The band you love to hate: GRAVELAND – Hour of Ragnarok

Molto, ma molto in sordina perché boicottato da tutti i circuiti metal più diffusi, esce a distanza di parecchio tempo un nuovo full-lenght degli storici Graveland, band di black metal seminale ed ortodosso attiva da oltre trent’anni che penso sia nota a tutti, anche solo per averla sentita nominare.

Sapevo che qualcosa stesse bollendo in pentola perché lurko un forum frequentato da gente che ha idee politiche abbastanza estreme: Rob Darken è sempre stato uno che ha preferito climi ed ambienti simili, ed è proprio per questo che viene boicottato. Ci sono idee politiche che il buonismo imperante e la cancel culture non tollerano, quindi guai a chi ne parla. E, per amor di quieto vivere, i siti metal si adeguano. Io, come ho già detto e ripetuto, preferisco parlare di musica a discapito di qualsivoglia ideologia, pertanto dei Graveland ne parlo eccome, e se a qualcuno la cosa crea problemi non sono affari miei.

L’ultimo album effettivo di Graveland fu 1050 Years of Pagan Cult del 2016, mentre i successivi due erano riedizioni di dischi pubblicati in precedenza, riarrangiati, risuonati e riregistrati in versione epic pagan black metal con arrangiamenti orchestrali ed altre amenità. Oggi, con questo nuovo Hour of Ragnarok, Rob Darken cerca di tenere il piede in due scarpe: da una parte un black metal rozzo, scarno, impostato su un blast beat continuo tipico della sua passata discografia, e dall’altra il suo stile più recente, molto vicino all’epic/pagan/folk marziale e maestoso, con i cori vichinghi, i mid tempo tum-pa-tum-pa che fanno battere il tempo con il piede quasi per riflesso involontario, gli arrangiamenti di tastiera in bell’evidenza, melodie riconoscibili studiate per coinvolgere quanto più possibile l’ascoltatore.

Il fatto è che non sempre questo funziona, e Hour of Ragnarok, pur non essendo un disco mediocre, qualche problema ce l’ha, non sempre minimizzabile: innanzitutto i suoni delle tastiere, a tratti imbarazzanti, il classico suono della pianola Bontempi di antidiluviana memoria che suscita più incredulità e compassione piuttosto che esaltazione per un coro guerresco per intimidire i propri nemici prima della battaglia. Lo stesso vale per gli arrangiamenti orchestrali che nelle intenzioni dovrebbero ricordare degli ottoni, dal corno inglese alla tuba, e dei legni, come oboe e clarino, oltre agli immancabili archi. Sembrano ottenuti dalla stessa tastierina Bontempi di cui sopra, e suonano mosci, piatti, poco credibili, e anziché impreziosire il risultato finale ne smorzano l’impatto. In certi casi sono proprio scadenti, in altri meno, ma ci sarebbe stato bisogno di qualcosa di più professionale e studiato senza alcun dubbio.

Le parti migliori sono quelle più furiose e veloci ispirate ai vecchi dischi, solo che questo dà a tutta l’opera – che è piuttosto lunga, dato che gli otto brani oscillano tra i cinque minuti e mezzo di The Three Gifts of God ai sette minuti e quaranta di Enlightened by the Wisdom of Runes – un andamento sinusoidale, a causa del continuo alternarsi di alti e bassi, tra momenti piacevolmente nervosi ed incazzati e altri che ti chiedi cosa ci stiano lì a fare, anche perché avrebbero potuti essere resi molto meglio (anche per la trentennale esperienza di Rob Darken) invece di questi arrangiamenti epic/pagan degni di un qualunque gruppino alle prime armi tipo, che so, i Menhir. Voi probabilmente non li conoscerete, ma provate a cercare il loro debut album Die Ewige Steine del 1997, ascoltatevi le vocals epiche e le tastierine e ditemi se Hour of Ragnarok non gli somiglia. Con tutto il rispetto per i Menhir, dai Graveland mi aspetto qualcosa di molto meglio. Le parti più veloci sono senza dubbio migliori, anche perché ritornano ad avere quel feeling Enslaved periodo Frost/Eld che spesso si percepiva nei dischi più datati del nostro amico polacco (che tra l’altro fa la spola con l’Italia, visto il disco è registrato in Veneto ed il batterista che suona sul disco è Ahrin, ex-Abhor e ex-Xeper – entrambi gruppi padovani), anche se una maggior diversificazione compositiva non avrebbe guastato. Il fatto che le sfuriate tendano ad assomigliarsi non è comunque un difetto particolarmente marcato.

