Avere vent’anni: aprile 2004
Archetype dei Fear Factory, Nattfodd dei Finntroll, poi Elvenking, Khold, Queens of the Stone Age, Peccatum, Atrocity, Countess, Anasarca, Spastik Ink e altri ventennali.
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Archetype dei Fear Factory, Nattfodd dei Finntroll, poi Elvenking, Khold, Queens of the Stone Age, Peccatum, Atrocity, Countess, Anasarca, Spastik Ink e altri ventennali.
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Gli album dei londinesi sono come un sacchetto di caramelle. Sono dolcissime e ti ricordano l’infanzia, ma farle fuori tutte in una botta è difficile.
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I debutti di Dragonforce, Municipal Waste e Spawn of Possession; Epica dei Kamelot, Old Man’s Child, Calvarium, Dream Evil, On Thorns I Lay e altro.
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Ci tenevo a fare un articolo gemello rispetto a quello pubblicato ieri da Gabriele Traversa non perché io sia un grandissimo fan dei Dragonforce (non lo sono), ma perché, avendo ahimè una decina d’anni più di lui, ho vissuto in maniera diversa l’arrivo sulle scene del gruppo di Herman Li, con tutto quello che ne è derivato. Gli stessi concetti
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Il mio articolo sul 2004 ha suscitato non poche obiezioni. Obiezioni che io ho accolto molto pacificamente, sia chiaro, se deste sempre ragione ad un pirla come me mi preoccuperei, ma ci tenevo a precisare una cosa: il mio intento era quello di analizzare il 2004 all’interno dell’intera storiografia metal (dal primo omonimo dei Black Sabbath all’ultima uscita dell’ultima incarnazione
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