Cosa spinge a diventare metallari oggi?

La recensione del Carrozzi sul nuovo Kreator, l’ultimo pezzo sui Megadeth e la conseguente esplosione polemica della sezione commenti Facebook di Metal Skunk mi hanno portato a una riflessione sulla questione. Com’è che una cosa può fare così tanto schifo a qualcuno e allo stesso tempo essere difesa e amata a tal punto da qualcun altro? Stiamo parlando dello stesso album, ascoltato da persone che potremmo definire simili, quantomeno nel retroterra musicale.

Non ero troppo interessato ai Kreator del 2026, ma mi sono preso una mezz’ora per ascoltarne l’ultimo lavoro così da farmi un’idea. Ok, non mi fa così schifo, ma nemmeno mi fa saltare dalla sedia. È semplicemente un disco scritto col pilota automatico, se non con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, da un sessantenne imborghesito che si è messo a tavolino a progettarlo per come avrebbe dovuto vendere. Il problema principale per me è la produzione: pulita sì, potente, ma piatta, uguale agli album precedenti. Senza personalità.

Questo è il problema principale in cui versa la musica del demonio oggi: zero personalità, quantomeno nei giri grossi. E i giri grossi sono quelli che fanno girare i soldi, quindi dove i fan spendono in CD, vinili, ascolti in streaming, merchandising e soprattutto concerti. È una piega che si è presa negli ultimi dieci anni ed evidentemente funziona, perché non accenna a fermarsi.

E allora mi chiedo: ma com’è che piace così tanto questo appiattimento del suono? Cos’è che piace oggi del metal? Oggi che suona tutto uguale, tutto simile. Una persona, non necessariamente giovane, che si affaccia al genere, da cosa viene attirata?

Qual è il gancio? L’estetica? Le pose? O la musica?

Non voglio fare il metallaro boomer, ma: una volta c’erano i Saxon. Avevano un suono che riconoscevi alla prima nota. I Saxon erano dei figli di puttana, ubriaconi, che giravano i pub in moto come teppisti, brutti come la merda, che hanno iniziato a vestirsi vagamente da donna per impressionare le vecchiette, e il loro suono all’inizio rifletteva esattamente questo.

bellissimissimi

I Big 4 avevano tutti e quattro un’estetica e un suono ben distinto che rifletteva esattamente la loro “anima” musicale. Anche loro erano dei figli di puttana che volevano solo spaccare tutto quanto.

Blind Guardian da adolescenti erano probabilmente (immagino io) degli sfigati che si rifugiavano nella lettura e nei giochi di ruolo per sfuggire a una realtà che non gli bastava, e da questa fame hanno creato un suono e un mondo intero dedicato al mondo del Signore degli Anelli.

Io non sono un giovanissimo, ma nemmeno così vecchio, e mi ricordo come sono diventato metallaro. O meglio, ricordo il momento in cui ho capito di esserlo. Tutto parte da un’esigenza che non avevo soddisfatta, che nemmeno capivo di avere. Avevo 13 anni, era l’estate in cui, appena finite le medie, dovevo scegliere la scuola superiore. Ricordo perfettamente il giorno: al supermercato con mia madre, sfogliando gli scaffali dei dischi, vidi Rock in Rio, con la copertina sbrilluccicosa che cambiava colore inclinandola. Non conoscevo gli Iron Maiden, ma quella cosa mi chiamò in qualche modo. Lo comprai, pregando mia madre, e appena entrati in macchina lo misi subito nel lettore CD con le mie cuffiette.

La intro sinfonica. L’attacco di The Wicker Man. Quel giorno io capii di essere metallaro. Io ero diverso. Si era acceso un fuoco dentro di me. Questo è quello che dovrebbe dare la musica.

Ma oggi? Funziona ancora così? È ancora la musica degli emarginati? Degli incompresi? Di quelli diversi? Un disco dei Kreator del 2026 è ancora in grado di accendere quel fuoco in un ragazzino di 13 anni? Questo è quello che dovremmo chiederci quando recensiamo un album.

Qual è il senso di tutto questo? Perché siamo metallari? Se lo siamo perché il suono è pesante e finge una cattiveria finta, patinata, pronta per essere consumata, allora c’è qualcosa che non va. Non siamo più la musica del demonio. Siamo la musica imborghesita dei quarantenni impiegati di banca che hanno smesso di lottare e di vivere on ten.

Purtroppo oggi la vera musica del demonio non è più il metal, è la trap. Anche se è molto più di moda di quanto lo sia mai stato il metal, è lì che si rifugiano i disagiati, gli emarginati, chi ha quella fame dentro che non sa come sfogare.

A noi piaceva provocare. Ci piaceva mettere le magliette con i crocifissi al contrario per dichiarare pubblicamente: “IO NON SONO COME VOI, E NON VOGLIO ESSERLO”Ora non facciamo più paura a nessuno. Nessuna mamma viene offesa da una maglietta dei Frozen Crown.

Avril Lavigne and the Dead Darkness of Steel

Abbiamo buttato via tutto il senso più profondo di quello che amavamo, e a voi va bene così.

È questo il vero problema di un album dei Kreator nel 2026. Non ha niente dietro. È fuffa. Belle canzoni scritte col pilota automatico, una produzione pulita e precisa, riffoni al punto giusto e via verso il prossimo tour. Pura lava fonica. Ma lava fonica dove? Ma poi che cazzo vuol dire, amici del vero metal?

Perché vi piace questa roba? Cosa vi dice? Accende qualcosa all’interno delle vostre viscere? Oppure è solo perché suona bene?

Non è neanche questione di dire: “Eh, ma a sessant’anni cosa pretendi da Mille Petrozza?”. Perché non pretendo niente da lui. Va bene così, solo non facciamo finta che sia un album meraviglioso. Così come mille altri, mica solo lui.

Non sono loro il problema. Siete voi. Siete diventati dei cazzo di democristiani?

Siete voi che dovete ricordarvi perché ascoltate metal.

Qui a Metal Skunk abbiamo opinioni libere, a volte controverse, e non ci facciamo problemi a esporle, ma spesso nella sezione commenti si legge che provochiamo, che siamo bastian contrari apposta per creare interazione e aumentare le visualizzazioni. Vi assicuro, da ultimo arrivato, non è così.

