Avere vent’anni: DRUDKH – Autumn Aurora

Come capita per quei dischi che ti lasciano un segno indelebile, ricordo ancora oggi perfettamente il giorno in cui acquistai Autumn Aurora: era la mia ultima serata del mio primo Wacken, edizione 2004, e vagavo a casaccio per il metal market ancora inebetito da uno dei concerti migliori a cui abbia mai assistito, vale a dire i Satyricon con Nocturno Culto come ospite speciale a rifare i pezzi dei Darkthrone. Scartabellando tra i vari titoli, a un certo punto noto questa bucolica copertina dalla tonalità beige sfocata che non menziona né nome del gruppo né titolo del disco (era la prima stampa Supernal Music, non quella, più conosciuta, della Season Of Mist) e senza neanche chiedere lumi al tizio del banchetto lo compro senza tanti indugi. Non so voi, ma io ho sempre dato parecchia importanza alle copertine di un disco, e mi era capitato già in passato di comprare dischi solo perché mi piaceva da morire la copertina: a volte mi sono preso delle inculate ma quasi sempre ci ho preso, proprio come nel caso di questa seconda fatica dei Drudkh.

 

Tornato a Roma, ricordo di aver dormito tipo venti ore consecutive con Autumn Aurora in loop nel mio mitico e ancora funzionante lettore Cd Aiwa portatile, dopodiché continuai ad ascoltarlo ininterrottamente per tutto il resto dell’estate 2004. Risentendolo in questi giorni devo dire che l’effetto non è più lo stesso, ma non poteva essere altrimenti: ai tempi il black atmosferico era un concetto piuttosto astratto e i gruppi che ci si cimentavano si contavano sulla punta delle dita, mentre oggi è un genere che nel black va per la maggiore, con una moltitudine di gruppi che suonano tutti uguali e che devono molto (se non quasi tutto) al suddetto lavoro. Per questo spero vivamente lo abbiate scoperto ai tempi della sua uscita, lasciandovi cullare dalla sua atmosfera autunnale, dal rumore del vento, della pioggia e soprattutto da pezzi magnifici come Summoning the Rain, Glare of Autumn (una delle migliori strumentali abbia mai ascoltato, il riff al minuto 3.06 è da pelle d’oca) o Winds of the Night Forests.

Inutile andare in ulteriore particolari, Autumn Aurora è un disco piuttosto complicato da descrivere a parole e la cosa migliore e mettersi al buio, immaginare di trovarsi in qualche foresta sperduta dell’Est Europa e lasciarsi trasportare dalle note di questo capolavoro, che nella discografia dei Drudkh non verrà più replicato. (Michele Romani)

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