Depressive (senza black metal): la prima data italiana di XASTHUR

L’11 marzo si è tenuto il primo concerto italiano di Xasthur, leggenda assoluta del depressive black metal mondiale, e ovviamente un evento di tale portata non poteva che essere ospitato dal Centrale Rock Pub, ormai la Mecca incontrastata del metal estremo underground in Italia. Però non tutto è andato come pronosticato. Metal Skunk era presente con una delegazione d’eccezione e questo report a sei mani racconta la serata da tre diverse prospettive.

Griffar: Il Centrale Rock Pub di Erba (CO) è un bel locale: non enorme, ma di gente ce ne sta comunque parecchia, si sente da ovunque molto bene, il fonico sa il fatto suo, la birra è veramente seria e hanno una programmazione di concerti della madonna da fare invidia a locali ben più rinomati. L’unico problema che ha, per quanto mi riguarda, è che dalla provincia di Cuneo devo mettere in conto tre ore per arrivarci, e sono “appena” 270 kilometri. Poi bisogna anche tornare indietro.

Quando arrivo al locale i Werelight, padroni di casa, hanno appena iniziato a suonare. Sono poco noti, ma in realtà sono un side project degli Spells of Misery, e Vrangr è il bassista del primo Vertebra Atlantis. Sono dunque in due, la chitarra è frenetica, estrema, a tratti dissonante, e la voce in screaming acutissima, impazzita di dolore, che tuttavia a tratti si scioglie in una pulizia quasi cantilenante. Utilizzano la batteria elettronica ultraveloce in stile Baltak, Ogmias e simili e qualche tastiera campionata, ma in definitiva l’impatto è bestiale, un rinoceronte ferito a morte che si lancia all’ultimo disperato attacco per debellare i suoi nemici. Hanno all’attivo una demo uscita nel 2020 e un mini album fresco di stampa, li trovate entrambi sul loro Bandcamp e vi assicuro che meritano parecchio.

Breve cambio di strumentazione sul palco e comincia a suonare il chitarrista svedese Lukas Hager, solista, che con uno strumento dallo stile molto vintage propone un set strumentale di musica piuttosto liquida, onirica suonato tutto in fingerpicking, tecnica assai utilizzata in chitarra classica a corde di nylon dagli artisti più virtuosi. Suona per una quarantina di minuti, io lo seguo per una metà del set più per ammirare la sua abilità che per la musica, che in realtà non mi coinvolge più di tanto. Non è il mio genere, poi dopo la bordata dei Werelight il contrasto è ancora più significativo.

Nel frattempo arrivano Barg e Charles, lo svedese non ha ancora finito di suonare e io esprimo l’opinione che parrebbe una rivisitazione del dungeon synth suonato con una chitarra anziché con i sintetizzatori e un po’ più barocco del solito.

Il concerto di Malefic io non l’ho capito. Non ne comprendo proprio il senso: hai davanti un pubblico che indossa al 95% magliette black metal, la totalità dei quali è intervenuta sperando di ascoltare almeno un paio di pezzi storici, e invece nulla, la scaletta prevede solo pezzi nuovi, tutti acustici di un genere indefinibile, che spazia tra il lounge/piano bar suonato con un’acustica 10 corde spruzzato di jazz/fusion e lo stesso dungeon synth interpretato con uno strumento a corde. Non è ambient, non è neanche avvicinabile al rock; abbiamo fatto abbastanza fatica a non distrarci ma quegli stoici che sono rimasti tutto il concerto sotto il palco hanno manifestato gradimento, quindi ha ragione lui. Per essere un mercoledì sera, di pubblico ce n’era comunque una discreta quantità.

Quindi special thanks ai Werelight che hanno tenuto viva la nera fiamma, e comunque quando si è in buona compagnia anche un concerto così-così diventa una festa.

Guardate com’eri…

Charles: “Ma se le dico frocio, lei si offende?”

È così che mi accoglie Barg la sera che mi carica in macchina per andare a vedere un concerto che sulla carta prometteva di essere una ficata.

Ultimamente salgo con maggiore frequenza a Milano e, ogni volta che mi è possibile, mi riconnetto alla colonna nordica di questa potente redazione, all’insegna della birra di pessima qualità, di costose piadine mangiate a bordo Naviglio e, ovviamente, all’insegna del metallo.