È questo il motivo per cui non ci piacciono tante cose che escono là fuori e che vengono incensate negli altri blog. Perché potranno pure essere ben fatte, ma sono vuote. Non hanno niente da dire. Non accendono nessun fuoco. È perché non cullano il senso recondito e profondo dell’essere metallari.

Il motivo per cui possiamo dire di essere metallari, di amare questa musica, non sta nel suono pulito e potente. Sta nell’essere un figlio di puttana emarginato, che ha dentro qualcosa che deve sfogare. Sì, anche se abbiamo mediamente 45 anni, un lavoro vero, dei figli, una vita normale, e le magliette con i crocifissi le mettiamo solo ai concerti. Sta nel ricordare quel ragazzino di 13 anni che non si sente capito, che sa di avere qualcosa di diverso, quel fuoco che non sa come accendere.

Questo è quello che dovrebbe dare la musica. La nostra musica.

Senza questo, tanto vale ascoltarsi Elodie. Almeno è una bella figa. (Alessandro Colombini)

36 commenti

  • Avatar di Dario

    hai perfettamente ragione. Allora ci sentivamo diversi,avevamo quel malessere interiore che solo nel metal trovava pace….almeno per il sottoscritto. Ecco perché da quarantaseienne provo più piacere ad ascoltare 300 album degli anni passati che la merda insipida che esce oggi…però almeno per me il metal me lo porterò nella tomba col sorriso

    Piace a 2 people

  • Avatar di fabio rossi

    Un sito web campa di visualizzazioni e cinquanta commenti confermano che un determinato argomento ha raggiunto,in parte, uno scopo.Quando si prendeva cura della rubrica della posta di un giornale non era importante se qualcuno rimaneva insoddisfatto di una recensione, perché si faceva una selezione per motivi di spazio che è abbondante invece su internet.Qualcuno era insoddisfatto di vedere top album The Killer Barbies invece degli Exhodus,ma non si sapeva.

    Oggi la maggior parte dei metallari sono invecchiati,hanno messo famiglia e hanno le bollette da pagare.Ai concerti c’è maggiore presenza femminile,prima ,rovistando tra i dischi di un negozio,passava la tipa che diceva”peccato che ascolta metal”.I metallari si prendono più cura dei capelli che delle magliette che indossano .Ai concerti non si poga più in modo da ritornare a casa con qualche livido.Ma quale musica del diavolo,siamo diventati tutti dei rincoglioniti.

    Piace a 2 people

  • Avatar di Sam

    Capisco benissimo il tuo discorso e mi trovi in gran parte d’accordo.

    Ho iniziato ad ascoltare hard rock a 12 anni (Guns e Motley) per poi passare al metal l’anno successivo con Iron Maiden (sopra tutti), Metallica e Megadeth. Poi è arrivato il prog metal, ecc… Ecc… Ecc…

    C”erano ragioni diverse per ascoltare ogni genere (energia per alcuni, rabbia per altri, riflessione, malinconia) ma tutto è nato proprio da quella necessità di prendere le distanze da un mondo che non capivo, che per troppi aspetti non mi piaceva e dal quale volevo differenziarmi.

    Ora, a 50 anni, il mondo lo capisco un po’ di più e mi piace ancora meno. Ma ho capito che tutto – e lo dico con l’amaro in bocca – ruota intorno ad accaparrarsi qualche briciola di quelle poche che i pochissimi che tengono le redini finanziarie di questo mondo fintamente inclusivo ma basato solo su forza, violenza, potere e denaro lasciano cadere per far credere alle masse che anche loro hanno diritto di vivere.

    Quindi, dovrei aspettarmi cosa? Anche le band cercano le briciole. Anche se con un po’ più di rabbia e personalità di altri generi popolari, anche il metal è immerso nella melassa del politically correct, del finto inclusivismo, dei maestri del fake che accusano gli altri di generare fake dall’alto di un’autoproclamata superiorità morale. Ci troviamo in una situazione dove il metal è bene di consumo come ogni altra cosa. Seguito da ragazzini che ascoltano metal insieme a rap, trap e reggaeton, il metal ha smesso di essere uno stile di vita ed è diventato un prodotto commerciale. Sento già schiere di bimbetti che a questa mia affermazione mi direbbero: “tu so allora che sei un vero true!” per prendere per il culo. In quest’atmosfera, é già bello che esista ancora il metal.

    Quindi, perché apprezzo cose che qualcuno potrebbe trovare vuote e tutte uguali? Perché non mi aspetto più nulla e quando trovo qualcosa di suonato bene con melodie e/o testi che mi emozionano, è tutta manna dal cielo. E non tutte le band sono più chiaro scontate. E del resto, anche le band emergenti (buona parte almeno) non suonano per una necessità ma per fama e denaro. Ad esempio, l’ultimo Megadeth, tanto contestato, ha comunque un sound riconoscibile ed è proprio la testa di cazzo di Mustaine che gli ha permesso di mantenere una certa attitudine. Eppure, qui i Megadeth sono stati sputtanati fin dai loro albori.

    D’altronde, in un occidente “libero” che censura ed emargina chi si discosta dal pensiero unico, sarebbero mai emerse band come Guns n’ Roses (dei tempi andati), Motley Crue, i primi Maiden, i primi Metallica e centinaia di altre band che non sto a nominare?

    Piace a 2 people

  • Avatar di Old Roger

    Lasciando perdere il fatto che non siete dei provocatori e smerigliatori di sacche scrotali (a volte) ma una banda di boy scout che aiuta le vecchiette ad attraversare la strada , non so cosa possa attirare oggi un tredicenne , perché quando ero giovane pensavo che i giovani fossero stupidi , mentre adesso che ho quasi mezzo secolo ne sono assolutamente convinto. Per quanto mi riguarda , solo che alle medie vedevo quelli di terza e pensavo che non volevo essere come quella banda di coglioni e non volevo niente a che fare con tutta la loro merda e ieri sera tornando dal pub , dopo un concerto di Irish folk , ho pensato la stessa , di quelli che erano la

    "Mi piace"

  • Ugadisci Segundo
    Avatar di Ugadisci Segundo

    Cavoli, ci sarebbe molto da dire. Per me tra rock e metal non c’e’ molta differenza, da ragazzino ho visto i Nirvana in TV, mi hanno fatto ascoltare i Metallica e i Maiden, poi con gli AC/DC e i Pantera sono impazzito letteralmente. A parte la musica, mi piacevano tantissimo come cazzo erano conciati i tizi che suonavano nei gruppi che ho citato, mi piaceva anche come si attegiavano e le cazzate che facevano, vedi Vulgar Video, insomma.. mi piaceva tutto, musica, estetica, atteggiamenti. Mi piaceva come Angus si muoveva sul palco, Anselmo che sembrava un capo popolo, Harris con le sue dita mitragliatrici che cantava ogni pezzo…. mi sono sempre domandato se fosse intonato. Normale rimanere affascinati in tutto e per tutto. Erano fighi a modo loro fregandosene del resto, alla fine sei un rocker ed un metallaro.

