Il report dei KANONENFIEBER all’Alcatraz (e la polemica che ne è venuta fuori)

Questo concerto ha portato con sé una scia di polemiche di cui tratteremo subito dopo la cronaca dell’evento. Evento peraltro attesissimo e che ha visto parecchia partecipazione di pubblico, impensabile non solo quando Griffar ne recensì il debutto ma anche un anno fa, e il motivo è probabilmente la meravigliosa performance degli stessi Kanonenfieber lo scorso settembre al Metalitalia Festival. È venuto persino Belardi da Firenze, oltre al sempre ottimo Venturini da Cernusco sul Naviglio. Io però riesco ad arrivare solo dopo che il gruppo di spalla, i tedeschi Mental Cruelty, hanno smesso di suonare. I miei sodali mi dicono che trattasi di gruppo deathcore con influssi sinfonici, non proprio il mio genere quindi, che però dal vivo sa il fatto suo, soprattutto grazie all’ottima presenza scenica del cantante, innesto abbastanza recente nella formazione. Il pubblico, mi dicono, pare aver gradito. Purtroppo io entro nell’Alcatraz poco dopo le 20 e loro già sono scesi dal palco. Sarà per la prossima volta.

Mental Cruelty (ph: Marco Belardi)

Come detto, aspettavo con una certa ansia il concerto dei Kanonenfieber perché lo scorso settembre avevano spazzato via tutto. Su disco sono un buon gruppo, ma dal vivo erano stati veramente eccezionali. Non solo perché sono animali da palco capaci di tirare fuori tutta l’epicità della propria musica e coinvolgere il pubblico al massimo, ma anche per tutto l’impianto visivo, con tanto di cambio di costumi e scenografie in base all’ambientazione delle varie canzoni (dalla trincea alla nave da guerra) e alle scenette teatrali tra un pezzo e l’altro, o persino all’interno degli stessi. Tutto questo purtroppo nel loro concerto all’Alcatraz non c’è stato, o quantomeno c’è stato in minima parte. Io avevo convinto Belardi e Venturini a venire a Milano anche per questo motivo, e mi sono sentito pure in dovere di giustificarmi più volte con loro, durante il concerto. Quello che però non potevo immaginare è che, a quanto pare, non è stata una scelta volontaria del gruppo; ma di questo parleremo dopo.

ph: Marco Belardi

A parte la quasi totale mancanza di tutto il contorno, il concerto è stato comunque una bella mazzata. Trovatisi spogliati di ogni orpello, il gruppo ha puntato tutto sulle canzoni, ed è stato più che sufficiente. Anche perché il loro approccio è devastante, a partire dal factotum Noise, responsabile unico della band, che dal vivo sta dietro al microfono ma che su disco si occupa anche di suonare tutti gli strumenti. Il pubblico ha reagito benissimo: là in mezzo c’era un pogo continuo che spesso si trasformava in un circle pit vorticoso che a un certo punto ha rischiato di risucchiare pure me e Venturini. È incredibile come un gruppo recente e di un genere musicale fondamentalmente non troppo trendy sia riuscito a guadagnare un pubblico così affezionato. E del resto è difficile resistere quando questi ti sparano in faccia pezzoni come Panzerherker, Z-Vor!, Der Maulfwulf, Waffenbruder o Menschenmühle, diventati ormai cavalli di battaglia. Alla fine non si può che essere soddisfatti, anche senza i cambi di scenografia, e sperare di riuscire a rivederli il prima possibile, anche se, come leggerete, la cosa non sarà semplicissima.

ph: Marco Belardi

La serata termina poi ad un sordido kebabbaro nelle vicinanze dell’Alcatraz, sfrontatamente chiamato Il miglior kebap di Milano, ma in realtà indistinguibile dalla media dei circa cinque milioni di kebabbari del capoluogo lombardo, solo leggermente più sporco e squallido. Hanno anche sbagliato il panino all’amico di Belardi, un sant’uomo che, pur non ascoltando metal, ha accettato di farsi 300 km in macchina per vedersi i Kanonenfieber, pagando il biglietto e venendo a un certo punto abbandonato in mezzo al pubblico, senza mai lamentarsi e, per di più, stando tutto il tempo affianco allo stesso Belardi, la cui logorrea è talmente leggendaria che Venturini, che lo vedeva per la prima volta, dopo un quarto d’ora ha commentato: “Mi ha detto più parole Belardi in questi quindici minuti che mia moglie da quando la conosco”.

ph: Marco Belardi

Ora passiamo alla polemica post-concerto: i Kanonenfieber hanno pubblicato un comunicato, che è in pratica un atto d’accusa contro l’Alcatraz, nel quale si scusano per determinate mancanze di cui, a detta loro, non avrebbero responsabilità. Faccio una specifica necessaria: pur conoscendo come vanno certe cose, ho imparato a non farmi mai un’opinione definitiva senza aver sentito entrambe le campane. Quindi, per convincente che possa sembrare il comunicato, che pubblico integralmente qua sotto senza commenti, lascerò il beneficio del dubbio alla parte avversa per i dettagli che la riguardano. Magari in futuro approfondiremo la cosa, vedremo. (barg)

ph: Marco Belardi

COMUNICATO SUL CONCERTO DI MILANO

Non siamo una band che si lamenta facilmente. Nel corso degli anni abbiamo visto praticamente di tutto: locali più piccoli di uno sgabuzzino, palchi attrezzati con tecnologie degli anni ’70 e backstage che non erano altro che un bagno dietro una cucina. Ci siamo adattati e abbiamo continuato senza lamentarci.

