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Avere vent’anni: JOE SATRIANI – st

27 ottobre 2015

Joe_Satriani

Della sacra triade composta da Vai, Malmsteen e Satriani (che poi sarebbero i tre numi tutelari che praticamente qualunque chitarrista rock, prima dell’avvento di internet e youtube, citava come influenze principali se era un minimo addentro alla tecnica sullo strumento; i più smaliziati casomai poi ne aggiungevano anche altri, ma questi tre erano proprio l’abc, diciamo), quest’ultimo è quello che umanamente parlando m’è sempre risultato più simpatico. Bassino, schivo, perfino timido a volte, un po’ stempiatello, per un certo periodo col cappellino da sfigato perennemente in testa e alla fine – Capro gratias! – pelato completamente, m’ha sempre dato l’idea di essere appunto uno simpatico, alla mano. Anche i suoi dischi difficilmente hanno al primo ascolto la carica dei colleghi, cioè, non è che sono poi così d’impatto che già alla prima nota della prima traccia dici “CAZZO!”. No. Ti prendono un po’ più alla lontana, ed anche quelli un più commercialotti ed iperprodotti, tipo The Extremist, hanno una sorta di raffinatezza di fondo che li distingue dagli altri. Non che Malmsteen e Vai non tocchino o abbiano toccato vertici assoluti di stile e buon gusto, ma mentre questi due, pur in senso assoluto più tecnici di Satriani, sono stati raggiunti ed in qualche caso anche clonati da altri (specie Malmsteen), Joe Satriani no. Joe Satriani era, è e, presumo proprio, rimarrà unico ed inimitabile.

Anche quest’album qui di cui vi sto scrivendo, uscito tre anni dopo appunto The Extremist, pur distaccandosene completamente come impostazione e dato alle stampe in un periodo non facile per i guitar heroes, rimane completamente ancorato allo stile Satriani. Come dire, Joe Satriani blues suona sempre Satriani. Anche senza la superproduzione del disco precedente, con i suoni un po’ più sporchi, grezzi, senza troppi fischi con la leva, comunque è lui. E non è poi così banale nel cambiamento di approccio e produzione, non credete. Cioè, Vai mica si mette a suonare blues o a produrre i dischi in maniera più grezza, Malmsteen sì, ma è un risultato del tutto involontario perchè, da capra egocentrica quale è, non è capace di mixare e produrre i suoi dischi ma persiste comunque, nonostante il risultato faccia schifo da più di tre lustri. E Joe Satriani che suona grezzo e blues non fa certo schifo, anzi. 

Personalmente lo preferisco quand’è un po’ più sperimentale, tipo su Not Of This Earth, o su certi pezzi di Surfing With The Alien, di Flying In A Blue Dream e di Time Machine (che è una mezza compilation di b-sides, demo e pezzi live uscita tra The Extremist e questo qui), piuttosto che quando suona blues oppure il classico pezzo 4/4 rock (seppur godibile), però è pure vero che, tranne qualcosa tipo Engines Of Creation, i suoi dischi li apprezzo sempre. Di questo qui mi piacciono particolarmente Luminous Flesh Giants, Cool#9 (che è stato per molto tempo il pezzo con cui apriva i concerti ed uno dei suoi più amati in assoluto), Moroccan Sunset, Killer Bee Bop e qualcun’altra. Veramente era un po’ che non lo riascoltavo e l’ho ripassato giusto per scrivere queste quattro righe, perchè col tempo mi sono distaccato un po’ dai chitarristi. Non che non mi piaccia più la musica strumentale o che, però a vent’anni ero molto più concentrato sulla tecnica rispetto a ora ed in quel periodo ne ho fatto talmente tanto il pieno, di chitarristi e musica per chitarristi dico, che a occhio e croce mi basterà per i prossimi mille anni. Vabbè. Se vi piace il genere, ascoltatelo o eventualmente riascoltatelo, come ho fatto io. Il caro Joe merita sempre il vostro orecchio, in ogni caso. (Cesare Carrozzi)

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