    Se penso a quei giorni, gli anni 90, anche in Italia avevamo un buon numero di ragazzi e ragazze (ragazze meno, ma sono aumentate con il tempo) che ascoltavano rock, metal e punk, era presente anche un certo tipo di estetica, e un generale fregarsene delle varie mode, perche’ le tue linee da seguire erano poche e chiare.

    Mi ricordo Tom Araya che in una intervista diceva che da ragazzini loro vedono questi ragazzi biondi con belle ragazze su auto sportive… ecco loro volevano essere l’opposto, rende l’idea a grandi linee, alla domanda su chi fosse secondo lui il tipico fan degli Slayer ha risposto il ragazzo piu’ brutto del quartiere ahahahahahahh

    Adesso i ragazzi ascoltano la trap, non penso si possa creare un parallelismo con il movimento di ragazzini degli anni 80 e 90 che ascoltavano rock, metal e punk. Per tanti motivi, la trap e’ super sdoganata e sei figo ed integrato se la ascolti, e poi questi ragazzi hanno una scarsissima idea del passato… non conosco i gruppi Rap come i Cypress Hill o i Beastie Boys, vivono letteralmente nel presente. Noi andavamo a pescare musica talmente vecchia che a volte non eravamo ancora nati all’uscita dei dischi o eravamo dei bambini. Adesso ascoltiamo musica fatta da gente che potrebbero essere i nostri genitori o i nostri nonni. Da qualche parte, parlando di musica, un tizio avevo scritto che i 90 sono stati gli ultimi 60, leggendo neanche troppo tra le righe penso avesse ragione.

    Riguardo ai giovani di oggi che si interessano al rock e al metal, come prima cosa penso sia importante la musica, certi sentimenti profondi a parer mio fanno parte di un’epoca ormai conclusa.

    "Mi piace"

  • Avatar di Fanta

    https://youtu.be/Q4gb2DtvKMg?is=xEaVLxlKI_q82fdJ

    Questo è quello che mi piace ancora nel metal, oggi. Gli Imha Tarikat sono una band multi-etnica, l’unico tedesco di origine è il fenomenale batterista, figlio di Jürgen “Ventor” Reil. Il bassista, negro, è anche il singer dei The Night Eternal.

    Molti pischelli oggi vivono in cameretta. Non c’è più la lotta di classe, nessun nemico là fuori (manco più la religione), nessun appiglio identitario che spinga all’azione (piuttosto imperano categorie fluide sul genere cui mediamente non frega un cazzo a nessuno, tranne a quel che resta della sinistra istituzionale). Quelli che fanno trap (li conosco personalmente, li incontro, ci parlo) non sanno fare un cazzo. Suonare, cantare, scrivere testi. Ma perlomeno hanno trovato, nella mediocre semplificazione di un processo individuale di apprendimento, la possibilità di farsi ascoltare.

    Chi riesce a combinare qualcosa a livello giovanile nel metal, è gente che ha genitori stranieri. Gente che vive la strada ed è incazzata nera con le proprie origini (il gap culturale con i propri genitori, per esempio), con la merda di mondo in cui è capitata e con chi li guarda come fossero sterco. Gente che ha vissuto problemi seri di integrazione.

    Il futuro del metal passa dai turchi, dai paki, dai cinegri (copyright La carcassa di Venticello) che vivono in occidente.

    Piace a 2 people

    • Avatar di Bacc0

      Sono in buona parte d’accordo con te, però non credo che il metal sia un linguaggio che questa categoria di persone, immigrati di seconda generazione o comunque persone di origine extra europea o occidentale, possano masticare più di tanto. Il metal alla fine è musica che si è diffusa sostanzialmente tra la media borghesia bianca con un grado di acculturazione medio alta, e non c’è da aggiungere che nell’attuale società occidentale questa, se non sta fondamentalmente sparendo sia comunque in deciso declino. A questo sottoproletariato meticcio e con un grado di istruzione spesso molto basso il metal e il rock in generale non è adatto, non ha radici nella loro cultura e a loro mancano gli strumenti per comprenderlo e farlo proprio. È vero che sono probabilmente l’unica categoria di persone che qui in Europa sta cominciando ad incazzarsi seriamente ma alla fine sembra più che altro un mostrare frustrazione per essere gli esclusi di un sistema economico di cui loro vorrebbero fare parte. Non c’è una visione, non c’è una spinta ad esprimere un estetica, dei valori alternativi. Vogliono solo i soldi, e qui il metal proprio non ha nulla da offrire

      Piace a 2 people

      • manuelcolombo
        Avatar di manuelcolombo

        “mostrare frustrazione per essere gli esclusi di un sistema economico di cui loro vorrebbero fare parte.”

        Ecco la chiave.

        Setivo che c’era qualcosa di vero in questo articolo. Sentivo anche che non era una questione da giovani che dventano vecchi e “signoramia non ci sono più i giovani di una volta”.

        Il problema è proprio quello.

        Qualche commento sopra si parlava di Tom Araya e di “essere l’opposto dei fighetti”. Oggi no. Oggi quelli arrabbiati vorrebbero essere dei fighetti.

        La questione di tecnica e di tecnologia è irrilevante. Quello che non c’è più è la visione, la fame di creare un modno diverso.

        Dalle mie parti c’era una radio che nel suo stacco diceva “Siete sporchi, brutti e cattivi? Benvenuti, siete sul rock di Radio Lupo Solitario”Ecco, manca la voglia di creare un mondo dove l’ambizione sia quella. Non la rabbia per non avere la barbie troia a bordo sul ferrari.

        Piace a 2 people

      • Avatar di tapiroubriaco

        Calma, però.
        Pure il glam e l’hair metal feticizzavano coca, puttane e villoni.

