Author Archives: Marco Belardi

Mike Patton non può collaborare con nessuno e prende in ostaggio i S.O.D.

Lo tenevano legato in uno scantinato umido e fatiscente, perché in libertà non faceva che creare problemi. Era iperattivo e durante la prigionia aveva già pianificato tutto: il tempo di separarsi da quelle corde logore e avrebbe annunciato un tour con i Faith no More, la reunion dei Mr. Bungle e le imminenti registrazioni del nuovo Dead Cross. Dave Lombardo

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Si cambia registro, non si muove una virgola: PARADISE LOST – Obsidian

I Paradise Lost una cosa l’hanno senz’altro capita: il giochino del ritorno alle origini, alla lunga, stanca. Tra Host e gli album seguenti potrebbero aver dedotto l’esatto contrario, ovvero che evolversi va bene, ma deve essere funzionale alla qualità dei dischi, altrimenti ti si ritorce contro in un attimo. Sei quello di One Second, e subito dopo sei quello di

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Due modi opposti di pensare il thrash metal: HAVOK e WARBRINGER

A inizio millennio il thrash metal quasi m’insospettì nell’intraprendere la via del ritorno alle origini. La strada da percorrere era ancora molto lunga, ripida e piena d’ostacoli, ma il processo era ben avviato. Avevo per le mani un disco di questi giovincelli spagnoli, i Legen Beltza, e pensai che qualcuno si stesse finalmente occupando del thrash senza passare per le

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Frattaglie in saldo #49: come ti trascorro il lockdown

Mentre le nostre mogli mentono spudoratamente sull’autocertificazione e forzano posti di blocco al grido “ho finito il lievito madre per l’impasto Bonci”, cercherò in prima persona di riportare la realtà delle cose dalla distopica realtà alla Grande Theft Auto che si va creando in giro a una situazione più blanda fatta di scrivanie, BandCamp e fedeli cuffie in testa. Il che

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Avere vent’anni: DESTRUCTION – All Hell Breaks Loose

Il fatto è che a questa band, nonostante il mio dichiarato amore per brani come Death Trap e in particolar modo per l’accoppiata a distanza Infernal Overkill – Release from Agony, non sono mai riuscito ad affezionarmi fino in fondo. Per cui, ogni volta che ne scrivo, mi sento sempre un po’ condizionato. I Destruction del 2000 dovevano sentirsi un

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