In conclusione il lavoro ha momenti interessanti di indubbio valore ma ne ha anche molti altri che fanno calare, e di molto, l’attenzione che gli si presta; cinquantuno minuti diventano troppi, l’ascolto ripetuto praticamente impossibile, a metà del secondo consecutivo si desidera ardentemente di passare ad altro. Da ascoltare senz’altro prima di un eventuale acquisto, ma se siete nuovi alla band di sicuro non è questo il disco della loro nutrita discografia con il quale iniziare: fino a Memory and Destiny del 2002 hanno fatto di molto meglio. (Griffar)

19 commenti

  • Mia opinione (e la esprimo solo perchè mi hai fatto conoscere un sacco di band – cosa di cui ti sono riconoscente), ma una cosa ultimamente mi sta sulle palle. Un conto (e sono d’accordo) è saper apprezzare Burzum (o Celine) per le sue opere, tenendo a distanza di QI le rispettive ideologie (magari discutendone con tranquillità in separata sede), un conto – però – è parlare di “buonismo” e la “cancel culture”. Che esistono e sono merda. Ma siamo metallari e quindi non siamo dei fessi. Se qualcuno se la prende perchè in Omero c’è il Maschio Bianco Occidentale, l’idiota è lui. Se qualcuno dice che l’Edda di Snorre è nazista, l’idiota è lui. Allo stesso tempo se c’è chi si diverte a farsi le pippe pensando che Auschwitz fosse una roba divertente e IN PIÙ vuole pure passare da vittima, sempre nella categoria idioti si rimane ma con l’aggravante della vigliaccheria.
    Per il resto, massima stima Griff.

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    • Ciao, spero tu gradisca una mia risposta. Innanzitutto grazie per avermi detto che hai conosciuto ottimi dischi grazie a me, è un complimento che spero di continuare a meritarmi ed è graditissimo.
      Penso che però questo possa capitare anche perché io scindo del tutto la musica proposta dalle ideologie di chi la suona. Faccio un esempio per spiegarmi meglio: a me non garbano per nulla i testi e i gruppi che li scrivono che glorificano l’utilizzo anche autodistruttivo di sostanze stupefacenti, qualunque esse siano. Beh, non mi sentirai mai parlare male di “in the streams of inferno” dei Mysticum neanche sotto tortura. Una cosa è la musica, un’altra i testi e chi li scrive.

      Io sono fermamente convinto che in questo mondo c’è posto per tutti, e posto per qualunque idea. Con la quale si può essere d’accordo o dissentire in modo totale, ma se Rob Darken ha voglia di andare in giro a dire che Auschwitz era un parco giochi ed al massimo hanno acceso due Zippo, beh, lo faccia. Chissene. Ci pensa la storia a smentirlo, non c’è bisogno dell’indignazione di massa.
      Io penso che un artista che suona musica rock, che siano i Rolling Stone o i Graveland, debba essere giudicato per la qualità della sua musica e non per il suo stile di vita o modo di pensare. Non è corretto che chicchessia pretenda di silenziarlo perché pensa in modo differente dal suo e tenti in questo modo di nullificarlo e farlo dimenticare. Io ho un forte livore e disprezzo per politically-correct e cancel-culture perché pretendono che tutti quanti la pensino come loro, senza né se né ma, viceversa sarai sentenziato di morte civile. Questo è più fascista dello stesso fascismo, io ripudio questo atteggiamento e non perdo, né perderò mai l’occasione di criticarlo. È pieno il mondo di gente che dice assurdità, solo che alcune, se provengono dalla parte politica giusta, sono tollerabili, anzi: difendibili. Questo non va bene, un’assurdità è un’assurdità da qualunque parte essa provenga, e nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di “educare” il popolo a ciò che è sempre giusto pensare e ciò che (a suo dire) non lo è. Una cosa simile va bene per i nordcoreani (fino a quando gli andrà bene) & affini, per il mondo civile no. Quella frase famosa attribuita a Voltaire «non sono d’accordo con ciò che dici ma combatterò alla morte perché tu abbia il diritto di dirlo» la dovrebbero insegnare fin dalla culla a questi fascisti della cancel culture, forse qualcosa da insegnargli ce l’ha.
      Cordialmente, G.

