Author Archives: Marco Belardi

Attenti al biker notturno: GHOST SHIP OCTAVIUS – Delirium

Stamani avevo la sveglia alle 6:00, tipo l’inizio di Awake dei Dream Theater. A un punto indefinito della nottata passa sotto casa mia questo stronzo con la moto da cross, e fa un casino infernale. Non credo proprio che a quell’ora tornasse da una di quelle piste ricavate ai bordi della boscaglia, habitat peraltro ideale per il proliferare della vipera

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Da Sheepdog a Bob Reid: i RAZOR di “Shotgun Justice”

Le cosa, almeno all’apparenza, ha davvero poco senso. Ma quando è uscito l’album dei Voivod, il mio preferito dello scorso anno, mi venne in mente di scrivere qualcos’altro sul metal canadese. Naturalmente volevo buttarla sul thrash metal come spesso faccio. Niente Annihilator però, dato che c’ero già passato tre volte, due delle quali in occasione di alcune delle peggiori cose

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Vi spieghiamo tutto ciò che non sta accadendo in Germania

Iniziamo questa ignobile rassegna col piatto meno forte, che poi, a lettura ultimata realizzerete fosse l’esatto contrario. Trattasi del secondo disco dei Ravager, o meglio di due tizi attivi in una band chiamata Excavator – un nome che non avrei mai e poi mai abbandonato, al costo di spendere tutto in avvocati per una vita intera – che in qualche

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Scariche non proprio adrenaliniche: BRING ME THE HORIZON

Conosco da anni questa signora dall’educazione ineccepibile. Capello candido, il volto segnato dal tempo e occhi che nascondono a fatica tanta sofferenza. Solo una volta, in vita mia, non l’ho vista col sorriso. I vicini di casa mi raccontano il suo problema, lo fanno a più riprese, rivolgendo nei suoi confronti tutto lo sdegno e l’astio che hanno in corpo;

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La MILF s’è desta: OVERKILL – The Wings Of War

Generalizzando, si può riassumere l’intera faccenda dicendo che Ironbound ha suscitato un tale clamore da risvegliare un morto. Che poi di album veramente orribili gli Overkill non ne avevano mai fatti, ma dispiaceva vederli galleggiare tra la sufficienza risicata e cose che ascoltavi quasi per non mancargli di rispetto; perché in fin dei conti si trattava pur sempre dei due tizi

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