Faded Dreams, i NEON NIGHTMARE e il cosplay di Peter Steele
Capiamoci subito: i Type O Negative mancano a un casino di gente e io tra questa, che non ho il santino di Peter Steele sul comodino ma dovrei. Punto primo. E poi non siamo manco troppo schizzinosi coi gruppi derivativi. Quando ci diciamo che un gruppo è “priestiano” lo sapete che drizziamo tutti le orecchie. Qua in redazione ogni anno si assegna il premio al miglior disco à la Dissection. Ma c’è modo e modo. Questo disco qua, dei Neon Nightmare, che non sono un gruppo ma una sega mentale del factotum di quegli Spirit Adrift che piacciono molto al nostro Mazza, a me fa perdere la pazienza. E io una quindicina scarsa di anni fa ne perdevo già per gli Orchid, figuratevi, che per me se prendi un riff dei Black Sabbath e ci attacchi il ritornello di un’altra canzone dei Black Sabbath non hai fatto una figata, ma una cazzata. Ed è una cazzata questo disco. In cui qualsiasi (sottolineo qualsiasi) soluzione compositiva o suono o arrangiamento o interpretazione è presa dal corpus dei TON, da Bloody Kisses in poi, ovviamente in versione scadente, cineseria, cosplay. A questo punto era meglio l’intelligenza artificiale. E occhio che non stiamo parlando di una forma di rock elementare, anche se iconica, come Priest e Sabbath, o anche più elementare ancora. Suoni metal/punk a cazzo di cane con dei suoni schifosi e ruttando nel microfono e assomigli ai Venom. Ci sta. Coi TON parliamo di una musica sofisticatissima, frutto di un lavoro maniacale di scrittura, interpretazione e arrangiamento, un caleidoscopio di elementi che ti fanno capire dopo due secondi in croce cosa stai ascoltando. Per imitarli tutti (male) il tipo degli Spirit Adrift si deve essere pure impegnato tantissimo. Ha pure messo in scaletta un titolo come Lost Silver. Voleva essere un ammiccamento divertente?

L’unica differenza rispetto agli originali, un guizzo di irrefrenabile personalità artistica, è che per le copertine e il marketing si preferisce il colore blu al verde. Per il resto, davvero, non so cosa spinga questo tipo qui a investire tempo, alla 20 Buck Spin denaro e a noi ascolti. Io, chiusa la recensione, non lo riprendo manco morto. Cosa me l’ha fatto fare, allora? Sapete benissimo come ci si casca in certe trappole… Se ne parlava qualche settimana fa nella chat Telegram di Metal Skunk (alla quale siete tutti invitati): pare esserci un piccolo revival specifico di nostalgici del netturbino di Brooklyn. Si tiravano fuori canzoni ingombre della sua eredità prese dal filone gotico, quella roba che finisce a quei festival in Germania con la gente vestita in cosplay di Dracula o steam-punk. Si ipotizzava allora un festival a solo tema TON, il “Type O Festival”, suggeriva qualcuno. Poi non ricordo chi ha tirato fuori l’anticipazione da questo disco qua e a me è passata la voglia di scherzare. Perché è triste ma non in senso buono. In pratica, come dicevo, è solo una specie di imitazione spudorata, tipo da avanspettacolo, senza le canzoni. E occhio che i TON non erano originalissimi, in quella fase lì avevano dei riferimenti piuttosto ingombranti, spesso anche omaggiati con ironia: Beatles, Black Sabbath, Sisters of Mercy, Danzig. Credo anche Beach Boys e Phil Spector. Pure il lettering sugli angoli, che i Neon Nightmare riprendono spudoratamente perché sennò forse non capiamo che sono una triste baracconata, è preso dai Clash che a loro volta prendevano da Elvis. Non si inventa niente.

Solo che Peter Steele PRIMA scriveva canzoni eccezionali e POI le arrangiava in maniera esemplare (sì, ok, continuava a scriverle anche in fase di arrangiamento). Era un po’ il nostro Paul McCartney, era a quel livello lì e non temo smentite. Solo che sembrava Lurch della famiglia Addams e aveva una nerchia tanta. In Faded Dreams non c’è una sola idea, e sarebbe pure qualcosa su cui potremmo soprassedere. Ma non c’è neppure una canzone buona. Ce ne fosse una, una sola, a livello tipo di September Sun, non certo uno dei picchi dei TON, non sarei così infastidito. Invece lo sono perché, anche se sa tutto di versione made in China, poi la suggestione te la mette, se sei ubriaco credo che quasi ci caschi. Però le canzoni sono banali e sciatte e pure già sentite in ogni dettaglio. Una porcata, insomma. Come dicevo, se vi dovesse piacere, vi giustificherei solo se siete ubriachi. Visto che stiamo tutti quanti su Spotify o servizi simili e abbiamo a disposizione più o meno tutto, subito e più o meno gratis, non c’è una sola ragione al mondo per cui dovreste mettere su Faded Dreams e non October Rust. Salvo il gusto per le porcate e le pecionate. Gusto che non giudico. Se invece avete voglia di sentire “nuove canzoni” dei TON e vi vanno bene i Neon Nightmare, allora spero che l’intelligenza artificiale vi fornisca presto un plug in o un’app con cui ascoltare perennemente contenuti nello stile dei vostri artisti deceduti preferiti senza che si ripeta mai un solo minuto uguale, in eterno. C’è chi dice che Elvis non sia morto. Forse era una profezia inquietante. (Lorenzo Centini)

A giudicare dal singolo (non ho ascoltato oltre), secondo me ci siete andati troppo cattivi.
In effetti, senza l’imbeccata non avrei pensato a Peter Steele, che continua a mancarmi.
Mancano i tempi lentissimi, la voce baritonale e sorniona da gattone, il basso, manca… boh, tutto quello che mi fa pensare ai TON — o almeno ai loro momenti “archetipici”.
Sarà il video, ma ho pensato subito ai Marilyn Manson, anzi, a quel video dei Manson, quello della cover di vattelapesca. E nel complesso mi sembra un’insalata di metal “mainstream” primi anni ‘2000 e goth rock anni ’80 (in effetti mi viene in mente Andy Eldritch prima che Peter).
E boh, il video con la gnocca in cosplay da vampira mi sembra sempre e comunque difendibile.
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Tra la pletora di gente che non si vergogna di clonare spudoratamente i TON, questi qua vincono a mani basse.
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Ho sentito un pezzo a caso (tale “She’s Drowning”) e tocca concordare con tutto.
Imbarazzante.
Mi ha fatto storcere il naso in più momenti e credo che possa cascarci soltanto uno che non ha mai sentito gli originali.
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Quanto mancano i TON… se penso a come è stato lasciato morire il povero Peter mi viene da piangere…
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Al limite del plagio vero e proprio.
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