Qualche giorno prima Roberto mi fa: “Ou, vedi che la sera che vieni su suona per la prima volta in Italia Xasthur. E poi c’è pure Griffar. Non ho bisogno di altre motivazioni e aderisco con entusiasmo alla proposta. Ma le cose a lavoro vanno per lunghe, devo pure passare in albergo a cambiarmi, ché non mi va di andare a zonzo per la pianura Padana in abiti da lavoro; quindi, costringo l’amico Roberto a venirmi a prendere in auto.

Tornando all’incipit: no, non era lui a pronunciare tali parole irriverenti, e no, la domanda non era a me rivolta. A porla è Cruciani a uno dei due sindaci gay di destra che hanno annunciato di volersi sposare. Mentre l’intervista del Crux scorre con ritmo incalzante, ci scambiamo i consueti convenevoli di persone che si vedono 4 volte all’anno, se tutto va bene, ma che si scambiano meme legati all’estetica di quel periodo quasi ogni giorno.

Arriviamo al Centrale Rock Pub che il gruppo testé descritto da Griffar ha già terminato. Lo avevamo messo in conto ma, ehi, sta per suonare il fottuto Xasthur per la prima volta in Italia e siamo certi che sarà non dico il concerto dell’anno, ma qualcosa da raccontare agli amici che incontri nei locali che si rispettano. Locali proprio come quello di Erba, che mi stupisce subito per l’accoglienza, la cordialità, la rapidità del servizio e la pulizia (addirittura in bagno c’era un avventore che si stava lavando i denti: una cosa che non ho mai visto in trenta anni di concerti). Tutte caratteristiche che noi a Roma abbiamo dimenticato da tempo e quando qualcuno ti ricorda che esistono alternative ai bagni allagati di piscio e all’insolenza di chi ti tratta come se ti stesse facendo un favore personale a servirti una birra, beh, la cosa mi fa pensare che una terza via esiste e che il mondo, tutto sommato, non è destinato per forza all’autodistruzione.

Saluti e abbracci all’amico Griffar che non vedevo da un paio d’anni. “Questi ragazzi hanno tritato tutto”, ci fa, ma ora sta suonando un chitarrista solista e la cosa non ci invoglia al punto dal distrarci dal bere e riscaldare l’atmosfera, nonché l’umore col consueto cazzeggio pre-concerto.

Ok, bello tutto, ma quando inizia il pandemonio? Stiamo fuori a fumare e sentiamo sempre questa chitarrina fare zing zang. Però siamo qui, ci siamo fatti il viaggio fino in Brianza, Griffar si è addirittura sparato 3 ore di macchina, vogliamo la musica del demonio, vogliamo fare le cornine e fare sì con la testa, dai entriamo che adesso attacca Xasthur e ci stupra le orecchie fino a farle sanguinare.

E niente, amici: Xasthur stava già suonando. Ordunque, mi dispongo ad un ascolto attivo.

Oggi mi sento strano, in bilico tra l’esterrefatto e il fiducioso, quasi come sospeso nel tempo e nello spazio. Allo stesso modo sento che sto sospendendo il giudizio. Malefic sempre chino sullo strumento fa cose, note musicali forse. Come in balia di un pensiero, una qualche attesa, un rumore cosmico di fondo, la prossima comprensione della costante universale, il disvelamento di una verità ultima, il dono all’umanità. La chitarrina, però, fa sempre zing zang. C’è qualcosa che mi impedisce di esprimere le sensazioni, i pensieri sono smorzati da un groppo alla gola. È l’impossibilità di alzare una grande bestemmia al cielo.

Guardo Roberto.

Mi giro verso Griffar.

Sembrano entrambi immersi nei loro pensieri. Ma quando gli occhi si incrociano è impossibile non sbottare a ridere. E in quel momento, ecco, la comprensione completa delle cose.

Matt Elliott, dico.

“Sì”, mi fa Roberto, “ma peggio”.

… e guardate come sei

Barg: I lettori più anziani si ricorderanno forse il report del concerto di Matt Elliott, probabilmente uno dei pezzi più belli e rappresentativi della storia di questo blog. Fu un evento talmente assurdo e insensato che si meritò un articolo a quattro mani tra me e Charles, e da allora venne ricordato come il concerto più brutto a cui avessimo mai assistito, considerando anche tutto il contorno di hipsteria che ci fece sentire veramente a disagio.

