I Megadeth erano i cugini scemi dei Metallica?
Barg: Ci ho messo un po’ ad ammettere a me stesso che i Megadeth non mi piacessero più di tanto. Sono stato un adolescente negli anni Novanta, quando loro erano tendenzialmente considerati intoccabili: li conoscevano più o meno tutti, anche solo di nome, tanto da essere volgarmente inseriti nel ristrettissimo gotha dei gruppi metal migliori al mondo, insieme a Metallica (ça va sans dire), Iron Maiden, Pantera (che andavano tantissimo in quegli anni) e qualche altro. Ricordo che un mio compagno di classe, che il metal non sapeva neanche che cosa fosse, girava con una maglietta di Youthanasia, la qual cosa peraltro gli valse gli strali preoccupatissimi di sua madre. Quindi, sapete com’è, ho cercato sempre di farmeli piacere, ascoltandoli e riascoltandoli, e per un certo periodo mi ero anche convinto di apprezzarli. Ammetto che, nel mio periodo più snobista (tutti ne hanno avuto uno, credo), mi spingevo addirittura a dire che li preferissi ai Metallica. E onestamente me ne vergogno abbastanza.
Vedete, a me non è che i Megadeth facciano schifo. Ne ho anzi forse un’opinione migliore rispetto ai miei sodali che hanno collaborato a questo articolo a sei mani. Ma non mi viene mai di riascoltarli, non li capisco, non ne trovo il senso. Li trovo mosci, spompati, a volte ingiustificatamente cervellotici, con canzoni che spesso non hanno tiro né un centro preciso. Tirando le somme, l’unico loro album che apprezzo davvero è Peace Sells. Poi Tornado of Souls è uno dei miei pezzi preferiti, e non solo dei Megadeth, intendo proprio in assoluto. Dopodiché mi piace qualche canzone qua e là, e basta. Il tanto strombazzato Rust in Peace, a parte la suddetta Tornado of Souls, mi annoia. La voce di Mustaine non mi piace, e soprattutto detesto quelle parti in cui lui parlotta ghignando, avete presente. Mi sta pure antipatico lui, e questo è un grosso problema. Non sopporto le sue fisime, i suoi sbrocchi, i suoi piagnistei, le sue manie di protagonismo, per non parlare del patetico rapporto di sudditanza psicologica che ha verso i Metallica. Perché, a prescindere dai gusti e dalle inclinazioni personali, è oggettivamente ridicolo che questo abbia passato decenni a imitare quello che facevano quegli altri, ovviamente sempre in ritardo e con una dose di rancore e frustrazione che mi ha sempre reso ancora più complicato apprezzarlo. Il fatto che Mustaine si sia sentito in dovere di chiudere la propria carriera con la cover di Ride the Lightning, peraltro uguale all’originale ma moscia e cantata peggio, è perfettamente esemplificativo del suo approccio, almeno quanto il fatto che su Rust in Peace il basso sia settato a volume bassissimo per scimmiottare stolidamente il suono di And Justice for All. Qui mi sento in dovere di riprendere Kerry King, quando disse che “almeno i Metallica hanno un cantante”. Se poi ci aggiungiamo che James Hetfield è uno dei miei cantanti preferiti, completiamo il quadro.
La mia teoria è che i Megadeth piacciano soprattutto a chi suona, di solito la chitarra, di solito bene. In questo senso ci sta: basti vedere i musicisti che sono passati in formazione. Però, parlando di gusti e inclinazioni, con la serenità della maturità posso tranquillamente dire che azzardarsi a paragonare Metallica e Megadeth è grottesco. Sia per quanto riguarda le rispettive età dell’oro (i primi quattro dischi) sia per quanto riguarda le fasi successive. Ad esempio, quando entrambi i gruppi si sono messi in testa di fare i soldi e riuscire a piacere a più gente possibile, i Metallica ci sono riusciti sul serio, i Megadeth no. Poi che Countdown to Extinction sia meglio o peggio del Black Album è questione di gusti personali: a me non piace nessuno dei due. Quando poi è arrivata la fase immonda, chiamiamola così, i Metallica hanno fatto delle robe seriamente ignominiose, dischi talmente terrificanti da assumere statura epica, talmente vomitevoli da diventare pietre di paragone dello schifo, al punto da avere un fascino distorto che ogni tanto ti spinge a riascoltarli. Persino le copertine sono particolarmente agghiaccianti. Dal canto loro, i Megadeth si sono limitati a cacatine pop-rock che ti dimentichi dopo due secondi. Ci vuole coraggio a concepire un St. Anger, con quel rullante e la mancanza di assoli, per non parlare di Lulu. Di contro, Cryptic Writings e Risk sono semplicemente due puttanatine innocue. Persino Reload è molto ma molto meglio di questi ultimi due. Anche solo per il fatto che ci canta James Hetfield.
