Avere vent’anni: BEFORE THE DAWN – The Ghost
Nei sedici anni di vita di questo blog avrò scritto poco meno di una decina di volte a proposito dei Before the Dawn e ogni volta avevo in mente che un giorno avrei dovuto parlare di questo The Ghost, loro terzo album e uno dei miei dischi-feticcio a cui sono più legato in assoluto. Se mi chiedete com’è The Ghost, io vi rispondo che è un capolavoro. Si può dire capolavoro, no? Per me è uno di questi dischi che maggiormente rappresentano quella che si usa definire come comfort music, ovvero la musica che metti quando non hai voglia di pensare, di sperimentare, di concentrarti, ma semplicemente di cullarti con qualcosa che conosci perfettamente e che riesce a metterti in uno stato d’animo contemplativo e isolato dal mondo circostante.
Peraltro The Ghost ha un significato particolare all’interno della discografia dei Before the Dawn, perché qui Tuomas Saukkonen licenziò gli altri membri per fare tutto da solo: chitarre, basso, batteria e growl; l’unica cosa di cui non si è occupato, fortunatamente, è la voce pulita, qui opera della sublime ugola di Lars Eric Si, già visto all’opera con gli Winds. Coi dai dischi successivi, Saukkonen inserì un membro alla volta: prima un bassista, poi un chitarrista, poi un batterista, finché, con Rise of the Phoenix del 2012, al suo fianco ci fu di nuovo una band completa. Ma in The Ghost era lui da solo, e questo fu anche il primo disco che si autoprodusse.
E così The Ghost, più di ogni altro, è il frutto del solo Saukkonen. La cui poetica, come già detto, è abbastanza particolare: lui è un culturista finlandese, quindi la sua musica risente di due fattori precisi: il disperato cupio dissolvi tipico del suo Paese e la cazzimma caratteristica di chi condivide il suo hobby di sollevare pesi in palestra. Questa è un po’ la cifra stilistica dei primi Before the Dawn, ma qui la cosa viene sublimata e messa in chiaro sin dall’attacco con Disappear: riffone compresso, batteria quadratissima e alternanza tra le due voci che porta a un ritornello più arioso, con quelle sfumature angoscianti tipicamente finniche che Lars Eric Si, seppur norvegese, interpreta fantasticamente. Tutto molto semplice ed elementare, un po’ il grado zero di questo tipo di musica, ma funziona perfettamente.
Per quanto questo stile appaia facile da replicare all’infinito, però, per non andare a noia rapidamente ci vogliono le idee. O, per dirla in altri termini, le canzoni. E qui ce ne sono in abbondanza, dalla suddetta Disappear fino a Enemy, Stormbringer e la meravigliosa Black Dawn, con quel ritornello che rappresenta perfettamente il concetto dietro ai Before the Dawn e che Saukkonen dovrebbe farsi scrivere sulla lapide:
After all the life inside
Still so much death in my thoughts
It’s killing me
Killing me
Agli inizi di carriera i Before the Dawn hanno inanellato una discreta serie di bei dischi, ma basterebbe The Ghost a procurare gloria eterna al suo autore, peraltro incredibilmente prolifico e fondatore di molti altri gruppi, i più importanti dei quali sono Black Sun Aeon, Wolfheart, Dawn of Solace, The Final Harvest, RoutaSielu. Non so se sono riuscito a convincere qualcuno ad ascoltarlo, ma è un ascolto molto diretto e di pancia, non essendo un disco che ha bisogno di molti ascolti per essere compreso, data la sua estrema semplicità stilistica. Immagino però che ci voglia quantomeno uno stato d’animo particolare, quello sì. Ma se neanche il ritornello di Black Dawn vi smuove qualcosa dentro allora immagino che non ci sia niente da fare. (barg)

