Tag Archives: metallo tetesco

Riecco Uwe Lulis in ACCEPT – The Rise Of Chaos

Gli Accept sono una delle realtà dell’heavy metal che preferisco in assoluto. Ricordo che quando ero ragazzino ricevetti da mio zio una musicassetta strapiena di ballad e brani di punta di Scorpions, Deep Purple, Def Leppard e altre ottime cose uscite solo ed esclusivamente negli anni ottanta. Ed erano tutte quante band europee fino a che, arrivato in fondo, non potei non notare una seconda cosa: la

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Tom Angelripper dà ascolto ai nostri consigli e caccia chitarrista e batterista

Nel suo recentissimo speciale sui Sodom, il bieco Belardi ha liquidato come immondizia tutto quanto prodotto dai tedeschi dopo il fantastico M-16 del 2001. Io sarei un po’ meno duro del sordido mangialampredotto: il full omonimo del 2006, con la sua svolta, ehm, “melodica”, mi era piaciuto abbastanza e, checché ne dica il toscano di redazione, un’evoluzione c’era stata, seppure verso

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Avere vent’anni: GAMMA RAY – Somewhere Out In Space

La storia dei Gamma Ray fino a Somewhere Out In Space è stata, musicalmente parlando ma non solo, piuttosto travagliata: tra cambi di formazione e stilistici, Kai Hansen, fuoriuscito in malo modo dagli Helloween all’apice del successo, quei primi anni faticò parecchio a trovare una dimensione propria, un’identità univoca che lo connotasse nel panorama power europeo. La celebrità degli Helloween

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Frühstück ist fertig: i figli di Pasquale Ametrano e il nuovo disco dei Tankard

Non so se vi è mai capitato di avere contatti con italiani di seconda o terza generazione nati all’estero. Se avete, che so, un prozio trasferitosi a Dusseldorf o a Broccolino nel ’49 e ne andate ogni tanto a trovare i discendenti, ‘ste faccende le conoscerete meglio di me. Per quel poco che mi è parso di capire, il discorso,

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La strada tedesca per la Svezia: REVEL IN FLESH – Emissary of All Plagues

I tedeschi hanno un problema col death metal. Ciò non vuol dire che non riescano a farlo bene, ogni tanto. È che non riescono a prenderlo sul serio. Per una serie di fattori culturali che non sto a sviscerare (anche perché non ne sarei in grado), il metallo tetesco, come quello finlandese, è uno stato della mente, è un’impronta inequivocabile che trascende i

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