Il Messicano: Chiunque di voi, ne sono certo, avrà avuto quel compagno di classe che, pur non studiando praticamente mai, riusciva in ogni circostanza a prendere la sufficienza. Seguiva le spiegazioni a fasi alterne, poi rubacchiava nozioni in giro e durante l’interrogazione imbastiva un discorso nemmeno troppo logico, ma incredibilmente al professore andava bene e premiava il suo fancazzismo e la sua furbizia con un 6 (come minimo). Tutti si chiedevano come fosse possibile, ma alla fine andava sempre così. In occasione dei compiti in classe la sostanza non cambiava: quel compagno di classe scopiazzava qua e là, aggiungeva al tutto ciò che aveva carpito casualmente durante le lezioni e si beccava regolarmente la sufficienza meno meritata della storia del mondo. Intendiamoci: non è da tutti vivacchiare in questo modo, perché servono metodo, capacità, astuzia e anche un’immancabile dose di fortuna, ma la bravura è un’altra cosa. Se dovessi identificare quel compagno di classe con un gruppo musicale, non esiterei nemmeno un secondo a scegliere i Megadeth.
Per comprendere l’essenza dei Megadeth è fondamentale soffermarsi sulla genesi della band: Dave Mustaine, un tossico fuori controllo, viene cacciato dai Metallica nell’aprile del 1983, dopo ben due anni di militanza e diversi riff di chitarra all’attivo, e decide quindi di dar vita ad una sua creatura. I Metallica nel giro di pochissimo diventano uno dei gruppi metal più famosi ed apprezzati degli Usa e Mustaine, co-autore di diversi pezzi di Kill ‘Em All (e non solo), rosica tantissimo, sino a rendere il parallelismo tra i Megadeth e il suo ex gruppo una vera e propria ossessione.
Killing Is My Business…And Business Is Good! esce nel 1985 e fa il verso al sopracitato esordio dei Metallica dato alle stampe due anni prima: chiaramente ci può stare. Il problema è che il pubblico lo percepisce come un album carino (cosa che in effetti è), ma comunque già sentito, ovviamente ignorando i retroscena. L’anno dopo arriva Peace Sells… But Who’s Buying?, il picco massimo dei Megadeth. A questo disco non manca niente, ma c’è un grosso problema a monte: siamo nel 1986, praticamente l’anno del thrash metal. Avete presente cosa esce quell’anno, vero? Non c’è altro da aggiungere. So Far, So Good… So What! del 1988 è un notevole passo indietro rispetto al lavoro precedente, ma i problemi veri iniziano nel 1990 con Rust in Peace. Per questo disco Mustaine assume un chitarrista solista molto tecnico, Marty Friedman, con la certa convinzione di aver preso l’innesto giusto per effettuare il salto di qualità definitivo. Il risultato è mezzo mappazzone moscio con un tremendo suono spompato che non arriva mai al dunque e ti lascia perennemente insoddisfatto, come un rapporto sessuale mediocre che non porta mai all’orgasmo, nonostante si cerchi affannosamente di farlo terminare martellando come un fabbro.
Nel 1991 i Metallica incidono il Black Album e svoltano definitivamente, adattandosi al suono rock che in quel periodo comanda il mercato. I Megadeth cercano di inseguirli e nel 1992 esce Countdown to Extinction. Il Black Album, che piaccia o meno, è esattamente il disco giusto nel momento giusto: è orecchiabile, ha le ballad che piacciono alle parrucchiere, i pezzi da discoteca rock, un suono perfetto, i ritornelli e tutti i crismi, infatti vende circa 30 milioni di copie nel mondo ed entra nella top 10 dei dischi più venduti della storia della musica. Countdown to Extinction è moscio, stupido e svogliato e, nonostante sia l’album più venduto dei Megadeth, si ferma a poco meno di 2 milioni e mezzo di copie.
Parlare di Youthanasia e di tutto ciò che è venuto dopo sarebbe impietoso, ma sintetizzare è facilissimo: un vortice che intervalla mediocrità, manierismo e schifo assoluto. I Megadeth sono i cugini scemi dei Metallica, semplicemente una loro appendice, e devono il loro successo solo ed esclusivamente a questo. Il fatto che siano annoverati tra i Big Four è assolutamente ridicolo per chiunque conosca anche soltanto un minimo il thrash metal americano. Il professore ha sempre dato la sufficienza a Dave Mustaine, ma i compagni di classe hanno sempre saputo che in fin dei conti a casa non studiava mai.
