Author Archives: Marco Belardi

Approfitto dell’uscita del singolo dei KREATOR per parlarvi dei Kreator

Per me i Kreator sono una cosa parecchio importante, e li ho difesi con tutte le forze fino a nascondermi in un angolo ad ogni uscita dell’epopea Phantom Antichrist/Gods of Violence. Adesso mi provocano un certo imbarazzo, ma per rispetto e riconoscenza tento appunto di parlarne men che posso. Li ho conosciuti con un cd masterizzato di Extreme Aggression passato

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Avere vent’anni: NICKELBACK – The State

Per ogni fan del grunge cresciuto a suon di Badmotorfinger e Dirt, la psicologia motivazionale fu l’unico sistema adottabile affinché si potesse semplicemente andare avanti. Non c’era da superare la morte del biondo dei Nirvana: c’era, in compenso, da fronteggiare l’arrivo, il radicarsi e il dilagare della terminologia “post-grunge”. La quale, nel giro di poco tempo, da binomio serpeggiante sulle

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Avere vent’anni: VADER – Litany

Litany mi diede delle grosse preoccupazioni. Se con i Kyuss seppi ricollegare l’improvviso malfunzionamento delle pessime casse installate in auto alla mia smania di godere dei bassi tipici del gruppo statunitense, nel caso dei Vader caddi un po’ dalle nuvole. Il buon Doc aveva combinato un bel macello, e chissà quante altre vittime fece prima d’abbandonarci. La storia è questa: misi su Litany,

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Avere vent’anni: ENTOMBED – Uprising

Minimalismo totale, ostentato da una scarna copertina in bianco e nero: quando mi ritrovai davanti Uprising, lo presi a scatola chiusa mentre mi rimbombavano ancora in testa le severe recensioni dedicate a Same Difference. Fu come un richiamo. Per il sottoscritto gli Entombed arrivano fin qui e al successivo Morning Star. Questi “ultimi” due capitoli segneranno una sorta di chiusura del

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