Solo nei due mesi passati Rogga Johansson ha pubblicato cinque dischi

Se pensavate che, varcata la soglia dei cinquant’anni, Rogga Johansson avrebbe quantomeno rallentato la sua frenetica attività vi sbagliavate. Cinquanta sono infatti anche i progetti nei quali, secondo Metal Archives, l’inarrestabile chitarrista svedese è al momento attivo. Se con una simile prolificità qualche momento di stanchezza è fisiologico, a rendere esterrefatti non è solo la quantità ma anche la qualità della musica che Rogga continua a sfornare a ritmi inumani. L’anno era iniziato un po’ al rallentatore, per i suoi standard. A marzo era uscito Atomic Rites, secondo album dei WAR MAGIC, una tutto sommato trascurabile faccenduola alla Bolt Thrower messa su insieme a quell’altro insonne perenne di Peter Svensson, che di gruppi attivi ne ha appena una ventina ma in compenso ha fondato una casa discografica ad hoc, la Obelisk Polaris, per pubblicarli. A maggio, quindi, secondo album anche per i LEPER COLONY, formazione tedesca che lo vede per qualche motivo della partita. Those of the Morbid, simpatico ma non trascendentale, è il solito death crucco di scuola Anasarca, cioè ritmiche thrash e chitarre in bilico tra grattugia e melodia. Più interessante il coevo Eternally Enthroned dei FURNACE, death svedese lineare ed efficace, tra vecchi in Flames e Hypocrisy, con azzeccate variazioni sul tema, come i synth piazzati qua e là, che impediscono di parlare di un mero riciclaggio di idee altrui. Buoni pezzi, buoni ganci, buono tutto. Questi Furnace, per la cronaca, sono un duo che vedono coinvolto Rogga e l’amico Svensson, sempre sotto l’egida della Obelisk Polaris. Quanti Lp avranno tirato fuori insieme questi buontemponi, tra una botta di Pervitin e l’altra? Sei in cinque anni, manco troppi. 

Segue un’estate con pochi segni di vita finché a settembre non esce l’undicesimo full dei RIBSPREADER, As Gods Devour, sul quale non ho nulla di particolarmente arguto da dire. Perché che diavolo vuoi scrivere sull’undicesimo full dei Ribspreader? Riproporre il suono della scena della Stoccolma anni ’90, Grave in primis, è un’attività sicuramente salutare e commendevole ma non consente eccessivi guizzi. Un po’ di noia, quindi. Ma provate voi a scrivere undici dischi su questo stile (più una selva di split, ep, raccolte et cetera) mentre portate avanti nel frattempo altri cinquanta gruppi. Carino di sottofondo, dai. 

Annata quasi moscia, fin qui. Come era prevedibile, però, il vecchio Rogga stava conservando i botti più fragorosi per la fine dell’anno. Solo negli scorsi novembre e dicembre il nostro amico se ne è uscito con ben cinque lavori in studio. Per rassicurare i fan che temevano un drastico ridimensionamento della sua attività a, che so, solo trenta band in contemporanea, il 1 novembre sono usciti due album: la quarta gradevolissima prova del progetto solista denominato semplicemente ROGGA JOHANSSON, e il decimo Lp in 18 anni (dilettanti) dei THOSE WHO BRING THE TORTURE.

Il primo, Dreaming the Otherwere, continua a portare avanti una sorta di concept fantasy, che mi riprometto di approfondire in una vita successiva, su un binario stilistico che affronta le sfumature più cupe e notturne del suono svedese, tra una strizzata d’occhio a Dan Swano e un tupa tupa, con qualche concessione in più sul piano della tecnica e della cura degli arrangiamenti. Il punto è che se una roba come Trailing the Wounded la scrivesse un gruppo di ragazzetti slovacchi staremmo tutti a esaltarci per una nuova rivelazione underground. Rogga una canzone così la compone in cinque minuti mentre lava i piatti, viene dato per scontato e non se lo fila nessuno. Su Spotify la one man band omonima i Johansson conta infatti solo qualche decina di ascoltatori, molti meno di quelli raccolti da altre sue iniziative assai meno meritevoli. Quanto a Miscreant World, è la solita variazione su un tema che lo svedesone svolge già con maggior profitto in un’altra ventina di circostanze quindi la voglia di perderci tempo non è francamente tantissima. La copertina di Dan Seagrave però ha sempre il suo perché. 

Giusto il tempo di riprendere fiato e l’11 novembre è arrivato Unending Rotting Cycle, opera quinta dei PUTREVORE, duo che vede Rogga in combutta con Dave Rotten degli Avulsed, mammasantissima del sottobosco brutallaro iberico.  Cavernoso e truculento ma non troppo (c’è pur sempre uno scandinavo di mezzo), il marchio ha siglato materiale migliore in passato e si può agevolmente passare oltre. Anche in questo caso però il discorso non cambia: se si trattasse di una congrega di giovani capelloni della Transnistria cisalpina, invece che del cazzeggio di due veterani con molto tempo libero, qualche recensione che parla di nuova promessa del death/doom da qualche parte la leggereste, o fratelli del vero metal. 

È sotto l’albero che Rogga ha scaricato le bombe vere. Già, perché le migliori prove a sua firma dell’anno appena trascorso sono usciti a dicembre. Disturbing the Cenotaph degli HOUSE BY THE CEMETERY è il classico disco che non ha assolutamente nulla di nuovo ma è congegnato così bene da diventare piuttosto difficile da mollare qualunque sia il vostro livello di saturazione per questa sonorità. Death/thrash cadenzato, testi a tema fulciano (il primo brano si chiama New York Ripper, come la pellicola già al centro dell’ultimo dei nostri Fulci), riuscite zampate soliste, groove che metterà a dura prova la vostra cervicale. Il rancio è ottimo e abbondante. Concludiamo con i DEAD SUN, che sono una sorta di rielaborazione più commerciale dei suoni che Rogga già esplora da solista. Forte influenza degli Edge of Sanity, dunque. Linee vocali e dalle melodie di chitarra belle acchiappone, tempi per lo più moderati, echi di quelle seconde file del circuito di Goteborg che non riuscirono a sfondare ma conquistarono pur sempre un posticino nel cuore di noi aficionados terminali. Qualche passaggio sa troppo di già sentito ma chi se ne frega, è death melodico, le scale sono quelle due. Bel lavoro questo This Life Is a Grave, recuperatelo senza indugio. A proposito, andiamo a vedere quanti full hanno pubblicato i Dead Sun. Solo nove dal 2013 in poi? Eh, ma allora si batte la fiacca qui. Ci salutiamo con… Avete indovinato, c’è un nuovo singolo dei PAGANIZER. (Ciccio Russo)

Un commento

  • Avatar di Fredrik DZ0

    Grazie per il riepilogo, inizio con i Furnace. Dei Paganizer ho già sentito le anticipazioni su YT e sono tutte buone. quest’anno però mi aspetto qualcosa a nome Revolting.

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