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      • Non posso che sottoscrivere quanto detto da griffar. Più che altro trovo assurdo come non si voglia comprendere che è assolutamente lecito apprezzare una qualsiasi forma d’arte senza che questo comporti il dover condividere anche le idee dell’autore. Restando in ambito metal c’è una nota ‘zine italiana che ha deciso tempo fa di “silenziare” noti artisti con idee e trascorsi poco ortodossi e la cosa è veramente patetica. Io non so se queste persone si rendano conto di quanto si ricoprono di ridicolo e di che razza di meccanismo perverso contribuiscano ad alimentare

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      • Griffar, è quello che ho detto anche io – come premessa – lassù. Forse non sono stato chiaro. Cerco di esserlo.
        Punto 1. Nella mia esperienza le band che hanno sentito necessità di “politicizzarsi” di solito lo fanno per nascondere pochezza d’idee (chi ha detto Roots?).
        Punto 2. Una cosa è l’arte un’altra l’artista, ma prima di avere patente di artista devi farla l’arte…
        Punto 3. Negli anni Novanta (quando si respirava tutt’altra aria, molto più progressista) gente così si metteva la maglietta del Che per poter dire “sono discriminato”, adesso dicono la stessa cosa con la maglietta del Duce – in entrambi i casi vivevano comodamente in una democrazia compiuta…
        Punto 4. Forse adesso ti è più chiaro che a me i nazisti di oggi (e visto che siamo nel XXI secolo in cui tutti s’indignano aggiungo anche gli stalinisti i maoisti, i fascisti…. e compagnia rastrellante) fan ribrezzo perchè hanno in comune UNA e UNA sola cosa: si pongono SEMPRE come vittime. E guarda che lo stesso vale per i paladini della cancel culture – un branco di ignoranti che antepongono il proprio narcisismo (e desiderio di pubblicità) alla fatica di contestualizzare, assorbire, studiare, meditare.

        Su Voltaire, fatti una risata con me e vai a cercare tutto il paragrafo di quella citazione. Spoiler: segue un “tranne…”.

        Infine (e scusami per la lunghezza): mi sembri incredulo, ma sì, in effetti, ho trovato molte cose interessanti grazie ai tuoi articoli. Non ho più l’età o il tempo di rovistare fra mille uscite e un buon articolo è sempre il benvenuto. E non è che se mi stan sul cazzo i nazisti dell’Illinois non può piacermi il black metal. Anzi, se vuoi una volta di queste ci facciamo una birra e ti faccio vedere la mia collezione di di cassette trapetedate (Burzum in testa) dei tempi che furono.