        Non è una prerogativa del rap.

        "Mi piace"

  • Avatar di T.S.

    L’articolo è scritto con l’emotività nelle dita (lo dico in senso positivo). Tuttavia, se l’analisi resta prevalentemente centrata sull’emotività personale (i ricordi della prima adolescenza, le più o meno grandi insoddisfazioni e frustrazioni della vita ecc.) penso che non si arriverà mai a un dunque, che a mio parere sta nella materialità della questione.
    Il metal è parte integrante dell’industria culturale, che ha mercificato emozioni, aspirazioni, senso estetico, ecc. dell’uomo, svuotandole di senso critico e rendendole innocue rispetto alla perpetrazione dello stato di cose presenti. Quindi, l’artificialità di quanto esce oggi (un “oggi” molto relativo, perché discorsi come quello del testo che commento si replicano da quando la fruizione dell’arte in generale è diventata di massa) è una necessità dettata:

    dalle esigenze di profitto della filiera industriale di riferimento (artista – studio di registrazione – casa discografica – piattaforma di distribuzione del “prodotto finito”);
    dalla necessità della suddetta filiera di soddisfare la domanda solamente in modo effimero. Per essere più chiaro: lo sfogo dovrà sempre essere “controllato” e comunque momentaneo e mai liberatorio, pena il progressivo venir meno della domanda stessa e il possibile svilupparsi di istanze emancipatrici rispetto al modello tramite cui la musica materialmente (quindi economicamente e socialmente) si riproduce.

    Tanta roba che su un “semplice” blog si possa discutere di questi temi.

    Piace a 1 persona

  • Avatar di Cpt. Impallo

    “Il metal è quella cosa che ti fa muovere il culo e fare le cornina ruttando” – M. Cortesi

    Piace a 2 people

  • Metallaro scettico
    Avatar di Metallaro scettico

    per me il metal significava energia, individualismo e libertà… ed è per quello che l’ho scelto. Non so se gli adolescenti di oggi facciano la stessa associazione, bisognerebbe chiederlo a loro.
    sul fatto del piattume odierno vedo due cause principali: 1) molto è già stato inventato ed esperimento, c’è un limite naturale sopratutto se mantieni certi canoni di base 2) la diffusione dell’informazione fa sì che nessuno possa creare qualcosa di veramente originale senza che abbia preso elementi da una qualche altra parte, e che la sua creazione verrà da lì a poco assorbita da altri…

    "Mi piace"

  • Avatar di Cpt. Impallo

    Il metal è ancora un fattore identitario, una comunità dai confini ancora (più o meno, sicuramente meno che in passato) ben definiti, con i propri riti, la propria mitologia, i nomi di riferimento e gli idoli da venerare; quello che è cambiato è che essere metallaro non è più il rifugio degli emarginati, i ragazzini metallari girano con, chiamiamola così, la “gente comune”, vanno a serate in discoteca, si fidanzano eccetera. Alcune cose sono rimaste come le ricordavo dai tempi in cui ero io il ragazzino metallaro, altre sono cambiate.
    Quello che è davvero cambiato, semmai (che è poi quello che ci fa percepire il metallaro come non più reietto), è l’essere nerd, che del metallaro in fondo è lo specchio. Sono i nerd ad essere stati sdoganati, ad essere passati dal branco per tutti quelli che branco non avevano a comunità mainstream perfettamente integrata ed accettabile. Va da sé che questo cambiamento ha lasciato indietro, come fa notare il Colombini, una delle ragion d’essere primarie del metallaro: il sentirsi diverso dagli altri, il fare di questo solco fra NOI e LORO un vanto, trarre forza identitaria da questo discernimento. Naturalmente sono contento per loro se i ragazzini non vengono più bullizzati ed emarginati perché mettono la felpa degli Slayer; d’altro canto, è ovvio, questa è tutta benzina tolta al fuoco

    "Mi piace"

  • Avatar di weareblind

    Per quale strana ragione ancora andiamo avanti con la bufala degli emarginati, disadattati, diversi? Ma basta con questa sciocchezza stantia.
    Purtroppo è verissimo l’appiattimento; si fatica a trovare gruppi che abbiano un loro percorso e un loro suono, e nemmeno è troppa colpa loro. Oggi è quasi impossibile vivere di rock.
    Però oggi è uscito il nuovo Triumpher. Per dire.

    "Mi piace"

  • Avatar di roby

    Allora ascolta Elodie e non fai la morale… in realtà anche te scrivi per le visualizzazioni esattamente come chi produce per vendere.
    ma se scavi un po’ sotto l’apparenza dei gruppi più famosi, troverai delle realtà che ancora oggi sono brutali e dirette.
    se non le trovi, probabilmente sarà perché potresti essere quel nostalgico legato al passato 😉☺️

    "Mi piace"

  • Avatar di nxero

    Ma solo io trovo i funko di una bruttezza inenarrabile?
    Comunque, tante belle riflessioni che ci stanno, un ragionamento vale la pena di farlo. Però per me è un fatto istintivo, i ragionamenti ci stanno a posteriori ma li trovo piuttosto sterili. Come per Fenriz, per me la musica viene prima di tutto, mi piace, mi rappresenta, mi da soddisfazione… “and if that’s all there is I won’t get mad” (cit.). Poi forse è vero che mi sentivo diverso e poco rappresentato da tutto quello che mi circondava, forse è vero che non volevo essere una persona aperta, forse sono vere tutta una serie di cose. ma alla fine si tratta di conoscere se stessi, di sapere cosa fa per noi oppure no. Amo il metal ma per me vuol dire Black Sabbath e Iron Maiden non manowar e judas priest. La musica viene prima di tutto, ti ci devi rispecchiare, per tanto se una cosa non mi piace non la ascolto, può suonarla pure il padre eterno. E questo vale in una serie di casi: metallica, arch enemy, kreator etc… a un certo punto hanno fatto musica che non mi piace, hanno tradito la causa? Si sono svenduti? Chi se ne frega non li ascolto più, senza tante seghe mentali.

