Tag Archives: stare male

Il derby di New Orleans: CROWBAR e EYEHATEGOD

Symmetry In Black è, com’era prevedibile, più solare e rilassato del doloroso Sever the wicked hand, che era stato il lacerante diario della disintossicazione dall’alcol di Kirk Windstein. È quindi la serenità fatalista di un uomo di mezza età che è appena riemerso ragionevolmente pacificato da un mare di merda che anima, fin dal titolo, un brano come Walk with knowledge wisely. Una rassegnazione torpida

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Disagio! Malessere! Nuovo pezzo degli EYEHATEGOD!

“Joey LaCaze non avrebbe mai voluto che smettessimo“, aveva detto Jimmy Bower in un’intervista di qualche mese fa e noi a questa dichiarazione, che suonerebbe falsa e paraculo in bocca a, beh, pressoché chiunque, vogliamo crederci. Fosse anche solo perché su questo nuovo stramaledetto lavoro degli Eyehategod, che attendevamo da 14 anni e verrà intitolato semplicemente Eyehategod, il compianto batterista

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Assaggini metafisici: ULCERATE

Qualunque cosa pensiate degli Ulcerate, state sbagliando. Sbagliate abbestia se pensate che facciano cagare, sbagliate un po’ meno ma comunque tanto se pensate che vi piacciano e sbagliate in modo incalcolabile se pensate di averli capiti. Perché gli Ulcerate sono qualcosa che, analogamente ai Portal, trascende i concetti di comprensione e di gusti. Semplicemente è musica che va interiorizzata, ascoltata

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Grattare il coperchio della propria bara con i BLACK AWAKENING

Dura la vita dell’appassionato di doom. Ogni mese escono decine di lavori basati più o meno tutti sui soliti due o tre giri scritti da Tony Iommi quaranta e passa anni fa e riesci tuttavia a fartene piacere la maggior parte.  Dato che c’hai pure un lavoro e una vita privata, provare a star dietro a questa mole di musica è una sfida persa in

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Music to light your joints to #6

Ripartiamo dalla sempre prolifica Svezia, nobile paese al quale Stefano Greco ha dedicato da poco un’estensiva puntata di questa graziosa rubrichetta. Tocca infatti parlare dei KONGH, che dedicano all’iconico gorillone evocato nel nome la copertina del loro terzo album Sole Creation. Non avevo mai sentito nulla in precedenza del trio di Nässjö, ma queste quattro composizioni, lunghe e torpide come il

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