Griffar: Il mio problema è che vengo dal passato. Fortunatamente per voi, quando ancora potrete godervi il sorgere del sole io sarò già polvere nel vento da molto tempo, visto che credo fermamente nella cremazione; la terra resti ai vivi. Fatto sta che il buon Cesare ha scritto una – direi sobria – recensione dell’ultimo Megadeth, ed è come al solito partito il caos dei die-hard fan che non riescono proprio a concepire l’idea che a qualcuno la loro band preferita non faccia sbrodolare calde bave di acquolina. Visto che io sono uno dei pochi che considera i Megadeth uno dei gruppi più sopravvalutati di ogni epoca, eccomi qui a tentare di spiegare il perché.
Proprio perché vengo dal passato, quando è esploso il thrash metal io c’ero, l’ho vissuto in diretta, mi ricordo i dischi che uscivano a ritmo incessante ed erano (lo sono ancora, santiddio) uno più figo dell’altro. Come ti ci staccavi dai dischi dei Razor? Degli Whiplash? Da Power From Hell e The Force degli Onslaught? Così arriva l’amico dei sabati pomeriggio di Rock’n’Folk che mi propone, nel 1986, l’acquisto di due cassette dei Megadeth, Killing is my Business e Peace Sells. Pochi spiccioli, credo 2000 lire l’una, perché a lui non piacevano. Gliele compro, le metto nello stereo, la prima non mi dice niente. Metto la seconda e comprendo perché al tipo i dischi non piacessero: a parte la title track e Good Mourning, di memorabile c’è poco. Arriva il 1988, esce So Far So Good So What e io nicchio: le due cassette precedenti già non le ascolto da un pezzo, perché nel frattempo è uscita una quantità impressionante di dischi dai quali era impossibile disaffezionarsi. Mi faccio convincere a comprare la cassetta perché c’è Anarchy in the U.S.A, cringissima cover del celeberrimo brano dei Sex Pistols, e dai, non si poteva non averla. Apre il disco la strumentale, meh. Poi c’è Set the World Afire, un brano che uscisse oggi verrebbe stroncato; quindi la cover che ha esaltato mezza Torino e poi quella lagna di Mary Jane. Tutto qui. Finisce il lato A e mi chiedo perché non ho comprato altro, parte il B e ci sono 502 e In my Darkest Hour che sono due dei 4/5 pezzi che di loro mi piacciono in quarant’anni circa che sono in giro; più che altro mi piace il testo di quest’ultima, che racconta del tipo che si suicida per fare dispetto alla donna che lo ha mollato. Per l’epoca era originale e piuttosto estremo. Liar è un pezzo di rara anonimità, dell’ultimo neanche ricordo il titolo. Di nuovo: tutto qui, il disco finisce, mi sdoppio sulla cassetta del walkman le due succitate e la cassetta originale oggi è ancora qui a casa mia, inascoltata da allora.
Visto che un indizio è un caso, due sono una coincidenza e tre sono una prova, per me i Megadeth sono diventati inutili da allora, e di quanto hanno pubblicato in seguito o non mi è proprio importato niente o l’ho ascoltato di striscio. Anche perché nel frattempo continuavano ad uscire dischi stupendi, credo potrei citarvene almeno 150 di album thrash metal superiori a qualunque cosa abbiano mai pubblicato i Megadeth, ma tanto non mi credereste. Voi andate dritti per la vostra strada, idolatrateli, ignorate le piccole band (piccole mica tanto, già considerare Exodus e Testament indegni dei “Big Four” dà l’idea di quanto si possa distorcere la realtà) così continuerete fino alla fine dei vostri giorni a disquisire se fossero migliori i Megadeth o i Metallica, davvero ignorando cosa cazzo vi siete persi.

Mah, Griffar. Non metto in dubbio il fatto che tu ai tempi c’eri , che ascolti metal da 40 e passa anni ecc..ma, opinione mia personale e senza offesa, secondo me di musica ci capisci davvero molto, molto poco. Tra l’altro argomentando sempre il tutto con ragionamenti da quindicenne e, dato che di anni ne avrai ben oltre i cinquanta, io fossi in te due domande me le farei.
"Mi piace""Mi piace"
Ci tengo a dire a Griffar che esistono anche coloro che amano sia i Megadeth sia tutte le altre band da lui citate.
"Mi piace""Mi piace"