e successivamente a Xasthur, a un qualcosa di fortemente fruibile e completo, con una radice punk fortissima che dal vivo ne ha triplicata la resa. Alcuni dicono che i Forgotten Tomb abbiano virato sul doom a un certo punto, e non sono particolarmente d’accordo. Ritengo, piuttosto, che abbiano aggiunto una sensibilità gothic metal da qualche parte, pur tenendola nascosta, e che il punk abbia preso per certi versi il sopravvento. Sono al cento per cento un gruppo black metal, e sono quel gruppo black metal che puoi far sentire a cento metallari di cento estrazioni diverse, e che piacerà a tutti loro. Sono fantastici. L’annuncio di Todestrieb da Springtime Depression mi ha quasi commosso. L’ultimo album Nightfloating è davvero piacevole e l’hanno portato in scena a più riprese, aprendo con This Sickness Withered my Heart. Ma so che vi interessano i classici, le Steal my Corpse della situazione, la cover dei The Stooges sparata sul finale che ha certificato di fatto quanto affermato a riguardo del punk, sempre che fosse necessario farlo. Non so se ricordate, ma questi ragazzi un po’ di anni fa se ne uscirono pure con un Ep di cover di GG Allin fatto assieme ai Whiskey Ritual. Recuperatelo.
Gruppo immenso al termine di una bella serata in quello che considero il mio locale toscano preferito. Ci rivediamo fra un mese, con i Furor Gallico sul palco e altra birra in programma. (Marco Belardi)


