Nella sala d’aspetto del dentista con XASTHUR

L’obiettivo principale di questa recensione sarà quello di parlare il meno possibile di ‘sto disco inascoltabile, quindi la prendo un po’ alla larga: era mi pare lo scorso Natale quando ricevo un messaggio su Whatsapp dal boss Roberto Bargone che recitava una cosa tipo: “Oh, a marzo viene per la prima volta in italia Xasthur, ci sono pure CHARLES e GRIFFAR, non puoi mancare”. Gli dico che ci penso su un attimo, perché sia il giorno della settimana (un mercoledì), sia il luogo del concerto (il Centrale Rock Pub di Erba, non proprio facilissimo da raggiungere) non deponevano molto a favore della trasferta, visto che sarei dovuto salire da Roma.

Alla fine dico tra me e me “facciamolo”, più per rivedere gli esimi colleghi che per il concerto in sé, visto che del buon Malefic avevo perso le tracce addirittura di tempi di Telepatic With The Deceased e che, pur apprezzandolo, non sono mai stato esattamente uno dei fan più agguerriti del suo depressive black metal. Prima di prendere il biglietto però mi riservo di andare a sbirciare quale sarebbe stata la scaletta del concerto, sperando di trovare, chessò, una Into The Hate of Battle o Tyrant of Nightmares (tra le mie due favorite), e invece niente, nessuna traccia. Il problema è che continuo a scorrere e non c’è UN pazzo che conosca, il che comincia a farmi venire qualche leggerissimo sospetto.

Vado allora a spararmi sul tubo una delle sue ultime esibizioni, anche per avere un’infarinatura sui dischi dal 2006 in poi che non conosco quasi per nulla: spingo play e vedo Malefic seduto a strimpellare note a caso su una chitarra acustica. Alchè dico tra me e me: “Vabbè dai, sarà il soundcheck e starà provando qualche intermezzo acustico messo lì ad intervallare il suo repertorio depressive black”. Sposto la barra al minuto venti ma la situazione non cambia, c’è sempre lui seduto con espressione ancora più depressa e incazzata di prima a spingere tasti a caso su un mixer, sempre con sta cazzo di chitarrina che fa ZING ZANG, definizione perfetta data da CHARLES nel memorabile report del grandissimo concerto in quel di Erba.

Mancavano mi pare tre giorni alla data fatidica, decido ovviamente di lasciare perdere e provo inutilmente a dissuadere i colleghi nella chat di gruppo, cercando di prepararli a quello a cui avrebbero assistito, purtroppo con zero risultati. La definizione che ho letto da qualche parte di folk acustico è un insulto per tutti i gruppi (alcuni pregiatissimi) che si cimentano in questo genere. Avete presente quella specie di non musica che mettono nelle sale d’aspetto o negli ascensori degli hotel a 5 stelle? Open to Misinterpratation è esattamente questo, 34 minuti (per fortuna pochi) di una roba acustica dissonante e indefinibile di cui, giuro, anche sforzandomi non riesco a ricordare una sola nota. Non so con che coraggio Scott Conner abbia deciso di dare alla luce una roba simile e soprattutto come una storica e rinomata label come la Prophecy abbia dato l’ok per pubblicarla. (Michele Romani)

3 comments

  • Avatar di Goat

    Io i fenomeni che sono andati ad Erba ancora li devo capire perché sono rimasti delusi. Non capisco perché nella loro testa proprio in quella data avrebbe dovuto decidere di cambiare tendenza e suonare brani che non ha fatto in nessun “live” di quel “tour”

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