Grattare il coperchio della propria bara con i BLACK AWAKENING
Dura la vita dell’appassionato di doom. Ogni mese escono decine di lavori basati più o meno tutti sui soliti due o tre giri scritti da Tony Iommi quaranta e passa anni fa e riesci tuttavia a fartene piacere la maggior parte. Dato che c’hai pure un lavoro e una vita privata, provare a star dietro a questa mole di musica è una sfida persa in partenza. Hai paura di consultare i siti specializzati perché conosceresti più nuove band di quelle che sei umanamente in grado di seguire. Chissà come fa Stefano Greco, che è pure sposato con prole. Accade quindi che, grandi nomi e feticci personali a parte, finisci per sentire soprattutto roba reperita, quando va bene, sotto consiglio di qualche altro esaurito come te o, più spesso, per puro caso. Come i Black Awakening, formatisi l’altro ieri e autori giusto di un demo di due tracce che mi sto sparando in modo compulsivo da almeno un mese, mentre i nuovi Howl e Cathedral continuerebbero a prendere polvere, inascoltati, sulla scrivania se solo i promo adesso non li mandessero digitali.
Sono un duo, lui alla chitarra e lei (che risponde al leggiadro nom de plume di Mandi Drunkenstein) alla batteria, come dei White Stripes del male. Vengono dalle paludi della Louisiana e si sono da poco trasferiti in Indiana, cosa che mi fa supporre facciano coppia anche nella vita. Di gruppi su questa linea ne stanno spuntando a quintali ma in questo campo l’atmosfera conta tantissimo, e i Black Awakening raggiungono vette di disturbo degne dei Primitive Man o degli allucinanti Cough, con i quali un vago paragone può sorgere nel satanico mantra di Pillars Of Creation, che parte con un riffaccio straclassico alla Electric Wizard, trascolora in pennellate di epica black e affonda in una spirale di ossessività sludge. L’altro pezzo, Revolutionary Suicide, suona più minimale e Celtic Frost ma è altrettanto malato e lugubre.
La signorina Drunkenstein e il sodale Tim Holsinger sono attualmente in studio per registrare il debutto, che si chiamerà Cult Of The Dying God come il demo e uscirà in estate su Domestic Genocide.


White Stripes del male è una definizione che calza a pennello. Per mia sfortuna (fortuna?) non li ho mai ascoltati, però posso consigliare a tutti l’ascolto del nuovo split degli eterni Cough insieme ai giovani Windhand, pure loro servitori del male nonché amici degli Electric Wizard.
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Uh, è la prossima recensione che intendevo fare, telepatia doom
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madonna è vero.. lo stoner doom si basa sempre sulle stesse cose ma è davvero difficile annoiarsi, troppa roba e di qualità alta
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