Fartwork: VOBISCUM – Christenblut

Buonasera a tutti, cari assaggiatori di mestruo, e benvenuti in un nuovo ed avvincente episodio di Fartwork, la rubrica di Metal Skunk sulle copertine fatte mentre si scuoceva la pasta sul fornello. Stavolta voglio fare un episodio un po’ diverso, più “interattivo” se vogliamo. Quindi, invece di spiattellarvi in faccia una storia assurda e anche un po’ stupidina come al mio solito, vi faccio prima contemplare la copertina in questione, e poi sarete voi a inventarvi la storiella che c’è dietro.

La copertina di oggi è quella di Christenblut dei misconosciuti Vobiscum, band austriaca dedita ad un black metal un po’ scarsetto… Un po’ amatoriale diciamo, un po’ alla viva il parroco.

Ma bando alle ciance, siete pronti a giocare con me?

Si!?

Ok, la copertina è la seguente:

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L’avete vista tutti? Bene.

L’articolo potrebbe anche chiudersi qua e lasciare spazio alle vostre novelline/barzellette/fantasticherie/commenti indignati/rigurgiti di odio su come sia stato possibile mandare alle stampe una cosa del genere, ma in quanto curatore della rubrica non posso tirarmi indietro dal dire la mia; quindi ecco tre teorie su quello che secondo me stava facendo il tizio dei Vobiscum prima e durante questo memorabile scatto.

Teoria 1: Il tizio dei Vobiscum stava (come suggerito nella premessa) praticando del sesso orale alla propria cugina mentre lei aveva le cose sue e poi, sorpreso in flagrante dal legittimo fidanzato, si è girato verso di lui ancora tutto sporco e gli ha lanciato questa occhiata sibilando diabolico: “Adesso forse dovrei dire che non è come pensi… Invece è ESATTAMENTE quello che pensi: mi sbatto mia cugina, nonché la tua ragazza, stupido ciccione microdotato!”

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Teoria 2: il tizio dei Vobiscum è un appassionato corridore tra rovine dimenticate (sport più black metal possibile) delle campagne della Carinzia e, dopo aver percorso 25 km di scale avanti e indietro in un castello abbandonato appartenuto in passato a dei vampiri col parrucchino e i calzini di lana fino al ginocchio, stremato dalla fatica, ha intinto la faccia in un barilotto da 5 litri di Gatorade all’arancia rossa. La faccia nello scatto è quando, subito dopo aver bevuto, il fantasma di turno che infestava quel castello gli ha detto che in un discount a Klagenfurt il Gatorade all’arancia rossa sta in offerta a 50 centesimi a bottiglia (e che acquistando cinque bottiglie nella quinta ti aggiungono anche un po’ di mestruo della cassiera… Cassiera che sarà sicuramente cugina di qualcuno). Del resto i fantasmi non c’hanno una lira, vivono in queste case di merda che cascano a pezzi, come minimo devono essere informati sui prezzi e sulle offerte in giro.

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Teoria 3: il tizio dei Vobiscum è un perfetto cazzone, che non fa niente nella vita se non correre per rovine infestate, bere Gatorade all’arancia rossa e sbattersi la cugina. Il padre, facoltoso avvocato viennese, a una certa si rompe le palle di avere un figlio così irresponsabile e scavezzacollo e decide di punirlo prendendolo a tomi di diritto romano sui denti. Il tizio dei Vobiscum le prende di santa ragione, sputa sangue dappertutto, ma alla fine il padre uscendo dalla camera della tortura gli fa: “Mi sono stancato di te. Vai nel mio studio, prendi i soldi nella cassaforte di destra e vattene, non voglio più vederti!”. Coi soldi nella cassaforte di destra il tizio dei Vobiscum può prendere in affitto un castello abbandonato vicino a un torrente gelato e vivere di rendita a pane, Gatorade e cugine per almeno sette/otto anni. Cosa farà della sua vita una volta scaduti i sette/otto anni non può saperlo… Ma intanto se la gode, e quindi la faccia nello scatto.

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Quale di queste tre teorie vi sembra la più vicina alla realtà dei fatti? Quale vi è piaciuta di più? E soprattutto: quali sono le vostre?

Alla prossima, au revoir! (Gabriele Traversa)

2 commenti

  • – tra i krampus che lo hanno riempito di legnate la notte di San Nicola si nasconde in bella vista anche la cugina ipertricotica, a cui pare abbia fatto visita il marchese proprio quel giorno lì
    – la corporatura spaghettifera ha fatto sì che sfilasse attraverso la sbarra di protezione della seggiovia di Arnoldstein nel punto più alto, atterrando su una preziosissima mucca alsaziana nel pieno delle doglie che per ringraziamento gli spara venticinque chili di vitello in pieno sterno, placenta compresa

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  • Sarà un album di spessore.

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