NOCTE OBDUCTA – Irrlicht (Es Schlägt dem Mond ein Kaltes Herz)

Mi consentite di divagare un po’? L’altro giorno stavo cercando un po’ di cose in internet e, naviga che ti naviga, finisco su un’intervista piuttosto recente di Scott Ian e Charlie Benante ad una non-mi-ricordo-più-quale ‘zine americana, una di quelle importanti comunque. Come va/tutto ok/state bene/nuovi progetti e le solite palle, ma il punto per me focale dell’intervista è quando hanno detto che, se non possono andare in tour, un disco nuovo non lo fanno, e poi che i due dischi del post-rientro di Belladonna sono andati bene ma tanto chissene perché loro hanno fatto Among the Living e Spreading the Disease e per quel che li riguarda possono pure non fare mai più un nuovo disco, che tanto per loro la strada è spianata lo stesso e i palasport li riempiono comunque. Loro sono il punto di riferimento di loro stessi e tanto basta, sono degli arrivati.

Cosa c’entra tutto questo con i Nocte Obducta? Adesso ci arrivo. Tenete a mente il neretto qui sopra, però.

Irrlicht è il tredicesimo album dei Nocte Obducta. Oramai hanno diradato le nuove uscite, il precedente è di più o meno tre anni fa, qualcosina di più; hanno stabilizzato la formazione, i pezzi continua a scriverli tutti Marcel ma è assodato che in sala prove anche gli altri ragazzi hanno voce in capitolo su sonorità, arrangiamenti e varie ed eventuali, altrimenti non credo che saremmo a questi livelli. Cosa succede, quindi? Che, in questo disco, di black metal (colonna portante da sempre della loro musica, tappeto sul quale venivano intarsiati gli arabeschi più variopinti) non è che ce ne sia una quantità esagerata… Perché? Perché credo che oramai se ne freghino. Sono in giro da talmente tanto tempo, hanno composto musica diversa dal solito da talmente tanto tempo che oramai sono anche loro degli arrivati. Non hanno più nulla da dimostrare: possono inventarsi la musica che gli pare, ovviamente rimanendo nel loro campo. Se non facessero mai più un disco non cambierebbe niente, ma, visto che scrivere musica ancora gli dà soddisfazioni incommensurabili, così sia. Come gli Anthrax, come molte band che hanno dato il loro meglio venti-trenta anni fa (ed oggi ahimè vivacchiano grazie al mito costruito in tempi passati). L’unica cosa che conta allora è comporre brani che siano di alta qualità, melodici, oscuri, “tragici”, al livello dei dischi del passato. Per rinfrescarlo, per rinverdirlo, per continuare ad essere un punto di riferimento. Per tutti gli altri, intendo, ma non solo. Come sempre ci riescono alla perfezione.

Insomma, anche loro sono diventati il punto di riferimento di loro stessi. Per esempio, l’opener s’intitola Zuruck im Bizarren Theater, si riferisce fin dal titolo al primo brano del loro album d’esordio Lethe di venti e passa anni fa, ed è quasi subito death metal vecchio stile che si incattivisce strada facendo, sfiora il black a tratti nei momenti più veloci ma rimane ben piantato con chitarre, basso e batteria pompatissima in territorio death metal specialmente nel riff portante centrale, che si apre in una melodia memorizzabile da hit radiofonica. Un modo per dire a tutti: “Siamo tornati, siamo sempre noi e non ci siamo dimenticati chi siamo. E fateci la cortesia di non dimenticarvelo nemmeno voi, eh!”.

Lo stesso si può dire della psycho-death metal Rot und Grau, che ha schemi di tastiera e batteria quasi industrial, basso in evidenza e riff acidissimi prima di aprire nel loro classico progressive atmosferico-spaziale molto anni ’70. Ma nei sette brani che contiene questo nuovo album ci potrete trovare un sacco di altra roba, dai riff thrash/punk della seguente Der Greis und Die Reiterin, che poco dopo evolve in modo completamente differente pur essendo un pezzo piuttosto breve, e nel corso del disco si arriva al post rock, a momenti intimisti dolci e sognanti. Si arriva per brevi momenti nei territori della musica elettronica, persino. Ci sono stacchi più consoni alla premiata ditta Franke/Froese/Baumann (i Tangerine Dream della prima incarnazione) che ad un gruppo extreme metal, per quanto questa definizione possa ancora essere appropriata.

Ancora un’altra volta allora il marchio di fabbrica, cioè brani variegati di media o anche lunga durata che comprendono svariati movimenti al loro interno pur restando perfettamente coesi, viene rispettato con i soliti (per fortuna) eccellenti risultati. È vero, c’è meno black metal e più generi mischiati insieme, e ci vuole un po’ di tempo per apprezzare completamente quanto suonano, ma quando mai i Nocte obducta hanno scritto un album usa-e-getta da dimenticare nello scaffale dopo tre o quattro ascolti?

La malinconica, maestosamente sinfonica Noch chiude un signor disco, come al solito molto complicato da descrivere visto il songwriting intricato e complesso. Anche questo brano riporta un po’ indietro nel tempo, all’epoca Nektar, essendo il più lungo di tutti: viene impostato su un riff molto melodico sul quale vengono poi innestati inserti che divagano in tutto lo scibile del rock. Chi già sa chi sono i Nocte Obducta avrà capito cosa intendo dire, per i neofiti il mio caldo consiglio è quello di ascoltarli con attenzione prendendosi del tempo, perché se li si ascolta superficialmente finisce che non ci si capisce nulla e ci si perde un notevole esempio di cosa l’heavy metal ha ancora di eccellente da offrire. Fatto da dei maestri, oltretutto, perché questo modo di suonare se lo sono inventato loro e continuano a suonarlo solo loro.

Da ultimo un’ulteriore riflessione personale, giusto per non farsi mai mancare nessuna sega mentale: il booklet del CD contiene nell’ultima pagina la scritta in tedesco “Non tutte le morti iniziano con il morire. Cosa significherà mai? Potremo aspettarci di ascoltare in futuro qualche loro nuovo lavoro? È un epitaffio? Credo che anche a chiederglielo direttamente non risponderebbero mica… Non ci resta che aspettare e goderci intanto Irrlicht, ulteriore passo della band verso l’immortalità. (Griffar)

One comment

  • Io penso che senza i Darkthrone non ci sarebbe stata nessuna evoluzione del Black Metal, sono ovunque, la loro influenza si sente anche nei Nocte Obducta. Lo so, è la scoperta dell’ acqua calda, che ve lo dico a fare ( forget about it).

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