All So Vile: Cryptopsy / 200 Stab Wounds / Inferi / Corpse Pile @Legend, Milano, 07.02.2026

Arrivo al Legend Club estremamente carico per questo tour celebrativo di None So Vile, album dei Cryptopsy che non dovrebbe avere bisogno di introduzioni, quantomeno per gli amanti del death metal. Le leggende canadesi sono accompagnate da tre gruppi statunitensi sulla loro stessa linea d’onda, seppur con qualche variazione.

Arrivo giusto in tempo per sentire l’ultima canzone dei CORPSE PILE. La band texana è dedita a un death metal abbastanza diretto e tendente allo slam che più tardi sarà poi la cifra stilistica anche dei 200 Stab Wounds. Mi spavento un po’ perché subito all’ingresso mi si para davanti un muro di persone che sembra insormontabile. Quindi, una volta terminata l’esibizione esco subito, aspetto che un po’ di gente defluisca per la classica pausa sigaretta e rientro per prendere un posto che sia un minimo decente e mi permetta di vedere e sentire qualcosa.

Prima che comincino gli INFERI mi diventa chiaro che il locale era sì già gremito, ma che la gente si era semplicemente disposta male, occupando principalmente i posti sul palchetto in fondo alla sala del Legend, dove si trovano i banchetti del merchandising e il banco della birra (si riempirà veramente del tutto dopo, con i Cryptopsy). Mi fa un po’ ridere come il cantante presenta il gruppo (pronunciando il nome dicendo qualcosa di molto simile a infierai, facendolo sembrare una voce del verbo “infierire”). Per il resto la formazione di Nashville dà un’ottima prova di sé suonando il suo death metal tecnico e melodico in maniera anche abbastanza ordinata e pulita. Il cantante chiede più volte un circle pit. Da principio il pubblico risponde timidamente, ma dopo qualche canzone l’atmosfera si scalda e tutti cominciano a pogare più convintamente. Unica nota dolente: mancava il basso. Ottime invece le voci in scream (del cantante) e in growl (del chitarrista).

Quelli che aspettavo veramente (oltre ai Cryptopsy, ovviamente) erano però i 200 STAB WOUNDS. Il gruppo di Cleveland suona un death metal dall’attitudine molto punk che non può non essere coinvolgente e non far scapocciare chi lo ascolta. Hanno all’attivo tre album (di cui un EP) e sono la formazione più giovane di questo tour, ma non sembrano temere minimamente il palco in apertura di un gruppo storico. Sarà per il modo in cui il cantante e chitarrista tiene il microfono o per la barba del bassista, ma mi riportano alla mente i Motörhead. Talvolta mi ricordano anche i primi Obituary (per i suoni) e i primi Death (per le strutture). Il pubblico, sempre più caldo, comincia anche a salire sul palco e a lanciarsi in un po’ di stage diving. Un ragazzo urterà leggermente l’asta del microfono e riceverà una spintarella stizzita dal cantante/chitarrista – unica nota stonata e molto poco metal di un’esibizione altrimenti perfetta.

Mentre aspettiamo i CRYPTOPSY mi guardo attorno e mi rendo conto che ci sono soprattutto giovani e giovanissimi in sala, e molto pochi possono aver vissuto l’uscita di None So Vile in prima persona – solo un signore con una lunga chioma bionda che cominciava a incanutirsi e che ha pogato con i ragazzini tutto il tempo, a cui va il tutto il mio rispetto. Dopo tutto, io stesso faccio parte di questa categoria, anche se decisamente non sono tra i più giovani in sala, e mi ricorda quando nel 2012 andai a vedere insieme a un gruppo di amici gli Obituary all’Honky Tonky di Seregno riproporre solo i primi tre album dal vivo. In ogni caso mi sembra un buon segnale per la scena.

Per me i Cryptopsy, insieme a Gorguts e, in parte, Strapping Young Lad, rappresentano soprattutto la netta superiorità in campo metal dei canadesi sugli americani. Emblematicamente, l’esibizione della band di Montréal inizia con qualche registrazione di scorregge che cercano di intonare una melodia che piano piano si trasforma in For Whom the Bell Tolls sulla quale viene inserita una voce di Dave Mustaine che si lamenta – come a simboleggiare la superiorità su Metallica e Megadeth. Dopodiché Flo Mounier sale sul palco e riceve una calorosa ovazione che non viene riservata a nessun altro. I canadesi partono a cannone con qualche canzone di None So Vile che viene intervallata da qualche canzone degli album più recenti – che io, personalmente, non disdegno affatto. A un certo punto il cantante invita la gente a salire sul palco e a fare bordello avendo la cura di evitare giusto la pedaliera del chitarrista. Molti rispondono positivamente e cominciano a pogare accanto ai musicisti prima di lanciarsi sul pubblico che è rimasto in basso. McGachy intanto prende i telefoni di chi fa i video in prima fila, si riprende mentre urla come un ossesso e se li porta un po’ in giro mentre abbraccia la gente salita sul palco prima di restituirli.

Di tutti i concerti e tour celebrativi che ho visto – penso a quello degli Obituary di cui sopra, ma anche al famigerato concerto dei Metallica a Capannelle dove la scaletta era stata scelta dal pubblico e quindi comprendeva solo canzoni dei primi quattro album, ma anche a quello dei Ne Obliviscaris – questo è sicuramente stato quello più celebrativo nel senso che è stata una vera e propria festa di death metal puro e incontaminato. (Edoardo)

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