Black metal dallo spazio: TYRANT MOON – Eternal Nightfall

One man band svedese, esordienti, mai sentiti nominare prima anche perché non hanno mai pubblicato nulla, manco la miseria di un singolo, che so, una partecipazione stracciata a una compilation… Nulla. Vieni a conoscerli per via dei Bandcamp alert che ti segnalano ogni uscita che abbia un tag che ti interessa, ascolti, vedi se ti piace – soprattutto vedi se il prodotto vale la spesa – dopodiché agisci come meglio credi: cancelli la mail (succede un buon 90% delle volte) oppure ti accatti il disco.

Ci sono anche loro con il tag “cosmic black metal”, cioè la frangia di atmospheric black nella quale prevalgono tematiche sci-fi, arrangiamenti liquidi che richiamano gli spazi siderali più reconditi, sintetizzatori-catastrofe impostati su sonorità apocalittiche, effetti di riverbero portati oltre i limiti dell’universo conosciuto, oscurità profonda non di stampo religioso quanto fantascientifico; la propaganda che sottintende che gli alieni là fuori siano solo mostri cattivi che non anelano altro che sottometterci e farci un culo così è sempre attuale. Giusto per dire come la penso io: tra talebani, estremisti di vari colori, buonisti, fanatici religiosi, fanatici ambientalisti, fanatici virologi, fanatici nutrizionisti, fanatici di varie ed eventuali e di ‘sto gran cazzo, secondo me gli alieni ad incontrare noi umani avrebbero solo da perderci, nulla da guadagnarci e scapperebbero a gambe levate nel giro di un paio di giorni (chiamali scemi). Ma io sono un inguaribile pessimista.

Torniamo alla musica proposta in questo non lunghissimo Eternal Nightfall – 6 pezzi, 35 minuti appena, di cui 5 occupati dalle solite inutili intro ed outro qui per l’occasione mistificate sotto i titoli Inhale ed Exhale (mi ricorda qualcosa di una certa grind band svedese pure quella, chissà perché mai) – che quindi, eliminando il superfluo, annovera 4 brani tra i sei e gli otto minuti. L’impostazione di base è un black metal piuttosto cadenzato, che ha nella sola title track e nella conclusiva Antediluvian Chaos una sfuriata in blast beat più aggressiva, mentre per il resto si agglutina (mica male come termine sci-fi, vero?) su tempi medio-lenti e su partiture di chitarra minimali; gran spazio è dato ai synth per arrivare al risultato malvagicosmico che tanta importanza ha per l’intero progetto, obiettivo che viene raggiunto con facilità anche se qualche difettuccio l’album ce l’ha e non sarebbe onesto da parte mia soprassedere… in fin dei conti si sta parlando di tempo (ed eventualmente soldi) prezioso da dedicare ai Tyrant Moon, quindi occorre conoscere tutto il bello e il brutto che c’è.

La struttura del disco è: A-B-C-B-C-A, dove A sono intro ed outro, che come già detto e come consuetudine servono a un cazzo di niente se non allungare il minutaggio. B sono i due pezzi in posto dispari, Lunar obsession e From the dephts cloaked in darkness, che differiscono in lunghezza per 7 miserabili secondi e sono praticamente lo stesso pezzo con qualche riff cambiato, ma con uno schema compositivo preciso identico: se si inverte l’ordine dei brani nell’ascolto non li si riconosce, a meno che ovviamente non si controlli il titolo. Vale lo stesso discorso per i brani C, le già citate Eternal Nightfall e Antediluvian Chaos, le due in posto pari: sono da otto minuti abbondanti ciascuno, e in questo caso i secondi di differenza sono solo 3, ed anche in questo caso lo schema compositivo è preciso identico, ivi compresa l’accelerazione in blast beat sul finire del pezzo intorno al settimo minuto. D’accordo essere precisi e schematici ma qui si esagera, perché a questo punto ci si può fare un quadruplo CD usando sempre e solo due schemi per scrivere i brani cambiando solo qualche riff ed ottenendo canzoni che sono l’una la copia carbone dell’altra. Obietterete che in questo modo Ligabue ci ha fatto una carriera e i miliardi; io ribatto che Ligabue non è certo un esempio da addurre quando si parla di musica.

Altro difetto non trascurabile sono le vocals riverberatissime, che magari al giorno d’oggi vanno di gran moda (anche per supplire a carenze tecniche non indifferenti) ma che a lungo andare rompono abbastanza le palle, e ci muoviamo in un contesto di mezz’ora di musica appena. Non va mica tanto bene.

Insomma, per essere un disco d’esordio il risultato finale non è spiacevole ma è ben lontano dall’essere imperdibile. Esce di peggio, questo sicuro. Esce anche di molto meglio: c’è bisogno di maggior impegno, di maggior creatività specie per quanto riguarda la struttura dei brani, di curare le parti vocali in modo che non siano soltanto versacci lancinanti stracarichi di effetti, e magari di complicare un po’ i riff, che allo stato attuale sono assolutamente basilari, roba da secondo anno di studio di chitarra metal. Ci sono invero anche idee più che discrete, che andrebbero valorizzate maggiormente magari ragionando sui pezzi con più calma. Nel complesso alla sufficienza ci si arriva, ma con tutta la musica che esce al giorno d’oggi per fare il botto, visto che i dischi li si fa per venderli, serve fare assai meglio. (Griffar)

https://tyrantmoon.bandcamp.com/track/eternal-nightfall

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