Due svedesi a primavera: i nuovi album di MALSTEN e DÖDSRIT

Dei Malsten e dei Dödsrit, entrambi svedesi ed entrambi intriganti per ragioni diverse, avete già avuto un’anticipo nei mesi scorsi, ma adesso che sono usciti i rispettivi album nuovi è arrivato il momento di parlarne più a fondo.

Cominciamo in ordine cronologico, dai Malsten: sono un gruppo di Malmö e vengono da un primo album uscito nel 2020, The Haunting of Silvåkra Mill, col quale si erano fatti notare per il loro doom metal assoluto, senza compromessi e senza abbellimenti, che lo rende adatto agli specialisti e agli amanti del genere. Il loro nome significa “macina” ed è ben rappresentativo di come suonano: sembra proprio di sentir macinare lentamente, ma inesorabilmente, riff duri e impenetrabili come un’antica mola. Dal punto di vista dell’estetica e dei testi l’album è nato come un concept horror e racconta una vera e propria storia, tant’è vero che il sottotitolo dell’album è Chapter I – IV. La storia comincia all’inizio dell’autunno 1904, quando sul bel paesino di Silvåkra si abbatte uno spaventoso temporale. Persone ed animali si rifugiano subito al coperto, ma fuori si vede una figura solitaria che inspiegabilmente procede verso un vecchio mulino e scopriamo che ha in mente qualcosa di terribile …

The Haunting of Silvåkra Mill – Rites of Passage è il loro secondo album e riprende direttamente dove il primo finiva, sia la musica che la storia, tant’è vero che il sottotitolo è Chapter V – X. Ascoltando per caso il primo singolo disponibile Laren mentre eravamo in auto, mio figlio di sette anni e mezzo ha commentato: “È come una caverna”. Una definizione fulminante ed esatta come a volte i bambini sanno fare. Le ritmiche ampie, le chitarre, il basso e le campiture sonore senza pause di questo album sembrano descrivere proprio la volta di una grotta o di un cielo plumbeo. Sostanzialmente questo secondo album migliora il tiro rispetto al primo, presentando riff e atmosfere più coinvolgenti, ma lo si avverte diviso in due metà: la prima, che va da Path of the Nix a Larum, è la migliore, quella con il materiale sonoro più interessante e meglio composto. Quando arriva l’interludio Intercession inizia invece la seconda parte, che risulta invece inferiore, i brani sono più esausti e li sento anche meno ispirati, addirittura è diverso lo stile del canto. Personalmente lo ritengo un album interessante, ma riuscito a metà, per l’appunto.

I Dödsrit di Borlänge li seguiamo già da tempo, sono nati come progetto solista di Christoffer Öster nel 2017 e poi, a partire dal penultimo Mortal Coil (2021), si sono aggiunti altri tre musicisti. Combinano elementi di black, heavy metal, doom e fanno uso di elementi punk come il d-beat. Un’altra particolarità delle canzoni dei Dödsrit è che sono sempre lunghe, non hanno una struttura tipica né ritornelli, ma procedono per movimenti successivi, come nelle suite del progressive o della musica classica. Il loro mestiere è dunque riuscire a mantenere tutti questi elementi nel giusto equilibrio e creare atmosfere che vanno dall’epico all’oscuro, passando a volte per il malinconico. C’è da dire che lo sanno fare proprio bene e Nocturnal Will è una degnissima prosecuzione dei lavori precedenti, in cui superano qualche incertezza che si era sentita in passato e sintetizzano al meglio le loro migliori capacità. Le composizioni sono tutte avvincenti e, nonostante un’apparente prolissità che potrebbe intimorire gli ascoltatori meno pazienti, in questo lavoro riescono a tenere alta l’attenzione, perché sono capaci di scrivere davvero bene. Il loro modo di comporre è strabiliante e non può non colpire un ascoltatore curioso.

Rispetto agli album precedenti Nocturnal Will è maggiormente ispirato al metal classico, lo si sente dalle melodie diffuse in tutti i brani, dalle atmosfere più epiche e dagli assoli ispiratissimi, che si innestano sulla loro base ormai inconfondibile di black metal e hardcore, ovvero quello che definiscono blackened crust, dove si trovano arpeggi NWOBHM a convivere con tremolo picking e, sul lato ritmico, dal blast beat si passa con disinvoltura all’altrettanto selvaggio d-beat. È un album davvero bellissimo, di alto livello, dove i Dödsrit sono riusciti a creare qualcosa di innovativo a partire da stili già esistenti, ma sintetizzandoli in un’amalgama di grandissima efficacia. (Stefano Mazza)

6 commenti

  • Avatar di Bonzo79

    adoro i Dodsrit, a parte il secondo album che mi ha molto deluso. ma anche se il primo rimane insuperato, quest’ultimo e il precedente sono davvero ottimi

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  • Avatar di Fredrik DZ0

    io invece li ho scoperti da poco, i Dodsrit e questo Nocturnal will mi piace moltissimo. Adesso mi metto a recuperare la produzione precedente

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  • Avatar di Fanta

    Personalmente trovo Mortal Coil superiore al disco in oggetto.
    Premetto: non è un brutto disco. Tuttavia, a dispetto del titolo trovo il mood di Nocturnal Will zuzzurellone e vagamente funiculì funiculà. E questo per me non è bene.

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  • Avatar di Fredrik DZ0

    Approfondirò la loro discografia -che a parte Nocturnal will non conosco- ma qui ci sento tanto HM classico e questo per me è molto bene.

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    • Avatar di Fanta

      Fai benissimo ad approfondire.
      Il problema, soggettivo, non sono le influenze di metal classico. Più che altro direi Iron Maiden, con ste progressioni armoniche e una delle chitarre costantemente in lead che alla fine a me stucca parecchio. Toglie cattiveria, ci sono giri e giri e giri su basi power-chord (e ste cazzo di linee a una corda quasi ovunque) che mi suonano tremendamente “festosi”.
      Comunque mi fa piacere che il disco piaccia. Ma lo trovo troppo “solare” per i miei gusti.

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  • Avatar di Lord F L

    Non li conoscevo questi Dodsrit. Certo che di idee ne buttano dentro parecchie: coi riff con cui questi fanno un brano altri gruppi ci fanno una discografia. Mi pare evidente che ci sappiano fare; certo i brani sono un po’ lunghini e (per me) il rischio è che alla lunga il tutto risulti un po’ stucchevole. Ma un ascolto attento lo meritano senz’altro.

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