DEAD CONGREGATION // BEDSORE // DORMANT ORDEAL // SONUM // THECODONTION @Traffic, Roma – 16.06.2023
I THECODONTION sono le vittime di turno del tristo cliché per cui, non importa con quanto anticipo mi muova, spostandomi con i famigerati mezzi pubblici romani dagli antipodi del Grande Raccordo Anulare, mi perderò sempre almeno il primo gruppo. E mi dispiace perché il quartetto capitolino è un gruppo interessantissimo: due bassi, nessuna chitarra, concept paleontologico, un suono sperimentale e contorto ma lontano dagli eccessi di certo death tecnico di nuova generazione. Se non li avete mai sentiti, recuperateli.
Mi giungevano invece del tutto nuovi i vicentini SONUM, che mettono tantissima carne al fuoco ma riescono quasi sempre a cucinarla a dovere. Un attacco thrash, una parentesi psichedelica, un assalto death belluino, stranianti assoli in tapping. E siamo solo al primo pezzo. Far funzionare tutta ‘sta roba insieme non è banale e il rischio di perdere il filo è sempre dietro l’angolo. I veneti riescono a evitare l’effetto fritto misto grazie alla grande attenzione per le dinamiche, e qua una parte non trascurabile del merito va al batterista, capace di gestire fill e accenti con gusto e cura.

Il peso della dissonanza è limitato nelle trame delle chitarre, che sanno quando spezzare il muro di suono con interludi liquidi e insinuanti che rivelano un inatteso senso della melodia. L’eclettismo è sempre una lama a doppio taglio e i Sonum riescono a non farsi mai male grazie all’abilità nel saper cambiare registro al momento giusto. Non è poco.
Più classico e lineare, con stacchi più incisivi e meno invasivi, è il suono dei DORMANT ORDEAL. I polacchi sono al terzo Lp e il loro death è più corposo e strutturato. C’è una chitarra sola e si gioca più sui contrasti e sui cambi di tempo. La matrice è europea, l’impatto torrenziale, la resa pulita, forse un filino troppo. Grido “NAPIERDALAC”, ovvero “spacca il culo”, l’incitazione da concerto trucido insegnatami dal nostro inviato a Cracovia, peraltro città di origine del gruppo. Il cantante Maciej, gran tenuta di palco, ne è felice. Li paragonano spesso ai primi Decapitated e l’accostamento ci sta, almeno fino a un certo punto. L’approccio è quello quadrato e preciso, talvolta freddino dei mitteleuropei, però nei momenti ignoranti viene in mente certa Svezia ancestrale, soprattutto nel debutto, al quale si attinge in chiusura.

Come ho già scritto in passato, ho un rapporto complicato con i BEDSORE. È la quarta occasione in cui li vedo dal vivo e mi suscitano sempre reazioni diverse. Stasera viene fuori la loro anima progressive, esaltata nei sedici minuti di Shapes from Beyond the Veil of Stars and Space, il brano contenuto nello split con i Mortal Incarnation. Il Giardina, che ne è un grande estimatore, aveva tirato fuori i Pan.Thy.Monium e no, non aveva esagerato. Quando entra la doppia cassa a devastare l’impalcatura melodica che stava avvincendo l’ascoltatore, si ricerca quel genere di effetto emotivo. Per quanto interessantissimi, continuano a non essere la mia tazza di tè. Però gni volta che li vedo mi sembra di trovarmi di fronte un gruppo differente. Ed è un complimento.
A un certo punto Maciej aveva chiesto al pubblico se volesse un brano più lento o uno più veloce. Oggi la risposta non è scontata. Il filone che importa nel death l’incedere e le atmosfere del doom è diventato frequentatissimo e, senza nulla togliere alla seconda giovinezza degli Incantation e ai loro numerosi seguaci, tra i nomi che hanno guidato la svolta svetta quello dei DEAD CONGREGATION. Per nulla prolifici, due soli full, nel 2008 e nel 2014, tuttavia sufficienti a far nascere un culto. I greci possono. Se la nostra civiltà l’hanno inventata loro, ci sarà un motivo. Vengono accolti con calore e non deludono le aspettative, anzi, le superano. Gli estratti da Graves of the Archangels mantengono intatto tutto il loro fascino funereo e ritualistico, con una Morbid Paroxysm lancinante. Promulgation of the Fall viene suonato per metà e ogni riff mi fa ricordare perché lo avevo messo in playlist. Le distorsioni non sono feroci, si punta sull’anima doom per abbattere le ultime resistenze degli astanti. Auguro alla Death Over Rome di continuare a crescere, Tito ha riempito un vuoto. (Ciccio Russo)
