Avere vent’anni: DISMEMBER – The God That Never Was

Una delle cose che più non sopporto è andare all’Ikea. Non che debba andarci di frequente. Ma sapete com’è: vi serve una cosa a pochi soldi per la casa e vi ritrovate a essere là ancora prima di aver pensato di andarci. Non sopporto di andare all’Ikea per alcuni motivi.

Il primo è il percorso obbligato. Perché devo, seppur con le scorciatoie, farmi almeno mezzo negozio per comprare una mensola? Il secondo motivo sono gli spazi. I primi reparti, di solito, sono fatti di spazi angusti. Ci sono le proposte di arredo: esempi di camerette, camere, salotti, bagni, e così via. Alcune sono davvero carine, invitanti (il che personalmente mi inquieta, ma questo è un altro discorso). Si forma così, soprattutto nel fine settimana, un serpentone di gente che passeggia con tutta la calma del mondo guardando le suddette proposte. È faticoso sorpassare. C’è chi, noncurante delle altre persone, si ferma in mezzo al percorso, fa un foto, fa valutazione, prende ispirazione. Se tento di sorpassare devo dire permesso e scusi e grazie e passa tu. Da qui arriviamo al terzo motivo: sempre troppa gente. Il quarto motivo è esterno e indiretto, per così dire. Ed è il fastidio che provo nell’andare a casa di qualcun altro e trovare la stessa cosa che ho io. Un tappeto del bagno, un lampadario (quello a infruttescenza di tarassaco l’ho visto almeno in 4 case diverse) una tenda, un set di bicchieri. Di una cosa però posso dire bene: i ristoranti. Una volta ci ho mangiato e ne ho un piacevole ricordo. Ora sono vegetariano e non mi ci fermo più.

Ecco, io avrei una proposta da fare a Ikea. So che è strettamente personale ed egoista, e per questo irrealizzabile, ma ci provo lo stesso. Voi svedesi avete un sacco di cose interessanti e Ikea notoriamente fa di tutto per dimostrarsi svedese, basta vedere i nomi degli oggetti in vendita. La proposta è questa: perché non mettere, in sottofondo nei negozi del marchio, un po’ di death metal? Avete alcune tra le migliori band al mondo, i cui album riscuotono tutt’oggi un successo incredibile e globale. Avete gli Entombed, avete i The Crown, avete gli At The Gates, avete i Dark Tranquillity, avete i Marduk (vabbè loro non suonano death e magari sono un po’ troppo per un giro tra i mobili, ma immaginate che bello comprare una tenda da doccia a fiorellini con sotto Baptism By Fire?). Avete i Dismember. Lo ripeto: avete i Dismember. Una delle pochissime band che mettono d’accordo tutti. Blackster, deathster, powerster (si dirà?), giovani, vecchi, veneti, calabresi, conservatori, progressisti, chi preferisce la pizza col cornicione alto, chi preferisce la pizza bassa. Nessuno negherebbe che i Dismember siano una delle migliori band mai esistite al mondo. E io lo so, dirigenza Ikea, lo so che almeno una o due persone del consiglio di amministrazione della vostra rispettabilissima azienda ascolta, o ha ascoltato, i Dismember. Quindi vi prego, metteteli su ogni tanto. Create questa cosa con il vostro marketing e chiamatela, che so, “LA DOMENICA DISMEMBER”. Suona bene, mi pare, no?

Pigliate un disco a caso, dei Dismember. Vanno bene tutti. Va benissimo pure questo The God that Never Was, per il quale sto scrivendo qui il ventennale. Non sarà così famoso, ma rimane molto fico. A suo tempo fu descritto come un incrocio tra la violenza degli esordi e la melodia di Death Metal. Ma non voglio mettere bocca su quale album dei Dismember sia meglio per gli acquisti. Ripeto, a me vanno bene tutti. Però, sul serio, pensateci. (Luca Venturini)

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