La vecchia Inghilterra: BENEDICTION – Scriptures

Finalmente è arrivato, dopo gli annunci, le foto, le dichiarazioni d’amore rinato sui vari social, il nuovo album dei Benediction con Dave Ingram. Esce a ventidue anni di distanza da Grind Bastard, l’ultimo vero disco, secondo il sottoscritto, che valga la pena possedere dei nostri.

Non che il nostro barbutissimo amico sia rimasto inattivo nel frattempo. Permettetemi infatti di ricordare il progetto Down Among the Dead Men, che tra crust e death metal, ha sfornato episodi interessanti, come ad esempio Exterminate! Annihilate! Destroy! del 2015. E se proprio vogliamo andare ancora più indietro, allora ripeschiamo sempre con piacere pure Honour – Valour – Pride dei Bolt Thrower, autentica mina, peraltro sottovalutatissima dai fan, che svetta come il migliore e più ispirato degli album post For Victory, forse persino al livello di quest’ultimo.

I singoli Stormcrow e Rabid Carnality giravano già da un po’ e l’antifona si era ben capita. L’unica cosa che davvero mi stranisce, di un album dei Benediction uscito nel 2020, sono i suoni. Non sono sicuro che questi, così nitidi, ben si confacciano ad una creatura nata e cresciuta nel periodo d’oro del death metal inglese. E un po’ come vedere un vecchio zio ultrasettantenne dopo vent’anni e constatare come nonostante l’età cerchi di ringiovanirsi indossando pantaloni rossi e felpe con improbabili loghi e scritte varie. Capisco l’esigenza di immettere sul mercato un prodotto che li catapulti nuovamente su una scena dove anche i più giovani, che non erano là quando uscì Trascend the Rubicon, potrebbero essere interessati a scoprire chi ha contribuito a creare determinate sonorità. Ed è buono, in un certo senso, che le nuove leve capiscano cosa fosse il death metal di una volta, seppure sotto nuova veste ripulita e al passo coi tempi. Quindi non vi romperò tanto il cazzo su questo aspetto.

Nulla infatti, o quasi, differenzia stilisticamente i pezzi contenuti su Scriptures dalle strutture, i cambi di tempo, i grugniti, il feeling che avevano i dischi ai tempi in cui la band di Birmingham solcava le scene a gonfie vele.

Questo disco arriva quindi sulla scia dell’entusiasmo del ritorno di Dave Ingram alla base. Non poteva esserci proprio modo migliore di celebrare un evento del genere. A parte forse un tour che speriamo arrivi quando tutta ‘sta follia della pandemia sara finita. Daz e Rew sono sempre là a sfornare riff, da vecchie volpi del mestiere, e con una cattiveria che non è stata scalfita dal tempo. Seppure i precedenti Organised Chaos e Killing Music sono per me persi nei meandri del mio inconscio (non li sento da anni, a differenza dei classici degli anni novanta), la formula è rimasta intatta, e sembra di sentire qua e là le accelerazioni di Transcend e i mid tempo tipici del fenomenale The Dreams you Dread, un disco che faceva del groove e della cattiveria un’arma vincente.

Scriptures è in tutto e per tutto (se si tralasciano i suoni ripuliti) un album dei Benediction, e anche una buona scusa per riprendere, in futuro e Covid permettendo, un’attività live che li porterà probabilmente in giro per l’Europa, sempre che qualcosa rimanga del circuito dei promoter, dei locali e dei concerti. E sarebbe pure un’ottima occasione per risentire anche i classici.

Alla fine, i Benediction sono rimasti gli unici, tra i prime movers, ora che i Bolt Thrower non esistono più, a portare la torcia di quel suono tipicamente britannico di fine anni ottanta e inizio anni novanta. Quindi il discorso filologico portato avanti da Dave Ingram e co. è perfetto per chi magari è cresciuto con nomi più recenti e vuole recuperare un pezzo di storia. Per noi altri vecchi grind bastards c’è sempre The Grand Leveller. (Piero Tola)

4 commenti

  • Album da mettermi in playlist prima di subito, bentornati Maestri !

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  • Sentito ieri con grande piacere rispetto ai contenuti. Poi è venuta fuori la questione della “forma”. Ossia di quei suoni di batteria, soprattutto, che mi fanno incazzare tantissimo (l’ultimo Necrophobic, molto bello, ha lo stesso problema). E non credo che gente di cotanta esperienza non ne sia consapevole. Quindi? Cui prodest?
    E poi lo sappiamo, ce lo insegna la filosofia: non è vero che esiste una differenza sostanziale tra forma e sostanza. E allora? Come la mettiamo?

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  • Grazie. Abbiamo bisogno di Death Metal fine 80 inizio 90.
    Visti di spalla ai Napalm Death nel 199(5?) a MIlano , con un batterista giovanissimo. Mi pare.

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  • Si, avrà qualche pecca nei suoni ed è ruffiano come un Amarone, ma si ascolta che è un piacere.

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