La lista della spesa di Griffar: SAMMATH, MÖRKVIND

È fuori da un po’ il settimo disco dei veterani olandesi SAMMATH, patrocinato dalla Hammerheart records che oramai è quasi una major. Dici Sammath e dici “assalto all’arma bianca” senza pause né cedimenti di sorta. Adesso ha preso l’andazzo di far uscire un disco ogni 4-5 anni, ma Jan Kruitwagen – che è l’autore di tutte le musiche e i testi, suona basso e chitarra oltre a sputare versi velenosi e guerreschi – popola la scena dal lontano 1994 e l’esordio Strijd (che è pure il meno violento della loro produzione) risale al 1999. Capite perché li chiamo veterani? In Olanda sono un’istituzione, dovrebbero esserlo anche nel resto del mondo ma a quanto sembra così non è. Il loro fast black metal è furioso come la più cruenta delle battaglie e rientra a buon diritto nella definizione di war black metal, perché, oltre alle tematiche che si basano sulle battaglie avvenute in quelle terre durante le guerre mondiali, anche la musica, brutale da togliere il respiro, ne manifesta tutte le caratteristiche tipiche. In teoria se amate gente come Conqueror, Bestial Warlust e simili la musica dei Sammath non dovrebbe esservi ignota, dato che si tratta di uno degli esponenti più rilevanti dell’intero sottogenere.

I nove pezzi sono ai vertici della qualità, a partire dalla sventagliata di mitra iniziale (il brano che intitola il disco, Grebbeberg) passando per la violentissima Murderous Artillery che ha una curiosa introduzione di rumori di battaglia suonati con la batteria (tanti complimenti a Wim van der Valk per la notevolissima tecnica che sfoggia, e non solo in questo caso); si rallenta parzialmente con Last Gasp of the Dying, pezzo più lungo e articolato che non si nega comunque sezioni di pura e genuina furia sonora in un contesto appena più “meditato”. Si godono nel corso dell’opera riff eccellenti in tremolo picking che non disdegnano cupe e disperate armonie (Crushed, Shattered and Destroyed, la più lunga del lotto, quasi sette minuti), e quando poi è il caso di far saltare tutto per aria i Sammath sono i primi a rispondere alla chiamata. Nel complesso i 39 minuti di Grebbeberg sono un esempio di come si deve suonare fast black metal violentissimo senza scadere nella becera gazzarra fine a sé stessa. Per gli amanti del genere si parla di uno tra i dischi più riusciti dell’anno, l’ennesima riprova che la classe non è acqua e che si può suonare grandioso e appassionante black metal senza sbagliare mai una nota anche in carriere oramai quasi trentennali. Questo non è da tutti.

Ignorati attualmente anche da Metal Archives, esordiscono con un EP composto da un unico brano di oltre 17 minuti i MÖRKVIND, che a giudicare dal nome potrebbero essere svedesi anche se non ho trovato notizie in giro. Perché Metal Archives non li includa in archivio francamente non lo capisco, ma oramai è un po’ di tempo che la loro linea editoriale è a tratti incomprensibile. Siamo seri, suvvia: se questo non è black metal io ho perso contatto con la realtà.

Essendo il pezzo così tanto lungo è normale che al suo interno le atmosfere e le situazioni siano assai mutevoli: si parte con un classico riff black metal glaciale, si attraversano sezioni di black rallentato con riff dal forte sapore tedesco (quello lento e armonioso tipo Wedard, Wigrid e simili), si passa attraverso campi desolati di tastiere dungeon synth evocative e particolari e poi ci si ritrova di nuovo in una pura ambientazione black metal tirato a mille all’ora (a dirla tutta i cambi di tempo sono decine e non ci si sofferma mai per troppo tempo su questa o quell’altra sezione). Insomma, avrete capito che Wyrd contiene al suo interno molte parti differenti che si intersecano senza mai deragliare dal filo conduttore che è e rimane tipicamente black metal atmosferico, mescolato con idee quasi sperimentali per il genere. Azzeccatissime le sonorità melliflue delle tastiere, pregevoli ed ispirati quasi tutti i riff, registrazione accurata senza essere troppo pulita (questo è black metal, gente, i Dream Theater sono un’altra cosa), basso bello polposo e riempitivo, screaming classico ed appropriato. Peccato che Wyrd sia solo un EP, perché li sento già pronti a prove su distanze più lunghe. Se il buongiorno si vede dal mattino, un nuovo valido nome meritevole di supporto si sta affacciando alla scena. (Griffar)

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