    Piace a 1 persona

  • Avatar di marcoarm2002

    Dico la mia, per quel che vale. E ringrazio per chi vorrà leggere il muro di pippone. Ci sono due cose che è facile confondere tra loro: ribellione e rifugio. Entrambi hanno “sentirsi diversi” come innesco, ma non sono la stessa cosa. Il metal come “ribellione” esiste? E’ mai esistito? Parlo di “ribellione” come “rifiuto di quel che mi circonda, dei suoi valori, delle sue ipocrisie e mode, ecc.”. Si, certo, è esistito. Anche se politicamente indefinita, oppure varia e “trasversale” rispetto – ad esempio – al Punk, e declinata in mille varianti. Sempre ribellione è. Il concetto fondamentale? “Il metal è roba oscura e suona cattiva, perché i normali qui non li vogliamo, se ti fa schifo vuol dire che non è per te”. Solo che, gente, questo “metal” qui è durato una manciata di anni, secoli fa, eccezione fatta per determinatiambiti (es. il black). Il metal come “ribellione” non lo ha affossato Napalm Records: gìà con Dickinson che subentrava a Di’Anno (oh, NON sto dando dei poser agli Iron di Bruce, eh) il pensiero del fan, che erano sempre più numerosi diventava: “Certo, cantano di mostri e assassini, ma sono dei musicisti da paura, eh, oh ci sono i riferimenti storici nei testi, eh, tanti di questi musicisti son pure laureati”. Insomma, l’input rimaneva lo stesso (non mi piace il mondo), ma la reazione era: “mi trovo una passione e mi ci rifugio”. Il metal come oggetto di amore da otaku: conoscere tutti i gruppi e gli artisti, discutere di chi sia meglio, ecc. un vero e proprio piacere. Il metal, ma poteva essere il calcio, i fumetti, la fantascienza… Cosa spinge ad essere metallaro oggi? Le stesse cose. Sì, credo ci sa ancora chi, giovincello molto piccolo, vede nel metal e in determinati atteggiamenti un modo per “ribellarsi”, solo che dura molto meno, perché basta crescere un pochino e ti accorgi del VERO PROBLEMA. E sì, c’è ancora chi da giovane vede nel metal “un rifugio” e si appassiona al suo mondo e alle sue informazioni, solo che dopo poco, oggi, si scontra col VERO PROBLEMA. Qual è il “VERO PROBLEMA”? Che in moltissimi campi di arte e intrattenimento, e il metal non fa eccezione, viviamo nell’era dei simulacri. Esaurito il recupero storico di quel che fu, si è di fronte all’evidenza che il genere è oggi fatto di artisti che sono simulacro di un qualcosa che non è più vivo. Attenzione, con “simulacro” non intendo dire semplicemente “copiano le cose vecchie” (quanto sia possibile inventare musicalmente cose nuove è un discorso attiguo ma diverso), intendo che sono, artisticamente e culturalmente degli spettri, dei riflessi dietro i quali non c’è nulla, e lo sono soprattutto dal punto di vista dell’INCANTO e della MITOLOGIA. Rock e metal privi di mitologia sono simulacri, e forse non è un caso se si fa volentieri uso di chili di cosplay e strizzate d’occhio. Non parliamo, poi, del metal “volutamente ironico”, che è, in fondo, una serena e a volte anche intelligente presa d’atto che il funerale spirituale del genere si è già celebrato molto tempo fa. Si assiste oggi al modello “KISS” (music as business), ma con la fondamentale differenza che, nel frattempo, è morto il mito. E anche noi ne siamo stati assassini. Perchè tante di quelle cose che fanno il mito oggi fanno scuotere la testa e ridere noi per primi, che abbiamo reso il Rock una musica “alta”, “da British museum”. E pure il metal. Faccio spesso un esempio, ma non so se riesco a esprimere bene quel che intendo. Non parliamo di grandi temi. 1981: una band metal suona in un pub, spacca una sedia. Il gestore si incazza e gli trattiene i soldi. Litigano. 2026: una band metal suona in un pub, uno dei musicisti fa all’altro “non rompere la sedia, che vorrei vedere te se fossi il gestore e ti rompessero una sedia”. Perchè soffro come un cane a sentire le frasi del 2026 dette in un gruppo metal? A prendere atto di quanto siano cambiati i nostri cervelli? Forse penso che rompere una sedia sia una cosa intelligente e utile? Forse penso che il gestore non abbia diritto a chiedere i danni? Niente di tutto questo. E’ che nel 1981 succede qualcosa, e se ne pagano le conseguenze. Nel 2026 non capita un cazzo. Nel 1981 è nata una piccola storia. Nel 2026 non è nato un cazzo. Trasferite questo processo su cose più rilevanti: la propria storia personale, il proprio lavoro, le proprie amicizie, gli amori, ecc. Mi direte: ma scusa, rompere le sedie e fare i cazzoni immaturi sarebbe “mitologia”? E io direi: “se non riesci nemmeno a fare il cazzone in queste cose piccolissime, figurarci creare una mitologia.

    Piace a 2 people

    • manuelcolombo
      Avatar di manuelcolombo

      La questione del simulacro è della mitologia sono fondamentali e meriterebbero un approfondimento serio. Se ti va scrivimi in privato che continuiamo il discorso senza ammorbare tutti quanti.

      invece, ai fini di questa discussione, hai centrato il punto con l’esempio della sedia. Se non siamo più capaci neanche di sfasciare una sedia, per paura delle conseguenze, dove cazzo vogliamo andare?

      Piace a 1 persona

  • Avatar di alexgorodoom

    “Siete voi che dovete ricordarvi perché ascoltate metal” ……………..io me lo ricordo ogni giorno! quando porto a scuola mia figlia con la maglietta dei darkthrone, quando entro in ufficio ed ho la felpa degli electric wizard, quando le mamme alle feste mi evitano perchè ho un pentacolo tatuato sul braccio, ragazzi forse voi vi siete inborghesiti perchè vivete nell’agio di una bella cittadina Lombarda ma noi Veneti pieni di nebbia e rancore sappiamo ancora da dove viene un bel cazzotto nel muso, alziamo ancora il pugno al cielo quando sentiamo “UH!” e corriamo ancora per casa con la air guitar in mano a scimmiottare il riffone di Dopesmoker……………….ragazzi siamo più vecchi e magari con moglie e prole appresso ma fanculo se ormai il “nuovo” metallo non fà più quello che dovrebbe, noi ce l’abbiamo nel cuore e dobbiamo portare avanti le nostre convinzioni con la forza, non vuol dire lanciafiamme in mano ma nei piccoli gesti di ogni giorno, un bel passaggio di batteria con bestemmia annessa in colonna in macchina, non un caffettino al bistrot con il tovagliolino sulle ginocchia…………….ricordiamoci di puzzare un pò di più ogni tanto e teniamo lo spirito del vero metallo sempre bello ardente nei nostri cuori…………………heyheyhey!!!!!……………………..UH!!!!!!

