Tag Archives: Dimmu Borgir

Sei dischi del ‘94 che mi hanno cambiato la vita

Il 1994 è stato un anno abbastanza importante per il metal (specialmente per il black), ma il suddetto anno purtroppo non è presente nella vasta storiografia metalskunkiana, poiché il nostro/vostro amatissimo Avere vent’anni nasce nel 2015, e quindi si hanno notizie dei bei tempi che furono solo dal 1995 in poi. Con tutta la presunzione del mondo e il tipico

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I Dimmu Borgir del deserto: MYRATH – Shehili

Vi avevo già parlato dei tunisini Myrath quando era uscito il loro precedente album, Legacy (che non è altro che la traduzione inglese della parola araba myrath). All’epoca ero rimasto abbastanza deluso, e nuovi ascolti più recenti mi hanno sostanzialmente confermato le impressioni di qualche anno fa. Stesse impressioni che mi hanno suscitato i video dei primi singoli estratti da

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Avere vent’anni: DIMMU BORGIR – Spiritual Black Dimensions

Conoscevo questo tipo, mio coetaneo, che era un vero barbaro: completamente ossessionato dalla filmografia bellica post anni Cinquanta, a un certo punto naturalmente si diede al soft air e arrivò a mimetizzarsi nei boschi scandiccesi per vedere se i passanti lo notassero o meno. Quello che non capiva è che solo in guerra un essere umano tende a notare dettagli del

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Avere vent’anni: DIMMU BORGIR – Godless Savage Garden

Non sono solito dare molta importanza agli EP, anche se con alcuni di essi si capisce perfettamente cosa sta accadendo o cosa accadrà presto alla band che ne pubblica uno. Con i Dimmu Borgir, reduci dal successo – enorme e meritato – ottenuto con Enthrone Darkness Triumphant, vennero fuori alcuni aspetti che avevano dell’inquietante: in primis stava arrivando Mustis e

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