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    • Faccio una domanda a me stesso nel rispondere alla questione che poni, LUC (lo leggo come si scrive il tuo nick o devo entrare nel personaggio di Darth Vader? Luke, sono tuo padre…).
      Perché se mi appassiono a un’opera pittorica faccio meno fatica a scindere la stessa da un giudizio morale più o meno implicito sull’autore? Per esempio: Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, non era di certo uno stinco di santo, eppure nessuno si pone il problema della ideale convergenza tra grandezza artistica e pochezza (presunta) dell’uomo.
      Faccio l’ipotesi che identificarsi con un musicista fino a idealizzarlo, per dare valore narcisistico al proprio sé, sia un processo emozionale molto più potente. Di converso: quando ci accorgiamo della distanza tra le idee politiche o i valori di un musicista, rispetto alle nostre posizioni, per di più entro la cornice del medesimo contesto temporale (siamo coevi, oltre che coetanei molto spesso), ne rimaniamo molto più impressionati. Infine: oggi i social strappano il velo della tendenza a mitizzare e ci restituiscono un’immagine deturpata di ciò che si ammantava di sacralità.
      Parlo con te come parlo a me stesso o a Griffar. La verità è che anche quando diciamo ‘la cosa non mi tocca’ siamo nell’ambito del negare il perturbante. Le passioni e l’appassionarsi implicano inevitabilmente processi di assunzione di similarità tra noi e chi ammiriamo. Come se ne esce? Ironia e auto-ironia, direi. Per fortuna siamo nell’ambito della finzione. Perché la musica, l’arte, il cinema hanno questo comune denominatore. Sussiste trasversalmente una componente che ci fa dire “it’s only rock & roll”. E qualche volta dovremmo farlo pure con noi stessi, quando rispetto alla vita ci prendiamo maledettamente sul serio.

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      • LUC (e io chi sarei?)

        Certo Fanta, quello che dici è giusto anche se il mio pensiero diverge dal tuo nel momento in cui parli di “fiction”. Credo che, alle volte, (anzi, quasi sempre) la maschera dica ciò che l’attore non dice. La fiction (come il simbolico) è molto più reale del reale, insomma. Ma questo è un altro discorso.

        Sull’ironia sono decisamente d’accordo (soprattutto sull’autoironia) anche se, anche qui: alle volte, temo che molti in cattiva fede usino il “stavo scherzando” per ferire, insultare o anche solo sfogare su terzi le proprie frustrazioni – e farla franca. Nel caso di parte del black metal io la penso come il tenente Aldo Rayne di Inglorious Bastard: i nazisti li preferisco in divisa :-)

        Per il resto: adesso mi hai messo un bel po’ di dubbi sulla mia identità!

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  • Di loro a parte le primissime cose non ho più sentito nulla, dovrò fare un recuperone prima o poi.

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  • sentito di sfuggita più per curiosità nei contronti delle sue tastiere….boh, in effetti la tastiera giocattolo cinese con cui gioca mio figlio di due anni ha suoni molto più belli… tutta la cosa della mitologia vichinga in Polonia c’entra più o meno come il mullah Omar al gaypride. Strano che uno come Darken, in giro da oltre vent’anni, decida di buttare fuori una simile cacata.
    Piuttosto, in tema di gente un po’ troppo politicizzata ma capace, cosa ne pensi degli ultimi due lavori dei Peste Noire (“La chaise dyable” e “Split Peste Noire”)? a me di ciò che pensa Famine in cabina elettorale non frega molto, ma trovo i suoi dischi sempre interessanti musicalmente, con parecchie idee valide e molto originali.

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  • Album alquanto imbarazzante come quasi tutti quelli di Graveland. Piuttosto nel caso qualcuno se lo fosse perso è uscito circa una settimana fa il nuovo Peste Noire, anch’esso ignorato da praticamente chiunque: https://www.youtube.com/watch?v=IGrPGfSrlYY

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    • Beh, ignorato da tutti no, dai. I Peste Noire sono una cult band, io sto aspettando la mia copia. I loro dischi ce li ho tutti, molti di essi in vinile.
      Penso siano un progetto unico nell’universo Metal, molto spesso ostico. A volte le influenze di musica medioevale prendono il sopravvento, e per questo l’ascolto non sempre è scorrevole. Ho l’impressione che talvolta si perdano in contesti musicali che non sempre sono in grado di gestire. Di sicuro non gli difetta l’originalità e la voglia di percorrere strade nuove. Per quanto mi riguarda li ascolto volentieri, a piccole dosi, una facciata di vinile ogni tanto, oppure un Cd quando il tempo è grigio e minaccia pioggia. Ascoltare solo loro è improponibile ( credo)