    Piace a 2 people

  • Avatar di Gino

    Molto semplice: il metal nasce e inizia a svilupparsi in un preciso periodo storico che è assolutamente diverso dalla società di oggi, anche il metal stesso si è evoluto. Non ci sono più i presupposti che c’erano prima quindi i casi sono due: o accettare che il metal è morto perchè la società è cambiata oppure se lo si considera vivo capire che non è quello che era un tempo ma altro. D’altronde i figli non sono mica identici ai genitori ed è giusto così.

    Piace a 1 persona

  • Avatar di Gino

    Aggiungo, non sono del parere che il metallaro debba essere necessariamente inglobato in qualcosa di rigido quindi ben venga chi è metallaro in modo diverso rispetto allo stereotipo.

    Piace a 1 persona

  • Avatar di Luc

    Ti sei risposto da solo. Hai 45 anni e hai le stesse possibilità di capire cosa passa per la testa di un tredicenne di Red Ronnie cercava di capire cosa passasse per la nostra testa. Il metal è una musica che va vissuta, non capita. Tu capivi Far Beyond Driven all’epoca? Io no, ma l’ho vissuto e sono contento di averlo potuto fare. Che i tredicenni facciano i tredicenni…

    Piace a 1 persona

  • Avatar di paolobertani

    Spunti, considerazioni e commenti interessanti, scritti di pancia e cuore.
    Le mie riflessioni riguardano principalmente i tempi e la società che sono radicalmente cambiati, volevo scrivere “evoluti” ma mi dava l’impressione di un aggettivo (o sostantivo) che supponesse un miglioramento di fondo, che purtroppo non colgo rispetto ai tempi che furono, di anni ne ho 47 e ascolto Led Zeppelin dalla seconda media e poi da lì tutto il carrozzone di hard rock e metal.
    Io, in primis, ho iniziato e continuo imperterrito ad ascoltare, scoprire vecchi album e gruppi, esplorando una ricerca musicali che mi ha accompagnato nella vita.
    Ma, già da quando ho iniziato ad ascoltare la cosidetta “musica dura” non c’erano così radicate le differenze tra gli amanti del thrash, del prog, dell’hard rock o del metal classico, decisamente più evidenti negli anni ’80.
    Poi la scena è cambiata, lentamente ed inesorabilmente, assieme alla società ed ai giovani delle varie annate. Ritroviamo grupponi clamorosi che riempiono stadi, palazzetti e prati immensi, ancora di più di quando erano giù comunque dei capisaldi del movimento, mentre tanti altri gruppi, piccoli e medi faticano a trovare date, non riempiono nemmeno una sala da ballo, peraltro con quattro scappati di casa attempati.
    Purtroppo i tempi cambiano e cambiano i gusti musicali e le proposte musicali per i ragazzi. Così oggi, ci si identifica nel cantante italico trap, piuttosto che in una proposta “di moda” che dopodomani, verrà dimenticata.
    Cos’è che porta i giovani ad ascoltare metal? Poca roba, la curiosità di approfondire o capire un movimento, avere musica immortale e cercare di capirla, o i genitori – come me – che portano il proprio figlio diecenne ad ascoltare gli Airbourne a Milano sabato sera.
    L’importante è godersi ed apprezzare ciò che piace e che costituisce o costituirà la base dei ricordi, emozioni e ci caratterizzerà, poco o tanto nel futuro o ci accompagnerà per tutto il nostro percorso di vita.

    Piace a 1 persona

  • Avatar di lucaciuti

    non c’era nessuno disagio allora, almeno qui in Italia, un paese in cui di povertà vera ce n’è sempre stata poca, anche rispetto al mondo anglosassone. Eravamo dei ragazzi borghesi incuriositi da ciò che era ignoto p semplicemente diverso. Se il tema fosse solo la rabbia o l’estetica, vorrebbe dire che della musica ce ne frega poco. Non é cambiato solo il mood, ma anche la qualità dell’offerta. Da che mondo é mondo, se hai un prodotto devi venderlo e valeva anche negli anni ’80, le logiche erano quasi le stesse di oggi. Le band di allora sono arrivate in fondo e fanno dischi come se fosse un tic nervoso. Le giovani band ci danno comunque dentro ma vivono proiettate spesso nel passato, o almeno sono ancora troppe quelle che lo fanno. Dovremmo forse volgere lo sguardo altrove perché al netto dei passatisti il metal é diventato già qualcosa di diverso.

    "Mi piace"

  • Avatar di nonesovile97

    Mi sembra che tra i ventenni (e giù di lì) ci sia una paura irrazionale di passare per “cringe” o “edgy”, una piaga che è cominciata già con la mia generazione (nati nella seconda metà degli anni ’90) ma limitata a quelli che passano troppo tempo su internet. Questo condizionamento temo che funga praticamente da filtro a tutto quello che è stato tradizionalmente metal. Di conseguenza una fetta troppo ampia di gruppi e ascoltatori sembrano voler diluire il tutto con l’altra grande piaga contemporanea che è l’ironia (da non confondere con l’umorismo e la parodia). Probabilmente la passione c’è ancora ma è spesso mascherata.

    Del resto se si pensa al passaggio dal rock anni ’60/’70 al metal è successo qualcosa di analogo: la gaiezza (doppio senso voluto) da hippie era nel mentre diventata qualcosa di profondamente sfigato e il metal è finito in un machismo che oggi verrebbe definito appunto “edgy”.

    "Mi piace"

    • Avatar di Ciccio Russo

      Si torna sempre al discorso del ‘panopticon’ social, per cui ti senti costantemente giudicato e ogni puttanata che fai (e avresti tutto il diritto di fare, la gioventù serve a questo) può rovinarti la vita per sempre. Tutti gli affermati e azzimati professionisti cinquantenni che vedi in giro 30 anni prima avranno intasato lavandini col vomito o saranno svenuti abbracciati al cesso con qualcuno che ne approfittava per disegnargli cazzi sulla faccia con l’Uniposca, giusto intorno a loro non c’era nessuno che fotografasse col cellulare.

