I Carcass più cafoni: EXHUMED – Red Asphalt
Ogni volta che esce un nuovo disco degli Exhumed sono sempre combattuto se ascoltarlo o no. Mi dico sempre che non ne vale la pena. Tanto vale ascoltare i Carcass, no? Poi però succede che ascolto effettivamente i Carcass ma non ritrovo quell’attitudine ignorantona che invece è parte degli Exhumed. E che mi piace un sacco.
Si dice generalmente che gli Exhumed abbiano imparato a suonare da All Guts, No Glory in avanti. È vero. C’è stato un notevole salto tecnico nelle loro composizioni, che lì per lì, forse, ha lasciato molti un po’ straniti. Tuttavia, come notava Ciccio, All Guts, No Glory manteneva comunque ancora quel pizzico di ignoranza (e per me è un album incredibile). Con i lavori successivi la band ha imboccato una strada sempre più lontana dalle proprie origini, inseguendo una pulizia del suono e una ricercatezza stilistica che stonava con la loro proposta.
Ecco, gli Exhumed tornano oggi con questo Red Asphalt, e finalmente trovano un punto d’incontro tra il loro essere diventati più tecnici del necessario e il loro essere quelli di Gore Metal. Red Asphalt è un album che si fa piacere dal primo ascolto, si dimostra orecchiabile e ispirato in tutte le canzoni. Sì, ci sono ancora gli assoli puliti e una certa quadratura dei pezzi, ma si può tranquillamente dire che siano solo degli accessori, e non la parte più consistente, del disco. Certo, la band non esce minimamente dalla loro zona di comodo, ma non credo sia un problema da porsi visto che non ha mai nemmeno lontanamente avuto l’intenzione di fare qualcosache non fosse già stato fatto da altri. E va bene così, perché gli Exhumed hanno sempre avuto un carattere proprio, e qui lo si sente. L’ombra dei Carcass è meno invadente che in passato, e sembrano finalmente a proprio agio nel loro ruolo, senza dover inseguire nessuno.
A proposito di inseguimenti: il tema scelto per l’album è grottescamente divertente, e a suo modo originale. La morte su strada. Ho fatto qualche ricerca e non mi pare che sia mai stato trattato per un album intero. Noi europei non abbiamo un rapporto così intenso con gli spostamenti in auto (o meglio: proprio con l’auto in generale) come ce l’hanno gli americani. Ma se come me avete macinato, o tuttora macinate, un sacco di chilometri dentro un insieme di lamiere estremamente pericoloso, forse potreste trovare di che esorcizzare i pensieri macabri che ogni tanto vi colgono al volante leggendo i testi di Red Asphalt. Oppure potreste voler non guidare mai più. Vedete voi se leggerli o meno. Ma l’album ascoltatelo, quello sì. (Luca Venturini)


