Author Archives: Marco Belardi

Avere vent’anni: MYRKSKOG – Deathmachine

In quegli anni stava prendendo forma un qualcosa di bellissimo, e cioè, l’ultima incarnazione sensata del black metal. In taluni casi si finì col fuoriuscire dai ranghi d’origine, attingendo dai Morbid Angel o rimanendo comunque nella loro orbita, ma generalmente, questo accadde senza mai creare un miscuglio improbabile o fastidioso. È possibile affermare che il risultato rimanesse pur sempre il

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Dalla torre più nera, un tedesco scruta le perfide manovre dei suoi connazionali

I Bonded sono come un revenge porn che cercherò di descrivervi nel modo più conciso possibile: giri un filmetto in compagnia di una tizia che in breve tempo diventerà pure la tua ragazza ufficiale, di tanto in tanto lo riguardate e ridete della goliardica cazzata, ma sotto sotto ve ne vantate pure. Un giorno lei scopre che detesti i cani di

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Come realizzare un videoclip nel peggior modo possibile

Quest’articolo va inteso come il seguito di quello dedicato alle copertine degli album death metal ed alle abitudini dei grafici in certi ambiti. Sto tentando di porre l’attenzione su determinate figure, che, pur facendo parte del mondo dell’heavy metal, non ne sono e non ne saranno mai le protagoniste. Parleremo del rapporto tra musicisti e videomaker, con l’attenzione spostata su

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David Vincent aveva capito tutto e per questo tentò di invocare FALCOR

Tra le mille maniere in cui può nascere una canzone, c’è ad esempio la moda nata negli anni Novanta di andare a ricercare ad ogni costo il ritmo vincente. Questo a prescindere da chi componesse all’interno di una band: sono convinto che dopo il Black Album in molti avessero cominciato a comporre partendo da un groove di batteria, da un

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PSYCHOTIC WALTZ – The God-Shaped Void

C’eravamo lasciati nel segno del basso pulsante di Bleeding, l’ultimo album degli Psychotic Waltz uscito mentre scattava la mia psicosi totale per l’heavy metal. Lo acquistai un paio d’anni più tardi del suo lancio sul mercato, dato che A Social Grace m’era piaciuto subito, convincendomi a provare in seconda battuta l’ultimo lavoro. Per puro caso possedevo i due album della

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