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      • Appunto perché la fama dei PN è abbastanza diffusa mi sembra molto strano che nessuno almeno in Italia ne stia parlando, anche perché nel caso specifico si tratta a mani basse di uno dei loro lavori migliori di sempre. Pure io non tollerando troppo le avanguardie non posso definirmi loro fan numero 1, ma sia qui che in molti altri episodi si sono dimostrati largamente superiori ad un buon 80% della scena Black sotto ogni aspetto, incluso il penultimo PN VS PN che insieme ai due o tre momenti Hip Hop che hanno fatto storcere il naso ai meno attenti aveva dentro delle cose clamorose.

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    • sarò tra i meno attenti ma insisto, metà del penultimo kpn era atroce… devo recuperare il nuovo

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      • Finché si tratta di gusti personali niente da dire, però ricordo all’uscita un botto di gente incazzatasi per le sezioni Rap (con a volte pure delle recensioni denigratorie ai limiti del ridicolo) quando invece L’Ordure oppure l’omonimo erano già pieni di elettronica, eppure venivano amati da chiunque. Da lì il “poco attenti” nel senso di gente che magari manco ha sentito il disco ma parla comunque, andazzo parecchio diffuso nel giro Black Metal su internet. Poi vabbè anche solo il modo in cui delle sequenze di drumpad simili vengono utilizzate in tre brani opposti per atmosfera e andamento è una piccola botta di genio, al di là dei gusti soggettivi che comunque esistono e vanno tenuti da conto. Comunque il nuovo è diversissimo, sicuramente più tradizionale come concept ma musicalmente è un altro passo in avanti, penso possa piacere.

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  • Metallaro scettico

    My 2 cents. Chi usa la musica per pubblicizzare le proprie idee politiche tipo NSBM si pone al di fuori della legge. Questo non ha niente a che fare con il politically correct che oggi va tanto di moda. Quindi si, questi gruppi vanno boicottati se non addirittura perseguiti legalmente. È perfettamente legittimo che una società democratica si difenda da chi vuole sovvertirla. Non sento mai le svastichelle dimostrare per la libertà d’espressione dei fondamentalisti islamici.

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  • Lorenzo (l'altro)

    Io farei un distinguo: cancel culture è quando scandaglio 15 anni di archivi FB per trovare una gaffe e fare fuori la credibilità di qualcuno abbastanza solida e comprovata, altrimenti. Oppure quando mi impegno a rimuovere statue di un personaggio storico che in altri contesti, 500 o 1000 anni fa, ha fatto qualcosa che oggi non sarebbe accettabile anziché manifestare davanti alla sede di una multinazionale che schiavizza bambini nel terzo mondo oggi o davanti all’ambasciata di un paese in cui oggi lo schiavismo di fatto è permesso e promosso su base etnica (esistono e spesso sono “alleati” in pieno “rinascimento”).
    Invece decidere di contrastare un’opinione che si ritiene illegittima e farlo con mezzi legittimi è perfettamente legittimo. Decidere deliberatamente di non occuparsi di musicisti che propagandano idee che si ritengono aberranti non è per forza conformismo e può essere una scelta politica. Ostacolare certa propaganda in maniera civile è lecito. Bastonare e minacciare già è diverso. Ma impostare una carriera musicale dichiarando esplicitamente le proprie opinioni politiche e poi lamentarsi e chiamare censura le conseguenze politiche di ciò perché improvvisamente si diventa “solo degli artisti” è risibile.
    Dico questo a proposito di Graveland (che mi fa cagare) e dei PN (dei quali invece ammetto invece di provare un certo fascino, problema mio). E non do del fascista d’ufficio a chi ascolta o scrive, io che a mia volta sono stato classificato come fascista perché ho detto di non avere alcun problema ad ascoltare ancora Morrissey (le vecchie cose, che le ultime sono tirate via).