Non è un caso che abbia iniziato a parlare del concerto di Xasthur ripescando quella data di Matt Elliott e soprattutto usando la parola disagio. Durante l’evento mi sono sentito veramente a disagio con Griffar, che avevo convinto a farsi tre ore di macchina per venire (e tre ore per ritornare a casa), e che ovviamente si aspettava tutt’altro. Del resto era la prima data in assoluto di Xasthur in Italia, cosa poteva andare mai storto?

Le prime crepe in questo quadretto idilliaco sono arrivate da Michele Romani, il quale nella chat di redazione ha postato alcuni video del Nostro mentre suonava cose strane tutto solo sul palco. Lì ho scoperto che negli ultimi tempi Malefic aveva abbandonato il black metal, ma pure il metal in generale, per darsi a una roba che lo stesso Michele presentava come ambient. Vabbè, ho pensato, ma di sicuro suonerà anche i vecchi pezzi, figurati tu, ti pare che fa venire la gente fino a Erba e non suona niente dai dischi storici che lo hanno reso famoso? E qui c’è il primo inghippo, perché almeno da Matt Elliott sapevi esattamente che cosa aspettarti.

E invece ci ritroviamo Malefic seduto sul palco con una strana chitarra squadrata a dieci corde intento a delle specie di improvvisazioni di un genere indefinito, che non è rock, non è ambient ma più che altro sembra un incrocio tra la musica da sala d’aspetto del dentista e un tentativo di jazz fatto da uno che non sa suonare. Di sottofondo, una batteria elettronica completamente a caso. Quantomeno da Matt Elliott eravamo belli stonati, qui io sono lucido come un bambino di cinque anni e ogni nota mi arriva addosso come a dileggiarmi, mettendomi sempre più in imbarazzo per aver convinto Griffar a fare un viaggio della speranza dalle Langhe. Il pubblico applaude, ma non sembra convintissimo. Molti vagano interdetti al banchetto del merchandising o escono fuori per una boccata d’aria che si prolunga più del solito. Nel frattempo lui continua a suonare, tutto concentrato e serio, senza mai dire una parola né interagire con gli astanti in alcuna maniera. Ogni tanto la musica si ferma ed è l’unico modo per capire che il pezzo è finito e dovrà cominciarne un altro, e ogni volta speriamo che molli ‘sta chitarrina e faccia qualcosa dai vecchi dischi. Invece ogni volta riparte con la chitarrina, ed è un colpo al cuore.

Il disagio è tanto e si manifesta in parecchi modi. Ci prendiamo una birra al bancone per passare il tempo, io mi metto a raccontare a Griffar qualche aneddoto de La Zanzara sentito nel viaggio di andata, e appena arrivo al momento in cui ripeto la frase di Cruciani “Ma se le dico frocio, lei si offende?” un tizio lì a mezzo metro, non particolarmente imponente, si gira ingrugnatissimo e si mette a imbruttirmi ostentatamente per cinque minuti. Io faccio finta di niente perché sono di buon cuore: noi siamo in tre, e peraltro c’è pure Charles che è l’Andre the Giant della redazione, e la cosa decisamente non sarebbe finita bene per il suddetto tizio, che continua a guardarmi storto, probabilmente incattivito perché anche lui si aspettava qualcosa da Suicide in Dark Serenity. Poi non so, magari Cruciani gli ha fatto la pipì sulla ruota della macchina e quindi non tollera che lo si nomini in sua presenza. Nel frattempo Malefic continua imperterrito con le sue improvvisazioni improvvisate finché, dopo un tempo indefinito che nessuno di noi ha avuto la creanza di conteggiare, finisce. E se ne va senza dire una parola, manco fosse un concerto di depressive black metal.

Ci salutiamo virilmente con Griffar, che dovrà rifarsi tre ore di macchina mentre io e Charles siamo lontani appena un’ora dai nostri alloggi. Gli promettiamo che la prossima volta saremo noi ad andare da lui, e stabiliamo la data precisa della griffarata, anche abbozzando una sorta di menu in base alle stagionalità disponibili in quel periodo. Decidiamo anche di fare un report a sei mani della presente data, per cercare di dare una vaga idea della surrealtà dell’esperienza. Durante il viaggio di ritorno mettiamo To Violate the Oblivious, perfetta colonna sonora per il panorama brianzolo puntellato di capannoni e outlet. La prossima trasferta insieme sarà per i The Gathering che rifanno tutto Mandylion, ma magari, vista la sfiga, quel giorno decideranno di suonare solo pezzi da Disclosure. Chissà. Certo non potrà essere peggio di Matt Elliott Xasthur con la chitarrina.

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