BRUTALITY – Ruins Of Humans

brutality_ruins_of_humansAnche oggi che non mi viene in mente quasi nessuna band dell’epoca che non sia rimasta o tornata in giro (e, a giudicare dai dischi che stanno uscendo, non sembra un male), esistono le reunion che non ti aspetti. Stappate una bottiglia di sangue caprino che oggi si parla di un gruppo che più di culto non si può. Li credevo defunti in modo irreversibile. Poi un giorno Trainspotting se ne esce con un candido Ciccio, che mi dici dei BRUTALITY? Hanno fatto un nuovo ep e un tizio di cui mi fido parecchio ne ha parlato molto bene. Casco dalla sedia, bestemmio di gioia, lancio un paio di anatemi contro di lui perché non li conosceva e, nel consueto impeto di nonnismo, tento  di appioppare la pratica a Luca Bonetta, l’unico qua dentro che di musica un po’ ci capisce.

Nonostante avessero il nome più fico del mondo e almeno due album della madonna in carniere, i Brutality sono stati una delle formazioni più sottovalutate e, ahimé, sfigate della gloriosa scena emersa a fine anni ’80 dai miasmi paludosi della baia di Tampa. La prima volta che ascoltai il loro debutto, Screams Of Anguish, quando partì la meravigliosa These Walls Shall Be Your Grave pensai che fossero europei. Avevano un sound estremamente peculiare per una band statunitense, crudo e sinistro ma allo stesso tempo complesso ed evocativo, distaccato in maniera pressoché totale dal canone floridiano. Uno spleen sabbathiano che li avvicinava più alla scuola inglese di Bolt Thrower e Benediction (ma quanto ci mancano entrambi?) che agli Autopsy (a proposito, tra un po’ esce il nuovo), assoloni estrosi, strumentali a base di piano, tempi prevalentemente cadenzati, una malsana vena melodica che ricordava certe volte i Death e certe altre gli esordi death/doom di future stelle del firmamento gotico come Crematory e My Dying Bride. Elementi che diverranno ancora più presenti nel successivo, e forse ancor migliore, When The Sky Turns Black (’94, ottima annata). Due anni dopo il lievemente sotto tono, ma ancora godibile, In Mourning. Altri due anni e arriva lo scioglimento. Ci riproveranno un paio di volte nel corso del decennio successivo, ma senza costrutto. Almeno fino alla recentissima pubblicazione di Ruins Of Humans, un singolo autoprodotto di due tracce. Belle che non ci si crede. La line-up è la stessa di allora. E anche loro sono rimasti gli stessi. Cupi, catacombali, personalissimi. E fottutamente old school. La title-track la trovate in fondo. L’altro brano, la commovente Irreversibly Broken (questi sono titoli), lo potete ascoltare qui. Ora pretendo un full.

4 commenti

  • sergente kabukiman

    era da un po’ che non leggevo una rece così entusiasta da parte di ciccio..davvero ottima questa scoperta, devo approfondire!grazie stella polare sarda

    "Mi piace"

  • Grandi Brutality! Negli anni ’90 avevo in distribuzione una loro cassetta, e serbo ancora un ottimo ricordo di loro… Mi viene in mente che, sciaguratamente, ebbi la brillante idea di ordinare il loro debutto in un negozio di dischi di provincia e ci misero svariati mesi per farlo arrivare, accampando le scuse più assurde…

    "Mi piace"

    • sergente kabukiman

      capitò la stessa cosa a me anni fa con black metal dei venom..peccato che dopo mesi di attesa il negoziante se ne uscì con metal black che era appena uscito. fortuna che il disco mi piace un casino

      "Mi piace"

  • Pingback: Back from the dead: BRUTALITY – Sea of Ignorance | Metal Skunk

Rispondi a sergente kabukiman Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...