      Piace a 2 people

      • Avatar di nonesovile97

        Sì e la cosa più imbarazzante è che teoricamente questo essere giudicati per qualsiasi puttanata era uno dei motivo per cui ce l’avevamo con la Chiesa. Il funzionamento è più o meno quello del peccato: si fa leva sul senso di colpa e sulla vergogna in caso si venga “scoperti”. Adeguarsi a queste scemenze è veramente la morte del metal.

        "Mi piace"

      • Avatar di Ciccio Russo

        Con la differenza che qua non puoi manco essere perdonato perché il presupposto non è che siamo tutti peccatori ma che dobbiamo essere tutti retti e fighi.

        Piace a 1 persona

  • Avatar di Fanta

    Lo scrivo qua, sempre con la premessa/consapevolezza che non freghi un cazzo a (quasi) nessuno.

    Mi va di condividere qualche mio ascolto recente. Perché? Così. Per invogliare qualcuno a uscire dal seminato e dissuadere altri a stare nel medesimo.

    Per esempio: prendiamo il nuovo Monstrosity. Ascoltato? Comprato? Seeeeee, te saluto. Weareblind non acquista qualcosa in formato fisico da quando era minorenne, pure se un po’ di grano me sa che ce l’ha. Così a naso. Belardi tanto meno. Braccia corte e tasche a chiocciola.

    Comunque, gente. Lasciate perdere in questo caso. Base ritmica registrata da una parte, voci e chitarre da un’altra. Risultato? Un disco che non parte mai, come stare su una bella 911 Carrera e ogni seicento metri, dopo reiterati tentativi di spingere a manetta, la vettura si ingolfasse, per poi riprendere e ripetere da capo dopo un chilometro. Le bestemmie si sprecano, ovvio. Album per me bocciato (e c’ho pure speso 20 euri), fondamentale per colpa di Lee Harrison. Lo dico tranquillamente. Peccato. A latere una piccola considerazione sulla doppia cassa e gli pseudo-breakdown che piacciono tanto ai giovani. Andate affanculo. E ascoltate Benny Larsson, uno che il doppio pedale non ce l’ha manco mai avuto a casa. Comprate a occhi chiusi le ristampe dei due Crimson (Edge of Sanity). Ci sono i dischi bonus remixati, tra l’altro. Ed è una goduria assoluta.

    Passiamo all’esordio full-lenght degli Speglas: Endarkenment, being & death. Ecco, in questo caso cacciateli due spicci. Perché l’album si dipana tra richiami agli Eucharist di Mirrorworlds, ai Morbus Chrone e ai parenti stretti Sweven (con cui condividono due membri). Un album di death metal con un suono meravigliosamente organico, autentico. Songwriting di grande livello e un gusto peculiare per la fiera disperazione esistenzialista alla maniera degli svedesi. Applausi.

    Cambiamo genere, andiamo in Svizzera ma rimaniamo nel novero dell’eccellenza. Locus Noir – Shadow Sun. Paradise Lost più orecchiabili, tocco Sister of Mercy per un album leggermente più goth rock che gothic metal. E la differenza esiste. Documentatevi. Molto, molto valido e ci fa anche muovere il culo. Fatevi sotto.

    Passo ai Triumpher e al nuovo Piercing the Heart of the World. Ve la faccio semplice. A me continuano a non piacere. Per quanto siano bravi, bravissimi mestieranti. Troppo, troppo derivativi.

    Chiudo con Miserere Luminis – Sidera. Post-black metal di rara eleganza e originalità per gli ex Gris canadesi. Album di un’intensità emotiva tremenda. Da ascoltare rigorosamente in cuffia. Tra le cose migliori mai ascoltate nel genere di riferimento e uno degli highlight dell’anno al momento.

    Distinti saluti.

    Piace a 1 persona

  • Avatar di Melted Man

    Caro Fanta, a me il suggerimento di ascoltare gli Speglas è fregato eccome. Davvero gran bel disco, complimenti alla band e a te che ce l’hai segnalato. Non so in quanti li conoscano, ma suppongo pochi finora.

    Piace a 1 persona

  • Avatar di tapiroubriaco

    Prima di trarre conclusioni affrettate, suggerisco di consultare la notizia per cui, lo scorso Venerdì 13, cito dal Corriere, un ragazzino armato di maschera e piccone di plastica avrebbe terrorizzato e indignato le Mamme di Whatsapp locali.

    Un ragazzino gira in paese «armato» di piccone e mascherato da Jason Voorhees, protagonista terrificante del film horror «Venerdì 13». Lo fa venerdì 13 (marzo), a favore di fotocamere di smarthphone di passanti spaventati.  Le immagini si diffondono, due mamme raccontano di essere state inseguite, la paura cavalca il tam tam sui social, su WhatsApp, tra i cittadini.

    Ad aggirarsi per le strade è stato un adolescente, un 14enne del paese identificato grazie ai familiari adulti, i genitori, che si erano resi conto che la bravata del figlio, in tempi di paure collettive e immagini virali, era diventata un fatto di cronaca a tutti gli effetti.

    Questo ragazzino è un metallaro. Punto. Anche se non ha mai sentito mezzo riff dei Maiden.

    "Mi piace"

  • Avatar di tapiroubriaco

    Permettetemi una cattiveria: quanti tredicenni, nel 1984, erano preoccupati dal fatto che il genere c.d. “beat italiano” (i Corvi, l’Equipe 84) fosse morto?

    Ma nessuno!
    E quanti, anzi, quali quarantenni?

    Ebbene, forse che nel 1984 c’era una fiorente industria di cloni delle band beat degli anni ’60 frequentata da quaranta-cinquantenni?
    C’era l’ultimo dei Corvi su Nuclear Blast?

    Non sto dicendo che sia giusto o sbagliato, ma siamo di fronte a quella che forse è la prima (o seconda) generazione che è arrivata a 40-50 anni ma ancora vede la “musica leggera” della propria giovinezza “viva”… cioè, non in salute, ecco, ma viva.

    Forse le scelte sono esattamente tre:

    1. Lasciare che le cose della gioventù restino nella gioventù, leggendarie e bellissime, e dedicare il presente e il futuro a cose più, diocenescampi, “adulte”: la dodecafonia, Schoenberg, l’arte contemporanea, i vini pregiati al posto diononvoglia della birra.

