LIBERTEER – Better To Die On Your Feet Than Live On Your Knees (Relapse)

In Usa le categorie politiche destra/sinistra che abbiamo in Europa non sono applicabili. Lì lo Stato non è, come da noi, una mamma un po’ zoccola alla quale ci sentiamo comunque legati ma assume sovente i connotati del Nemico, perché al centro ci deve sempre essere l’individuo che va incontro alla sua grande occasione nella land of opportunity solo contro il mondo. Tipo la nostra guida spirituale Jon Schaffer, vicino – pare – ai libertarian, sorta di anarchici di destra che propugnano il diritto dei cittadini americani di costruirsi un arsenale degno di un capoccia dei narcos messicani in modo da disintegrare qualsiasi bastardo osi avvicinare il naso alla loro fottutissima proprietà. E’ così che diventano plausibili virate ideologiche come quella che ha recentemente interessato l’ex Exhumed (cacofonico, lo so) Matthew Widener. Il nostro amico californiano prima ci aveva questa one man band un po’ così chiamata Citizen, che suonava un sedicente guerrilla grind caratterizzato da un immaginario repubblicano d’antan e testi dedicati alla guerra civile (il loro unico full si intitola – me cojoni – Manifesto For The New Patriot). Questo tre anni dopo aver concluso un’esperienza quinquennale nei marines, per arruolarsi nei quali aveva messo in congelatore la sua prima band, i Cretin, l’unico gruppo estremo di cui abbia memoria il cui cantante abbia cambiato sesso. Il suo nome di battesimo era Dan Martinez. Poi, mentre Widener si faceva brutalizzare in caserma dal sergente Hartman di turno, si è operato. Oggi si fa chiamare Marissa Martinez e prospera felice producendo videogame e suonando la chitarra dal vivo con i Repulsion senza fare troppa pubblicità alla faccenda come Keith Caputo.

All’armi, siam baathisti

Va detto che un cantante che cambia sesso ti aiuta a diventare mentalmente più elastico. Forse è anche per questo che il buon Matt con il tempo ha lentamente cambiato visione politica fino a diventare un anarchico. Una volta al concerto del 1 maggio io ed Emanuele avevamo conosciuto un americano che si era presentato con nonchalance come un “anarchico dell’Ohio”, come se si trattasse di una corrente del pensiero antagonista tra le più celebri. A me per associazione erano venuti in mente i nazisti dell’Illinois. Il tizio era in compagnia di un suo amico che era appena tornato dal fronte e sembrava Jack Nicholson nella scena finale di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Totalmente shell shocked. Tanto per rendere la situazione meno imbarazzante, Emanuele si era portato una bandiera dell’Iraq da sventolare. Ogni tanto per cazzeggiare facevamo partire il coro Sad-dam Li-be-Ro Sad-dam Li-be-ro e decine di difensori del proletariato lì presenti ci venivano dietro per l’imbarazzo dei telecronisti Rai. Ma non divaghiamo troppo e dall’anarchico dell’Ohio torniamo al nostro anarchico della California, che ha fondato un’altra one man band chiamata Liberteer e se ne è uscito con un disco che spacca il culo ai lombrichi. Better To Die On Your Feet Than Live On Your Knees è uno dei migliori dischi grind usciti in questo primo scorcio di 2012, anche se, paradossalmente, potrà piacere più a chi non è troppo avvezzo al genere che agli aficionados più coriacei, che potrebbero storcere il naso di fronte a dei suoni fin troppo puliti. Il ricorso a una simile produzione è però pienamente giustificato dal peculiare stile del progetto, che riesce nell’ardua impresa di dire qualcosa di nuovo in un genere dove l’originalità è richiesta quanto frac e papillon a un festival crust al Forte Prenestino. Frustate di marca hardcore come Without Blazon, rese ancora più dolorose dalla struttura lineare e freddamente matematica, si alternano infatti senza forzature a brani dai toni cadenzati e tambureggianti come Build No System e Rise Like Lions After Slumber tra synth da giorno del giudizio e un’epicità quasi black. Se domani volete scatenare la rivolta abbrustolendo la station wagon di un malcapitato pizzicagnolo la cui connivenza con le ciniche trame della finanza strutturata è tutta da dimostrare, fatelo con i Liberteer in cuffia. (Ciccio Russo)

3 commenti

  • Nunzio Lamonaca

    Ciccio, stavo per proporlo in Gente che mangia la soia, ma sto disco fa uno schifo da paura. O meglio, confermo il fatto che possa piacere a chi non è avvezzo a sonorità del genere. Le trombette no, però. Dai, cazzo.

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  • Si ma voi non potete farmi questo, io non posso leggere articoli come questo mentre sono a lezione, ho iniziato a ridere in maniera indecente attirandomi le ire dei secchioni della prima fila che continuano a guardarmi con sguardo torvo. La gente proprio non lo sa cosa si perde…

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  • Pingback: Frattaglie in saldo #23 | Metal Skunk

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