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  • Non so come metterla .. se un gruppo fa musica eccezionale ma poi nei loro testi inneggiano agli stupri etnici di bambini e all’uccisione di massa .. bhe .. posso dire gran compositori ma io non vi ascolto ..
    Boicottare non capisco cosa voglia dire …. se una rivista / Webzine lo fa , a parte essere cazzi loro, devono avere i loro motivi ..
    certo se un gruppo finanzia con la loro musica torture alle donne nel cazzonesoistan allora posso essere d’accordo..
    per il resto no .. una recensione serve a far capire a chi legge .. poi cervello e orecchi le abbiamo tutti per ascoltare e decidere ..
    Io adoro Zio Ted (Nugent) … ma penso sia un cazzo di odioso edonista wasp … ma allora dovremmo fare l’analisi di
    qualunque artista ..

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  • Rega’ vi vogghiu bene cumme a no figghio, c’avevo la pila di metalshock in bagno ( c’ho stampato ancora in testa un numero sui queensryche da paura ) PERO’ permettetemi di dire una cosa, a me sta cosa del “l’artista e quello che fa” m’e’ sempre sembrata un aparaculata siderale. Cioe’ se io so che ( tanto per dire ) il chitarrista dei graveland e’ un nazi che spende il suo tempo con i nazi e finanzia movimenti neonazisti…insomma, ecco che quando gli compro il disco io finisco inevitabilmente per finanziare quella roba li. E’ molto semplice. E’ un paravento, o un paraculo dire che si l’ideologia che sta dietro ad alcune band ( che poi dire che lo fanno per gioco e’ un altra paraculata, e’ il 2021 non siamo nel ’77 ) ci disgusta ma che ce frega a noi piace la musica. Non puoi scindere le due cose, perche’ la musica in se promuove l’ideologia di cui sopra ( tramite testi ed immagini ) e i proventi di codesta musica ( i cd che compriamo ) vanno a finanziare l’ideologia maslana di cui sopra. E mettiamo un bel paletto subito, io sono un revisionista dell’olocausto per cui di certo me ne frega il cazzo degli antifascismi d’accatto e tante altre stronzate; e’ il principio che e’ paraculo. Stesso circo per Varg e qualche altro idiota ( death in june, die blutharsch ), dire “Si, Herbhbkjbkibui e’ gran bel disco l’ho comprato MA Varg e’ un nordicista esaltato” e allora…che cazzo lo compri a fare? Non vuoi finanziare “quella roba li'”? Bene, non comprare i dischi di sti cazzari.

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    • Ok ma cosa vuoi che finanzi il tipo dei Graveland? A guardare la faccia di Rob Darken credo che viva rubando la pensione alla nonna che viveva nella Polonia socialista. Dubito che Darken cavi fuori dei soldi dai dischi dei Graveland, vista la qualità, considerando che oltretutto gli annullano sempre i concerti. Riguardo a Burzum forse non vi siete mai accorti che nei suoi dischi non vi è una sola traccia di ideologie o di dichiarazioni razziste, quelle al limite le trovate su alcune sue dichiarazioni personali, vediamo di ragionare in modo obiettivo che noi non siamo mica americani col cervello fritto. se ascolto un album di Burzum non trovo nulla di razzismo e basta! Chi lo sostiene parla per sentito dire, oppure si sente anche in colpa a guardare Mission Impossible al cinema perché così facendo crede di finanziare Scientology? Boh io questi pensieri ,come Griffar, faccio fatica ad accettarli. Riguardo ai Death in June e Der Blutharsch il discorso è essenzialmente legato all’estetica militare, un po’ come i kirlian camera di 15-20 anni fa…. oltretutto Der Blutharsch hanno da tempo abbandonato estetica e musica marziale per mettersi a fare roba di cui non sono nemmeno troppo capaci.

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