    2. Portarsele dietro immutate, ma ripetute all’infinito e stantìe, riprodotte spesso da attempati quarantenni anziché ragazzini (oh, i Maiden avevano 20-23 anni quando usciva il debutto su EMI)

    3. Condividerle con i ragazzini, che le renderanno irriconoscibili e ci faranno incazzare, e provare a rapportarsi con loro.

    A me, personalmente, quella che fa più schifo è la 2.
    E non sono sicurissimo che la 3. sia così attraente.

    La 1. mi permetterebbe, dopotutto, di continuare a leggere Lovecraft e mettere su Killers di tanto in tanto, e ricordare con affetto un mondo che i ragazzini non potrebbero capire, fatto di chitarroni, birra, moto cromate. Senza diventare un Randolph Carter qualsiasi, beninteso.

    Ma anzi, continuando a tenermi stretti i miei valori, che sono stati significati in passato dalle borchie e dalla moto sul palco, e che oggi possono trovare nuovi e utili significanti.

    Perché penso che siamo tutti d’accordo che essere metallari è una cosa che trascendere le borchie e le t-shirt dei gruppi, ma è l’espressione di valori più profondi, che duecento anni fa, prima dell’invenzione del Marshall, si sarebbero espressi comunque in qualche modo. E che viceversa, le borchie non fanno il metallaro.

    La questione è stata trattata in modo interessante trent’anni fa da un episodio di Buffy, nientemeno (il 3×6): gli adulti incominciano a regredire, rifiutando il loro ruolo e, naturalmente, facendosi le canne e ascoltando la musica dell’adolescenza (gli Who e i Cream).
    Fa il paio con La Terza Spedizione di Bradbury come metafora sui pericoli della nostalgia.

    Piace a 1 persona

    • Avatar di tapiroubriaco

      Scusate se rispondo a me stesso, ma non riuscivo ad articolare una cosa, che ora riesco ad articolare.

      Non è necessariamente sminuire il metal arrivare a dire che la sua grandezza e la sua importanza per noi sono stati il saperci orientare, stimolare, dare significati, dare una comunità, sperimentare valori anche diversi da quelli mainstream durante i nostri anni formativi.

      Anche se magari quella funzione si è in larga parte compiuta.
      E magari per questo è inutile e frustrante cercarla ancora.

      Ora abbiamo già imparato a leggere: grazie ai Maiden e ai Manilla Road abbiamo letto la fantascienza, abbiamo letto Lovecraft, oggi possiamo leggere agevolmente i classici e possiamo interpretare e valutare la nuova letteratura (per scoprire che il 99% è merda, ciao Theodore).

      Ora abbiamo già imparato ad ascoltare la musica: grazie alla capacità del metal di rielaborare qualunque cosa, il nostro palato si è espanso oltre gli 883 e si è abituato ai gusti che scopriamo essere propri della musica del rinascimento inglese e ad altri che sono propri del jazz.

      Ora abbiamo già gli amici. Sono quelli che ci siamo fatti a 18 anni scapocciando coi Maiden, anche se ora i capelli non ce li hanno più.

      Adesso possiamo anche cercare di applicare la stessa curiosità che ci spingeva ad esplorare la musica di satana a cose nuove.

      Tom Sawyer, o la Storia Infinita, o il Nome della Rosa, sono romanzi immensi sebbene che orientati a un pubblico giovanissimo (liceale/universitario il terzo) dotati di un forte impianto di rimandi a opere e contenuti “maggiori”, pensati per essere le fondamenta di un edificio culturale di cui bisognerà poi fare anche il tetto.

      Riconoscerlo non è sminuirli, al contrario.
      Nè impedisce di rileggerli con piacere.

      Senza per forza cercarne i cloni dei cloni.

      "Mi piace"

  • Simone Amerio
    Avatar di Simone Amerio

    Mamma mia quanti commenti e quanti concetti.

    Allora intanto mi considero metallaro, anche se non vado in giro coi capelli lunghi, con chiodo di pelle o borchie o magliette di gruppi perché A) per lavoro devo celare Satana B) in fondo non me ne frega un cazzo.

    Però io intanto ascolto ancora roba nuova, vado a due o tre concerti all’anno mentre della vecchia compagnia di metallari sono l’unico che continua ad ascoltare anche roba nuova. Altri si limitano ad ascoltare roba vecchia (un po’ come i nostri genitori che a 40 anni erano fermi al Battisti di quando loro avevano vent’anni) molti hanno smesso, come dire “è roba da giovani”. Eh beh cazzi loro, però è chiaro che ogni tanto escono dalle caverne questi soggetti che si incazzano se parli male dell’ultimo disco dei loro beniamini di quando avevano 20 anni e frignano manco gli avessero scopato la mamma (perchè tanto la moglie si diverte col personal trainer o con l’istruttore di zumba) e vi ritrovate la home di questo sito o di fb piena di sveglioni incazzati convinti che sia ancora il 2006 o peggio il 1996. Gente che non ha saputo guardare oltre oppure, peggio ancora, ha ripudiato tutto ciò che era da giovane.

    Poi c’è anche il discorso revival, in fondo chi ha un minimo di disponibilità economica sono quelli della fascia 50-60 anni che rimpiangono i bei tempi andati (perché erano giovani, mica perché era così meglio la vita da adolescenti) e sono disposti a spendere soldi per l’ennesimo live dei Metallica o per il disco fotocopia dei Maiden. Di conseguenza ottimi gruppi ragranellano mille ascolti su spotify e non se li cagano manco i loro parenti.

    Poi dissento sulla generalizzazione del metal per persone disagiate. Forse agli esordi nel Regno Unito, ma l’heavy metal ha sempre fatto più presa tra i ragazzi delle piccola e media borghesia, non certo nelle periferie disagiate. Poi magari qualcuno disagiato sì c’era di sicuro ma non si può generalizzare. Al massimo si viveva un disagio nel non voler o poter essere come la massa, se ti sentivi un po’ fuori posto trovavi quel meraviglioso mondo che era l’heavy metal, con musica meravigliosa a 360°. La trap non è la musica dei disagiati (anzi è forse una delle cose attualmente più omologate ed omologante del music business), fa presa perché ora qualsiasi trisomico con un computer può farsi il disco in casa.

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Melted Man Cancella risposta