Quello che abbiamo visto ieri a Milano, tuttavia, supera un limite che non può rimanere impunito.

MERCHANDISING

Non c’è stata alcuna vendita di merchandising al concerto di ieri. Il locale applica una commissione del 25% più il 22% di tasse, il che significa che quasi metà del ricavato deve essere consegnato al gestore. I nostri amici del tour Mental Cruelty ci hanno anche informato che al loro ultimo concerto a Milano hanno dovuto pagare un ulteriore 16% per il personale di vendita, portando la commissione totale al 63%.

Le nostre magliette costano 25 €, un prezzo ben al di sotto di quelli che sono diventati comuni negli ultimi anni. Produzione, trasporto, personale e infrastrutture generano tutti costi significativi. Se quasi metà del ricavato deve essere ceduto al locale, alla band rimane ben poco. Per quanto riguarda i dischi in vinile, acquistati a caro prezzo da Sony Music, in queste condizioni perderemmo denaro su ogni copia venduta.

A peggiorare le cose, veniva venduto merchandising pirata dei Kanonenfieber proprio di fronte al nostro palco. A quanto pare, l’organizzatore tollerava questa situazione, pur pretendendo da noi quasi metà del ricavato del merchandising ufficiale.

PRODUZIONE

Prima di ogni spettacolo definiamo con cura i requisiti tecnici per poter offrire una produzione quanto più spettacolare possibile. Questi requisiti vengono inviati ai promoter e alla troupe locale con settimane di anticipo e devono essere confermati. In caso di mancata risposta, presumiamo che i requisiti saranno soddisfatti.

Ieri, tuttavia, ci siamo ritrovati su un palco che non offriva nemmeno una minima parte dello spazio di cui avevamo bisogno. Non c’erano pedane, né cannoni, né fondali intercambiabili, né carrelli per rappresentare una trincea o la prua di una nave, né uno spazio adeguato per il cambio della band. In realtà, la produzione che è stata effettivamente possibile non avrebbe nemmeno richiesto un furgone. Ciononostante, siamo arrivati ​​con un camion da 40 tonnellate completamente carico davanti ad Alcatraz e abbiamo dovuto comunque scaricarlo completamente a causa del modo in cui la nostra attrezzatura è imballata e strutturata per il tour.

PIROTECNICA

Il nostro spettacolo si basa sulla teatralità e sulla pirotecnica. Siamo consapevoli che non tutte le location ne consentono l’uso. In Italia, tuttavia, la situazione è particolarmente rigida: la pirotecnica sul palco è severamente vietata.

DISCOTECA DOPO IL CONCERTO

Ci è stato chiesto di sgomberare la location entro 60 minuti dalla fine dello spettacolo per fare spazio a una discoteca. La nostra produzione include un camion da 40 tonnellate a pieno carico e un rimorchio da 3 tonnellate agganciato al nostro autobus notturno. In media, lo smontaggio della scenografia e il carico dell’attrezzatura richiedono due ore e mezza.

Ieri sera la nostra troupe è stata fatta correre attraverso i corridoi dell’Alcatraz sotto una notevole pressione, semplicemente per sgomberare l’edificio, solo per poi ritrovarsi con una ventina di persone a ballare al ritmo di musica mainstream più di due ore dopo la fine dello spettacolo.

BUROCRAZIA

L’ingresso in Italia richiede più burocrazia, scartoffie e sforzi amministrativi di tutti gli altri spettacoli di questo tour messi insieme. La documentazione richiesta, i permessi e le formalità consumano un’enorme quantità di tempo e risorse.

PERCHÉ FACCIAMO QUESTA DICHIARAZIONE

Questa dichiarazione non vuole essere una semplice lamentela. Ha lo scopo di spiegare perché lo spettacolo di ieri ha dovuto essere ridimensionato in modo significativo e di scusarci con tutti coloro che hanno pagato per vederci. Quello che siamo riusciti a presentare sul palco ieri sera non si avvicina minimamente a ciò che dovrebbe essere un concerto dei Kanonenfieber.

La realtà è semplice: abbiamo perso soldi con questo concerto. Il compenso non copre minimamente i costi della nostra troupe di undici persone, del veicolo notturno, del camion, della band di supporto e dei musicisti stessi.

L’unico motivo per cui ci siamo esibiti nonostante tutte queste circostanze è che sapevamo che la gente aspettava con ansia questa serata. Alcuni si sono presi un giorno di ferie o hanno viaggiato a lungo per essere presenti.

Allo stesso tempo, è chiaro che non accetteremo di essere trattati in questo modo in futuro.

Un concerto da headliner in Italia, programmato per il prossimo anno, è stato quindi già cancellato. Se la situazione per le band in tournée in questo paese non cambierà, ci asterremo dal programmare attività professionali lì in futuro.

Se un paese vuole che la cultura prosperi, deve sostenerla, non spremerla fino all’ultimo euro.

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