L’alba dei nuovi idoli: HELLRIPPER – Coronach
Da quando Iron Maiden e Metallica hanno iniziato a fare dischi di merda non sappiamo più come orientarci. Sono morti Lemmy e Ozzy. Non esistono nuove band o personaggi il cui successo sia trasversale e unanime. Da anni passiamo di suggerimento in suggerimento da parte di algoritmi che propongono musica talvolta interessante, bisogna ammettere, ma per lo più inutile. Per via della nostra natura umana siamo alla ricerca di punti fermi, di certezze, di solide realtà (spero di non violare alcun copyright). Siamo alla ricerca di nuovi Idoli. Potremmo chiedere agli amanti del jazz, per capire come abbiano fatto a superare la morte di Miles Davis. La verità è che non lo hanno fatto. Non lo hanno superato. Anche loro non hanno un nuovo Miles Davis, non hanno un nuovo Kind of Blue. Noi, peraltro, ci troviamo in una condizione ancora peggiore. Siamo gli unici fan che si identificano chiamandosi col nome del genere che ascoltano: metallari. Qualcuno potrebbe obiettare che pure i rockettari, i punk o qualcun altro che adesso non ricordo si identificano chiamandosi col nome del genere che ascoltano. Vero. Ma metallaro ha una carica simbolica più forte.
Un festival estivo nell’est europeo è forse la cosa più sacra che ci è rimasta. I nostri rituali del bere birra, comprare l’ennesima maglietta di una band, alzare le corna al cielo li abbiamo ancora là dentro. Eppure, una volta usciti, di sacro non c’è più niente. Io mi aggrappo all’idea che i Sacred Steel saranno in giro ancora un po’. Ma poi?
Mi ha quindi molto colpito il messaggio di un collega della redazione che scriveva così ad un amico:
“Viviamo in un Paese fallito economicamente, i valori della società odierna mi fanno rimpiangere decenni che non ho mai vissuto, la caducità della vita mi rende pensieroso, dovrò lavorare fino al giorno della mia morte per sopravvivere a una vita di stenti, non andremo al terzo mondiale di fila e lunedì ho tamponato quello davanti a me e devo buttare via la macchina mentre devo ancora finire di pagarla.”
A parte il rimpiangere decenni mai vissuti, per il resto mi trovo anch’io nello stesso stato d’animo. E, coincidenza interessante, anch’io ho avuto lo stesso incidente con la macchina anni fa. Capite quindi che le uniche trasversalità, oggi come oggi, sono il mal di vivere e gli incidenti d’auto.
Il messaggio però continua con il link Spotify di Kinchyle (Goatkraft and Granite), traccia contenuta nel nuovo album degli Hellripper. Più sotto continua:
“Però questa canzone mi gasa tantissimo.”
“(invettiva punibile con sanzione amministrativa) CHE BELLA.”
“SPACCO TUTTO (altra invettiva punibile con sanzione amministrativa)”
Il nuovo disco degli Hellripper gasa. James McBain, unico membro del gruppo, dopo aver scritto da solo tre dischi ciascuno migliore del precedente, con un’evoluzione costante verso uno stile sempre più elaborato e personale, tira fuori un quarto disco che aggiunge un tocco di complessità in più al suo speed thrash blackizzato. Nel precedente Warlock Grim & Withered Hags aveva già fatto molto. Canzoni pazzesche, tiro incredibile, riff al centro, mai un momento morto. Coronach riparte da lì ma alza di molto l’asticella. McBain espande il suo stile in molte direzioni, le stesse alle quali aveva accennato in Warlock. Melodie maideniane, thrash, black e qualche richiamo al folk scozzese. Ma questa volta McBain esce dalla zona di comodo, gli arrangiamenti sono più studiati e le canzoni non seguono necessariamente lo stile anni ’80 nel quale gli Hellripper hanno sguazzato fino ad ora. Il tutto calato all’interno di un’atmosfera ampia, grandiosa. Anzi, si potrebbe dire che l’idea di partenza sia stata quella di scrivere un’opera epica, e da quell’idea McBain ha poi scritto le canzoni.
Non tutto funziona alla perfezione: alcuni passaggi suonano un po’ timidi, un po’ come se avesse avuto delle idee sulla punta del plettro ma non gli fossero uscite come voleva. Tuttavia, rimane il fatto che il tentativo di fare un grosso salto di qualità sia per lo più riuscito.
Coronach è il miglior disco degli Hellripper. Di gran lunga. Non è immediato come Warlock (e chi se ne frega) ma è più vivo, più pulsante, e resisterà meglio al passare del tempo. McBain ha smesso di guardare agli anni Ottanta e ha cominciato a guardare avanti. Forse abbiamo trovato un nuovo Idolo. Forse. (Luca Venturini)


