Author Archives: Charles

Musica di un certo livello #20: PRIMORDIAL, CRUACHAN, FEN, ARSTIDIR LIFSINS

Quando esce un nuovo disco dei PRIMORDIAL e mi propongo di recensirlo, mi prende sempre una certa pesantezza d’animo. Innanzitutto, non riuscendo in nessun modo a memorizzare le uscite precedenti, ogni volta mi tocca andare a riascoltare tutto il pregresso, attività assai spossante che conduce all’inevitabile desistenza. Sarà un problema di personale affinità, sarà che gli irlandesi sono afflitti da una intrinseca incapacità di sintesi.

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VARATHRON – Untrodden Corridors of Hades (Agonia Records)

Quando vecchie glorie tornano a sfornare dischi decenti succede che, per attimo, riesci pure a mettere da parte l’astio nei confronti delle reunion e altre operazioni più o meno commerciali, tipo riesumazione di cadaveri e raccolte differenziate, che stiamo subendo ormai da troppo tempo e che stanno trasformando gran parte del metal odierno nel simulacro di se stesso o, peggio,

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FAITH NO MORE: la versione studio di ‘Motherfucker’

Things worked out better than we had planned, così esordiva Everything’s Ruined. E chi se lo aspettava qualche anno fa che saremmo stati qui a scrivere del nuovo singolo dei Faith No More. Proprio in questi giorni stavo riascoltando quel gran pezzo che è RV e mi auguravo che Patton e soci avessero mantenuto quell’attitudine lì, quel modo di raccontare storie scomode e fastidiose,

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Fartwork: le copertine fatte col culo #9 (uncensored version)

Il video delle Femen che si spippolano la fregnetta col crocifisso in Piazza San Pietro ha scatenato, qui in redazione, tutta una serie di commenti a dir poco coloriti nei confronti dello stesso movimento oltre che, ça va sans dire, le fantasie morbose di alcuni e ha reso necessaria una nuova puntata di Fartwork. Personalmente penso che ogni donna abbia il diritto

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EINHERJER – Av oss, for oss (Indie Recordings)

Gravissimo errore quello degli Einherjer, che pubblicano un album a così breve distanza dal precedente, rispetto alle tempistiche alle quali erano abituati. All’interno di un genere di nicchia che non brilla per innovazione, perché l’innovazione è essa stessa quanto di peggio ci si possa aspettare, e nella poco rassicurante cornice di un mercato discografico in fase avanzata di decomposizione, si dovrebbero concentrare

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